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Un raggio di sole le illuminò il viso. Quanto è bella! Ma non può essere “mia”

YOUNG, COUPLE, LOVE
Syda Productions | Shutterstock
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Adolescenti e amore: ecco una proposta vera e spiazzante di educazione sentimentale tra i banchi di scuola!

Di Marco Ruffini

Da quattro anni insegno Religione nel triennio di un importante liceo di Bologna. Nonostante le apparenze, è una missione di frontiera. Fare compagnia a degli adolescenti un’ora sola a settimana è una sfida. Ed è un’avventura fare scoprire loro i meandri del cuore. Perché di questo si tratta, alla fine.

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Durante la prima lezione, raccontando la mia vita, solitamente cerco di rassicurarli sul fatto che, mano a mano che si cresce nella confidenza con Dio, “ogni cosa si illumina”: anche i fatti più oscuri e dolorosi trovano il loro posto in un disegno globale che si rivela lentamente. Nella seconda lezione tocca a loro scrivermi le cose che ritengono più importanti perché io possa conoscerli. Per la maggior parte di loro, il rapporto con la religione è cessato subito dopo la cresima. Si alternano ricordi significativi di educatori capaci e carismatici ad abbandoni traumatici o annoiati.  Mi sforzo di far scoprire loro il senso religioso con l’ausilio dei grandi maestri dell’arte e della letteratura. Alla stregua di T. S. Eliot, ritengo che il compito della Chiesa, di fronte a questi giovani, sia proprio quello di porre le domande giuste. E il modo più efficace per far sorgere domande in loro è confrontarsi con una testimonianza.

Recentemente, in una terza particolarmente desiderosa di affrontare il tema dell’amore, ho letto il contributo di un giovane studente universitario:

Un pomeriggio, di ritorno dalla spesa in compagnia della ragazza che mi piace. Attraversiamo un parco con la spesa in mano per andare verso casa… Era una giornata di sole bellissima. A metà del parco, mentre stavamo camminando, la guardo e aveva il sole che passando attraverso i ricci le illuminava il viso. Sono rimasto sbalordito e mi sono detto: ‘Quanto è bella!’… In quel momento mi sono reso conto che era una bellezza troppo grande per me, una bellezza totalmente donata a me e mi sono detto: ‘Lei non è mia’. Non può essere mia una bellezza così, ma una bellezza così può donarmela soltanto Lui… Mi sentivo piccolo piccolo di fronte ad una cosa così grande. Di fronte a Cristo, che in quel momento era venuto a prendermi così attraverso di lei. Dentro di me ho iniziato a dire un Padre nostro perché non sapevo che altro fare, ed è stata la cosa più spontanea. Ora, questo fatto voglio portarlo con me sempre…; per trattare lei come una cosa di Dio e non mia, cioè per volerle più bene di quel che sono capace di fare io da solo.

STUDENTS
By Syda Productions| Shutterstock

Alla lettura di queste parole, la classe intera ha avuto un moto di ribellione, i commenti si sono fatti coloriti. Così ho pensato di invitare il protagonista della faccenda a difendere la sua posizione di fronte al “tribunale” dei miei adolescenti.

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La settimana dopo i ragazzi mi hanno chiesto di conoscere questo universitario un po’ strano. Di lì a poco, l’ospite, atteso ma inaspettato, ha bussato alla porta. Ne è seguita mezz’ora di “interrogatorio”. Non ci è voluto molto per arrivare al racconto del motivo per cui un ventitreenne potesse parlare di amore in quel modo: l’incontro, due anni prima, con la comunità degli universitari di Cl e quindi con l’amore personale e gratuito di Cristo. I miei studenti hanno iniziato ad ammiccare e a darsi gomitate di complicità: in alcuni di loro il pregiudizio è fortissimo.

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Ma presto la loro attenzione è stata tutta presa dal fatto che, mentre loro si stanno allontanando dalla Chiesa, un ragazzo poco più grande di loro sta facendo un cammino opposto, che addirittura ha a che fare con il rapporto affettivo. Questo paradosso li ha spiazzati.

QUI IL LINK ORIGINALE PUBBLICATO DALLA FRATERNITA’ SAN CARLO

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