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4 casi di sacerdoti ingiustamente incarcerati per abusi sessuali che non hanno commesso

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Perché le rivelazioni di innocenza non trovano spazio nei titoli come le accuse calunniose?

Lo scandalo di sacerdoti, religiosi e suore della Chiesa cattolica responsabili di abusi morali, economici e sessuali è un fatto dolorosamente reale e verificato in decine di Paesi di tutti i continenti.

È un dovere di giustizia denunciare e punire con rigore ciascuno di questi crimini, da parte sia delle autorità civili che di quelle ecclesiastiche, ma non sempre le autorità ecclesiastiche coinvolte hanno avuto mano ferma per compiere questo dovere, e alcune di esse sono state coinvollte nello scandalo ulteriore della copertura degli abusatori.

I Papi Benedetto XVI e Francesco hanno promosso misure rigide di lotta a questi crimini e alla loro copertura da parte delle autorità complici, anche se si continuano a interporre scandali alle nuove misure di trasparenza, punizione dei criminali e indennizzazione delle vittime. Nonostante questi sabotaggi, le misure adottate dalla Chiesa sono state ferme ed efficaci.

Le misure della Chiesa cattolica per affrontare e risolvere il problema hanno avuto un rilievo positivo tra le tante altre istituzioni che con meno sensazionalismo mediatico vengono comunque accusate di crimini identici – giudici, politici, autorità di Polizia e dell’Esercito, figure del mondo dell’economia internazionale e del mondo dei media, stelle del cinema, della televisione e del mondo sportivo, oltre che di altre religioni e sette. I media, però, come anche l’ONU e la sua agenda ideologica, non sempre interessata alla verità dei fatti, preferiscono sottolineare e perfino amplificare i casi collegati ai chierici.

Oltre a sforzarsi di ampliare al massimo ogni accusa nei confronti della Chiesa, i media sembrano anche sforzarsi di sottolineare al minimo le notizie sull’innocenza dei sacerdoti calunniati e perfino incarcerati ingiustamente per crimini che non hanno commesso.

È quello che si constata nei quattro casi che riportiamo di seguito.

Caso 1: Spagna, 2017

Dopo due anni e mezzo di indagini, il procuratore Francisco Hernández ha ritirato le accuse di abusi sessuali presumibilmente commessi contro un minore da un sacerdote cattolico di Granada, nel sud della Spagna, considerando che “non ci sono testimoni né prove decisive”. Il presbitero accusato e oggetto di indagini per più di 30 mesi era Román Martínez.

Il procuratore ha sottolineato che le dichiarazioni del giovane denunciante erano contraddittorie, e che il suo comportamento includeva atteggiamenti incoerenti. Si attende una sentenza definitiva.

L’avvocato del ragazzo continua a chiedere 26 anni di carcere per il sacerdote. La Asociación Pro Derechos del Niño (PRODENI), che ha partecipato al processo dalla parte dell’accusa, continua a chiedere 5 anni di reclusione per il presbitero.

Il caso è diventato particolarmente mediatico dopo che il giovane aveva ricevuto una telefonata da Papa Francesco in risposta a una lettera in cui raccontava al Papa quello che diceva gli fosse successo. Il Pontefice gli ha detto di raccontare la sua versione dei fatti al vescovo della diocesi, monsignor Javier Martínez, per avviare le dovute indagini.

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