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Hector Berlioz, un ateo al servizio della fede

BERLIOZ; MUSIQUE
© Pierre Petit [Public domain]
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Anche se è più noto per la sua Sinfonia Fantastica che per la sua fede, ha lasciato alcuni capolavori di musica sacra che continuano a ispirare chi ama la musica, credente o meno

Il Requiem

Berlioz ricevette poi un secondo incarico religioso di prestigio. Nel 1837 venne scelto dal Ministro dell’Interno, Adrien de Gasparin, per comporre un Requiem. Gelosi, e ritenendo che le opere di Berlioz esulassero dalle regole, i sostenitori di Cherubini cercarono di cancellare il contratto, riuscendo nell’intento. Dopo tre mesi di composizione, il Ministero cancellò il contratto senza alcuna spiegazione.

L’opera, però, non venne dimenticata, e fu eseguita nella cappella des Invalides in occasione della sepoltura del generale Damrémont e alla presenza della famiglia reale. Fu una rappresentazione grandiosa, perché Berlioz aveva a disposizione 190 strumentisti e 110 coristi.

Il Te Deum

Tra il 1848 e il 1849, Berlioz si dedicò alla composizione di una delle sue ultime grandi opere: il Te Deum. Originariamente elaborato sperando che venisse interpretato per l’incoronazione di Napoleone III, non venne considerato per quell’occasione. Fu però diretto per la cerimonia di inaugurazione della Fiera Mondiale del 1855 nella chiesa di Saint-Eustache di Parigi.

La “struttura” fu impressionante: 900 artisti, inclusi 160 strumentisti e un coro di 600 bambini. Venne anche progettato un organo speciale per quel giorno. Stupito, il critico musicale Edmond Viel scrisse su Le Ménestrel il 6 maggio 1855: “Berlioz è l’uomo delle grandi macchine musicali; il suo pensiero, così pittoresco, è pieno di elevazione, gli piace essere tradotto da mezzi e combinazioni eccezionali. In mezzo allle masse vocali e strumentali, sembra un re che domina i suoi sudditi, un generale che manovra le sue truppe, o meglio ancora il genio della musica che lancia o trattiene a volontà, agitando o calmando le tormente sonore dell’armonia”.

Anche se Berlioz aveva perso la fede della sua infanzia, la religione continuò a ispirarlo per tutta la vita. Più che la fede, è stato l’amore a sublimare tutta la sua opera magistrale. “Quale dei due poteri può elevare l’uomo alle vette più sublimi, l’amore o la musica? L’amore non può dare un’idea della musica, ma questa può darla dell’amore… Perché separare l’una dall’altro? Sono le due ali dell’anima”, diceva.

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