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Notizie dal mondo: mercoledì 27 marzo 2019

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India: test con missile anti-satellite si è concluso con un successo

In piena campagna per le prossime elezioni legislative (inizieranno l’11 aprile, ma per i risultati occorre aspettare il 23 maggio), il premier indiano Narendra Modi ha annunciato mercoledì 27 marzo in un discorso televisivo alla Nazione che il Paese ha effettuato con successo un test con un missile o arma anti-satellite (ASAT in gergo). Con il test, l’India diventa dopo gli USA, la Russia e la Cina il quarto membro dell’esclusivo gruppo di Paesi con sistemi missilistici ASAT.

«I nostri scienziati hanno abbattuto un satellite nella bassa orbita terrestre ad una distanza di 300 chilometri», ha dichiarato il primo ministro del partito nazionalista Bharatiya Janata Party (BJP), citato da Le Monde. «Il nostro obiettivo è stabilire la pace e non creare un’atmosfera di guerra. Questo non è diretto contro alcun Paese. Questo è un momento di orgoglio per l’India», ha proseguito Modi. Secondo il premier, il test, intitolato «Shakti», cioè «forza», è durato appena tre minuti.

«Il satellite era un bersaglio predefinito ed è stato abbattuto da un missile antisatellite», così ha spiegato Modi, che ha aggiunto che il suo Paese è ormai una «superpotenza spaziale». Il metodo utilizzato dagli esperti indiani ha secondo Le Monde comunque un «inconveniente», poiché distrugge il satellite con un attacco cinetico fisico o impatto, il quale provoca una pioggia di detriti, che costituiscono un pericolo per altri oggetti spaziali.

USA: Camera dei Rappresentanti non riesce a ribaltare il veto di Trump

Negli Stati Uniti, la Camera dei Rappresentanti (House), in mano ai democratici, non è riuscita martedì 26 marzo a scavalcare il veto posto il 15 marzo per la prima volta dal suo arrivo alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump. Questo significa che «l’emergenza nazionale»  per la barriera anti-migranti lungo il confine col Messico, dichiarata il 15 febbraio scorso da Trump, rimane in piedi, così scrive l’agenzia Reuters.

L’esito del voto, finito con 248 «yeas» contro 181 «nays», è stato infatti insufficiente per ribaltare il veto, procedura per la quale serve in entrambe le Camere del Congresso una maggioranza dei due terzi. Come ricorda Reuters, soltanto 14 deputati repubblicani hanno appoggiato l’iniziativa per scavalcare il veto presidenziale.

Mentre la battaglia si sposta adesso alle corti, il presidente Trump ha accolto il risultato della votazione con soddisfazione. «Un grazie ai repubblicani della Camera dei Rappresentanti per essere rimasti uniti e per la GRANDE VITTORIA di oggi sul confine», ha scritto il presidente in un tweet. Secondo Trump, che dopo l’«assoluzione» dal procuratore speciale Robert Mueller nel «Russiagate» celebra la sua seconda «vittoria» in pochi giorni, il voto di martedì «conferma semplicemente che i democratici del Congresso sono il partito delle frontiere aperte, della droga e del crimine!».

Xi Jinping: il presidente cinese ha concluso il suo viaggio in Europa

Il presidente cinese Xi Jinping ha concluso martedì 26 marzo il suo giro in Europa, iniziato giovedì 21 marzo con il suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, nei pressi di Roma. L’ultimo grande evento è stato ciò che El Mundo definisce un «inedito mini-vertice» a Parigi, al quale hanno partecipato oltre al presidente francese Emmanuel Macron anche il presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Il mini-vertice, che si è svolto all’Eliseo, è stato definito dal governo francese un «incontro di alto livello sulle sfide del multiculturalismo».

«Quello che vogliamo costruire insieme è un quadro multilaterale rinnovato, più equo ed equilibrato», ha detto nella sua allocuzione il presidente francese, citato da Le Monde. Nel corso dell’incontro, che ha preceduto di poche settimane il vertice UE-Cina in programma il prossimo mese a Bruxelles, il presidente francese ha chiesto al leader cinese di «rispettare l’unità dell’Unione Europea e i valori di cui è portatrice». Da parte sua, la cancelliera Merkel ha chiesto a Xi Jinping più reciprocità e ha definito la «Nuova Via della Seta» «un progetto molto importante», nel quale gli europei «vogliono avere un ruolo».

