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Notizie dal mondo: martedì 26 marzo 2019

ISRAELI FLAG
JALAA MAREY / AFP
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Algeria: il capo di Stato maggiore chiede di dichiarare Bouteflika «incapace» di governare

Accogliendo una richiesta del capo di Stato maggiore dell’Algeria, il generale Ahmed Gaid Salah, il Consiglio costituzionale del Paese maghrebino si è riunito martedì 26 marzo in sessione straordinaria. Il capo dell’esercito algerino e vice-ministro alla Difesa ha chiesto infatti all’organismo di applicare l’art. 102 della Costituzione algerina e dichiarare l’attuale presidente Abdelaziz Bouteflika nella «totale impossibilità di esercitare le sue funzioni».

«Diventa necessario, anche imperativo, adottare una soluzione per uscire dalla crisi, che risponda alle legittime richieste del popolo algerino e garantisca il rispetto delle disposizioni della Costituzione e il mantenimento della sovranità dello Stato», così ha spiegato il generale in un discorso pronunciato a Ouargla, che è stato ritrasmesso sulla televisione nazionale, come riferisce il sito del quotidiano Le Figaro.

A gettare l’Algeria in un clima pre-rivoluzionario era stata la candidatura ad un quinto mandato da parte di Bouteflika per le presidenziali del 18 aprile (nel frattempo rinviate sotto la massiccia pressione della protesta popolare). L’anziano presidente, che il 2 marzo ha compiuto 82 anni, è reduce da un ictus, che lo costringe a spostarsi in una sedia a rotelle. Al potere dal 1999, l’ultima volta che è stato visto in pubblico risale al 1° novembre scorso. Poco più di due settimane fa, domenica 10 marzo, Bouteflika è tornato in Algeria dopo un ricovero in un ospedale svizzero.

Medio Oriente: Israele «riceve» il Golan e attacca Hamas a Gaza

«Senza precedenti: Trump ha dato a Israele il Golan come regalo, senza chiedere nulla in cambio», così titola il quotidiano Haaretz. In presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente degli Stati Uniti ha firmato infatti lunedì 25 marzo alla Casa Bianca il decreto, che riconosce la sovranità dello Stato ebraico sul Golan, il territorio siriano occupato durante la «Guerra dei sei giorni» nel 1967 e annesso unilateralmente nel 1981.

La mossa è stata condannata fermamente dalla Siria, dalla Lega Araba, dalla Russia e anche dalla Cina. «Le alture del Golan sono territorio siriano e arabo e (…) nessun Paese può cambiare la storia trasferendo la proprietà di un territorio da un Paese ad un altro», ha dichiarato il ministro degli Esteri del Libano, citato dal quotidiano L’Orient-Le Jour. Molto netto anche il rifiuto da parte del governo siriano, il cui ministro degli Esteri ha definito gli Stati Uniti «il primo nemico degli arabi» e ha parlato di un «attacco violento alla sovranità e all’integrità territoriale» del suo Paese.

L’iniziativa dell’amministrazione Trump arriva in un momento delicato per Israele. Il Paese non solo è in piena campagna per le elezioni anticipate del 9 aprile prossimo ma inoltre è impegnato da lunedì in una nuova offensiva contro Hamas a Gaza. In risposta ad un razzo sparato nella mattinata di lunedì verso lo Stato ebraico, che ha causato almeno cinque feriti  nei pressi di Tel Aviv, Israele ha condotto nella notte tra lunedì e martedì dei raid aerei contro Gaza, colpendo vari obiettivi di Hamas. Il gruppo che controlla la Striscia parla di un «errore», una spiegazione respinta dal governo israeliano.

Messico: AMLO chiede alla Spagna e al Papa le scuse per gli abusi della Conquista

Con una mossa insolita, il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador (detto semplicemente AMLO), ha chiesto attraverso una lettera inviata di recente al re di Spagna, Felipe VI, e anche a papa Francesco, le scuse ufficiali per gli abusi commessi in occasione della Conquista del Messico.

Ad annunciare l’iniziativa è stato lo stesso López Obrador in un videomessaggio pubblicato lunedì 25 marzo sul suo account Twitter pochi minuti prima di pronunciare un discorso per ricordare la battaglia di Centla, avvenuta il 14 marzo 1519 tra le truppe del conquistatore Hernán Cortés e i maya chontal, come spiega il quotidiano ABC.

