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O famiglia di Nazareth, esperta nel soffrire, dona al mondo la pace

HOLY FAMILY

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Il peso specifico delle parole - pubblicato il 28/03/19

L’ossimoro è evidente a tutti, sofferenza e pace sembrano essere due capolinea completamente opposti. Eppure è facilmente intuibile il collegamento. Entrati nella sofferenza non si è più come prima, si è diversi, come diverso sarà stato il volto di Maria il giorno dell’annunciazione, della nascita o della crocifissione di Gesù. Intrinseca alla nostra esistenza c’è l’esperienza della sofferenza, le nostre relazioni, il nostro lavoro, tutto il nostro vissuto sono permeati di sofferenza.


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In quello spazio di accoglienza però, il volto della gioia, dell’inquietudine, del dolore, della felicità sembrano appartenere a un unico momento, a un’unica dimensione. Chiedete a una donna che ha partorito se riesce a distinguere i vari momenti di ciò che ha vissuto. Emblematico che dal travaglio nasca la vita. La dimensione che viviamo ci porge l’occasione di intuire che la pace non viene dall’esterno, dalle condizioni mutevoli della nostra esistenza, dal riscaldamento globale o dal governo in carica.

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La pace diventa un’esperienza interiore, che ha certamente dei risvolti esteriori, come anche la sofferenza. Al cuore della parola “esperto” c’è proprio il termine “esperienza”. C’è la vita vissuta in ogni sua sfaccettatura. C’è il momento in cui chi ci sta accanto ci delude, quel lavoro ci annoia, quel figlio ci maltratta o quell’amico ci volta le spalle. Così come anche il momento in cui raggiungi il tuo futuro marito all’altare, quello in cui tuo fratello o sorella ti abbraccia, quando entri per la prima volta dentro casa tua, quando ti senti accolta dai tuoi genitori, quando il sole ti illumina il viso o gli occhi esplodono in lacrime di gioia.


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Pace significa accogliere l’esperienza, anche fosse quella della sofferenza, viverla e ascoltarla. Mettersi in ascolto di quell’evento, di quello sguardo, di ciò che accade nella nostra vita. Se ci pensiamo bene, è davvero piccola la nostra esistenza, ma l’esperienza che ne facciamo può profondamente cambiare noi stessi e chi abbiamo accanto, se solo accettiamo la responsabilità di poter generare pace o guerra. Se accettiamo la sfida di prenderci sulle spalle l’esperienza di sofferenza di qualcun altro. Se accettiamo di scegliere ogni giorno di lasciare aperta la porta del nostro spazio di accoglienza. Se accettiamo di guardare le nostre cicatrici e gioire. Se accettiamo di ammettere e includere l’esistenza della sofferenza all’interno dei nostri progetti. E se accettiamo sinceramente la possibilità di essere felici, di non vergognarci di ciò che siamo veramente, invece di anestetizzare la sofferenza riducendola a una normale condizione di mormorio quotidiano. L’esperienza più autentica che possiamo intraprendere è quella di diventare esperti nel soffrire, insieme. Grazie famiglia di Nazareth, per averci considerati tutti figli degni di questa eredità.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA IL PESO SPECIFICO DELLE PAROLE

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Tags:
pacesacra famigliasofferenza

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