Durante il suo breve soggiorno a Parigi, che era stato preceduto da una visita lampo al Principato di Monaco per la firma di un contratto per la realizzazione della rete 5G nel piccolo Stato, Francia e Cina hanno firmato vari accordi commerciali, tra cui la compravendita di 300 Airbus (290 A320 e 10 A350) per un valore di circa 30 miliardi di euro. Già nella prima tappa del suo viaggio europeo, Xi aveva siglato sabato 23 marzo a Roma numerosi accordi (19 istituzionali e 10 commerciali, per l’esattezza) con l’Italia, di cui due per il potenziamento dei porti di Genova e Trieste. Secondo il vice-premier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, «valgono 2,5 miliardi di euro», ma «hanno un potenziale di 20 miliardi di euro».

UE: Europarlamento approva direttiva sul copyright

Con 348 voti favorevoli, 275 contrari e 36 astensioni, il Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria ha approvato martedì 26 marzo a Strasburgo in via definitiva la molto discussa direttiva comunitaria sul copyright (digitale). Il nuovo testo, il quale aggiorna la direttiva precedente del 2000, costringerà i giganti di Internet a pagare i cosiddetti «diritti affini» agli autori e ai media, i cui contenuti distribuiscono, così riassume il quotidiano Le Temps.

Mentre tocca adesso ai singoli Stati membri dell’UE recepire la direttiva nella legislazione nazionale, il dibattito ha diviso non solo lo stesso Europarlamento, ma anche la società civile. A difendere la nuova normativa sono stati soprattutto i professionisti dell’informazione, invece contrari sono stati i colossi del web, le associazioni dei consumatori e i difensori della «libertà di Internet». La petizione #SaveInternet aveva raccolto sulla piattaforma Change.org quasi 5,2 milioni di firme.

«I consumatori dovranno subire le conseguenze di questa decisione. Le loro preoccupazioni sono state espresse in modo forte e chiaro, ma i deputati hanno scelto di ignorarle», così ha dichiarato Monique Goyens, direttrice generale del BEUC (cioè l’organismo che raggruppa numerose associazioni di consumatori europei), citata da La Vanguardia. Da parte sua, un portavoce di Google ha avvertito che nonostante i miglioramenti che sono stati apportati, la normativa «porterà comunque ad incertezza giuridica e danneggerà le economie creative e digitali dell’Europa».

Africa Australe: dopo il ciclone Idai «il peggio deve forse ancora venire»

Dopo il passaggio del ciclone Idai, che a metà marzo ha devastato tre Paesi dell’Africa Australe – Malawi, Mozambico e Zimbabwe –, «il peggio deve forse ancora venire», così scrive o teme la Neue Zürcher Zeitung. In Mozambico, il disastro provocato dal ciclone sta diventando lentamente visibile, continua il quotidiano di Zurigo. Il numero delle vittime è salito già a circa 700, secondo gli ultimi dati ufficiali.

Col passare dei giorni, la situazione non sta migliorando ma peggiorando, afferma la NZZ. Infatti, il grande pericolo sono adesso malattie come la febbre tifoide, la malaria e il colera, che minacciano in particolare i più piccoli. Di quest’ultima malattia sono già stati segnalati i primi casi. Chi è sopravvissuto alla cieca furia del ciclone tropicale è costretto a consumare l’acqua che trova, spesso contaminata dalla presenza di cadaveri, carcasse di animali e feci.

Non mancano solo acqua pulita, cibo e medicinali, ma anche carburante, che rende il trasporto degli aiuti ancora più problematico, visto che le strade sono quasi tutte andate distrutte. Del resto, continua la NZZ, il gasolio serve anche per alimentare i generatori di corrente elettrica.

Mentre l’ONU ha sbloccato dei primi aiuti per un valore di 20 milioni di dollari, nei prossimi tre mesi serviranno almeno 282 milioni di dollari per evitare il peggio. E come se non bastasse, potrebbe riprendere a piovere, con tutte le conseguenze, visto che 3.000 chilometri quadrati risultano inondati e i fiumi sono già gonfi. Circa 1,8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza urgente.

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