Il premier uscente spagnolo (il Paese si recherà infatti domenica 28 aprile alle urne), il socialista Pedro Sánchez, che meno di due mesi fa ha visitato il Messico, si è dichiarato «profondamente dispiaciuto» e «respinge con fermezza» gli argomenti avanzati da AMLO, scrive a sua volta El País.

Mentre la lettera del presidente messicano va letta sullo sfondo del 500esimo anniversario dello sbarco in Messico di Cortés (2019) e della caduta della capitale dell’impero azteco, Tenochtitlán, rasa al suolo dai conquistatori nel 1521, essa rispecchia il dibattito sul colonialismo spagnolo, e questo non solo in Messico: lo dimostra la decisione presa nel novembre scorso dalla città di Los Angeles, in California (USA), di rimuovere una statua di Cristoforo Colombo, accusato di aver avviato «il più grande genocidio della storia».

Thailandia: per i risultati delle elezioni occorre aspettare maggio

Per la prima volta dal colpo di Stato militare del 2014, l’elettorato della Thailandia si è recato domenica 24 marzo alle urne. La Commissione Elettorale del Paese voleva già annunciare domenica i risultati provvisori, ma poi ha fatto marcia indietro, come scrive la Neue Zürcher Zeitung. I risultati non sono attesi prima del 9 maggio, cioè dopo l’incoronazione ufficiale del nuovo re, Maha Vajiralongkorn, in programma tra il 4 e il 6 maggio.

A complicare il conteggio delle schede non è solo la complessità del sistema elettorale thailandese, ma inoltre le numerose denunce di brogli. Secondo osservatori internazionali indipendenti, lo scrutinio manca di trasparenza ed è «profondamente difettoso», così scrive a sua volta il Guardian,

Nel frattempo, due diversi partiti si contendono la vittoria. Il partito Palang Pracharat, vicino alla giunta militare, ha vinto infatti il voto popolare. Secondo risultati non ufficiali, avrebbe ottenuto 7,9 milioni di preferenze, ossia quasi mezzo milione in più rispetto al suo principale concorrente, il partito populista Pheu Thai, affiliato all’ex primo ministro e miliardario Thaksin Shinawatra, deposto nel 2006, e a sua sorella Yingluck Shinawatra, rimossa dall’incarico di premier dai militari nel 2014. Quest’ultima formazione si è aggiudicata però più seggi nella Camera bassa del parlamento thailandese: secondo l’assegnazione provvisoria dei seggi ne avrebbe 137, rispetto ai 96 per il partito Palang Pracharat.

Tutto sembra indicare però che l’attuale primo ministro, il generale Prayuth Chan-ocha, potrà continuare a governare. La Costituzione del 2017 prevede infatti che oltre ai 500 membri della Camera Bassa anche i 250 membri della Camera Alta (Senato) – tutti nominati dalla giunta – abbiano voce in capitolo nella nomina del nuovo capo di governo, così ricorda la NZZ.

Ambiente: le emissioni di CO₂ hanno raggiunto nel 2018 un nuovo record di 33,1 Gt

Nonostante gli sforzi per ridurre le emissioni dei gas «ad effetto serra», quelle di CO₂, cioè l’anidride carbonica (o anche biossido di carbonio o diossido di carbonio), hanno raggiunto nel corso del 2018 un nuovo record storico di 33,1 Gt o gigatonnellate, ossia 33,1 miliardi di tonnellate. Il dato emerge dal «Global Energy & CO2 Status Report» (abbreviato GECO), diffuso martedì 26 marzo dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA in sigla inglese).

Spinte da una maggiore domanda energetica a livello mondiale (+2,3%), le emissioni di CO₂ legate al settore energetico sono aumentate secondo il rapporto nell’arco del 2018 dell’1,7% (pari a 560 Mt o megatonnellate) rispetto all’anno precedente. Si tratta del più alto tasso di crescita dal 2013 e del 70% più alto rispetto all’aumento medio dal 2010, rivela il documento dell’IEA. In particolare tre Paesi – la Cina, l’India e gli Stati Uniti – sono colpevoli di questo aumento: da soli sono infatti responsabili dell’85% dell’incremento netto delle emissioni di anidride carbonica.

Nel suo nuovo rapporto annuale, l’IEA punta il dito contro il carbone. Le emissioni di CO₂ provenienti dalla combustione di questa fonte di energia fossile sono responsabili di oltre 0,3°C dell’aumento di 1°C circa delle temperature globali rispetto all’era pre-industriale. Questo trasforma il carbone nella principale singola fonte di aumento della temperatura globale, sostiene l’agenzia internazionale.

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