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Purgatorio, scrittura soprannaturale, visioni: le doti della mistica Maria Valtorta

© MARIA-VALTORTA.ORG

don Marcello Stanzione - pubblicato il 27/03/19

Il 4 gennaio 1933 uscì di casa per l’ultima volta, con estrema fatica, e dal 1° aprile 1934, giorno di Pasqua, non si levò più dal letto. Il 24 maggio 1935 fu presa in casa una giovane rimasta orfana e sola, Marta Diciotto, che diventerà la sua assistente e confidente per tutto il resto della vita. Dopo un mese, il 30 giugno, moriva il papà amatissimo, e Maria fu sul punto di morirne per il dolore. La mamma, che lei amò sempre per dovere naturale e con sentimento soprannaturale, come più volte attesta nei suoi scritti, morirà il 4 ottobre 1943 senza avere mai smesso di vessare la figlia.


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Proprio agli inizi del 1943, quando Maria, inferma da nove anni, pensava di aver consumato ogni sacrificio e di essere prossima alla fine, Padre Migliorini, un religioso Servita che da alcuni mesi la dirigeva spiritualmente, le chiese di scrivere le sue memorie. Dopo un’esitazione ella acconsentì, e con disinvoltura, seduta nel suo letto, riempì di suo pugno sette quaderni in meno di due mesi, non solo dando prova di grande talento come scrittrice, ma anche aprendo la sua anima in una confidenza senza veli. Si era liberata dal passato, affidato a quelle 760 pagine manoscritte consegnate al confessore, e si predisponeva con maggiore fiducia alla morte, quando una voce, già nota al suo spirito, le dettò una pagina di sapienza divina, che fu il segno di una svolta impensata. Era il 23 aprile 1943, Venerdì Santo.

Dalla sua stanza Maria chiamò la fedele Marta, le fece capire che era avvenuto qualcosa di straordinario e la mandò a chiamare il Padre Migliorini, che non si fece attendere. Il religioso rassicurò la sua assistita sull’origine soprannaturale del ”dettato” e la invitò a scrivere quanto altro avrebbe “ricevuto”. E continuò a rifornirla di quaderni. Ella scrisse quasi ogni giorno fino al 1947, ad intermittenze negli anni successivi fino al 1951. I quaderni diventarono 122 (oltre ai 7 dell’Autobiografia) e le pagine manoscritte circa quindicimila. Sempre seduta nel letto, scriveva con penna stilografica sul quaderno poggiato alle ginocchia e messo su un cartolare fatto con le sue mani. Non preparava schemi, non sapeva neppure cosa avrebbe scritto giorno per giorno, non rileggeva per correggere.


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Non aveva bisogno di concentrarsi né di consultare libri, tranne la Bibbia e il Catechismo di Pio X. Poteva essere interrotta per qualsiasi motivo, anche banale, e riprendeva senza perdere il filo. Non la fermavano le fasi acute del suo soffrire o il bisogno impellente di riposare, giacché le capitava di dover scrivere anche di notte. Partecipava con tutta se stessa al racconto che fluiva dalla sua penna di scrittrice dotata, ma se si trattava di temi teologici poteva anche non comprenderne il senso profondo. Spesso chiamava Marta, sottraendola alle faccende di casa, e le leggeva quello che aveva scritto. Non sospese neppure quando, nell’imperversare della seconda guerra mondiale, fu obbligata a sfollare a Sant’Andrea di Compito (frazione del comune di Capannoni in provincia di Lucca), dove si vide trapiantata con il mobilio della sua camera d’inferma, e con il carico di nuove sofferenze, dall’aprile al dicembre del 1944. Soprattutto a Viareggio, la sua occupazione di scrittrice a tempo pieno non la estraniò dal mondo, di cui seguiva gli eventi attraverso il giornale e la radio. Neppure si sottraeva ai suoi doveri di cittadina, tanto che nelle elezioni politiche del 1948 si fece portare in ambulanza al seggio elettorale.




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Riceveva solo persone amiche e in seguito ebbe qualche visita di riguardo. Non trascurava la corrispondenza epistolare, che fu particolarmente fitta con una monaca di clausura, carmelitana, considerata come mamma spirituale. Pregava e soffriva, ma procurava di non mostrarlo. Le sue opere erano di preferenza segrete e i suoi rapimenti estatici, rilevabili dagli scritti personali, non ebbero testimoni. Protetta da un aspetto sano, non lasciava trapelare i duri e continui patimenti, abbracciati con gioia spirituale per ansia di redimere. Gelosa del proprio nascondimento, ottenne la grazia di non avere sul corpo i segni manifesti della sua partecipazione fisica alla Passione del Cristo. Appariva come una persona normale, quantunque inferma. Si prestava a quei lavori femminili o domestici che si possono eseguire stando a letto, come ricamare, preparare una verdura, pulire la gabbietta degli uccellini, qualche volta esprimendo il canto con la sua bella voce.

L’opera principale, tra gli scritti di Maria Valtorta, è pubblicata in dieci volumi sotto il titolo: L’Evangelo come mi è stato rivelato. Narra la nascita e l’infanzia della Vergine Maria e del figlio suo Gesù, i tre anni della vita pubblica del Maestro (che costituiscono il grosso dell’opera), la sua Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione, i primordi della Chiesa e l’Assunzione di Maria. Letteralmente elevata, l’opera descrive paesaggi, ambienti, persone, eventi, con la vivezza di una rappresentazione; delinea caratteri e situazioni con abilità introspettiva; espone gioire e drammi con il sentimento di chi vi partecipa realmente; informa su caratteristiche ambientali, usanze, riti, culture. Con particolari ineccepibili.


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Attraverso l’avvincente racconto della vita terrena del Redentore, ricca di discorsi e di dialoghi, illustra tutta la dottrina del cristianesimo conforme all’ortodossia cattolica. Maria Valtorta stese quest’opera dal 1944 al 1947. Alcuni degli ultimi episodi sono del 1951. Non sempre procedeva secondo l’ordine narrativo. A volte, per contingenti esigenze spirituali, doveva scrivere uno o più episodi fuori dalla trama, e in seguito Gesù stesso le indicava dove andavano inseriti. Nonostante la sporadica discontinuità nella stesura e nonostante l’assoluta mancanza di schemi preparatori, sia scritti che mentali, l’opera ha una struttura perfettamente organica dall’inizio alla fine. Per giunta, Maria Valtorta la intercalava con pagine di vari argomenti, cominciate a scrivere nel 1943 (appena ultimata l’Autobiografia) e proseguite negli anni successivi fino al 1950. Esse hanno dato corpo alle opere minori, che sono pubblicate in cinque volumi, oltre a quello dell’Autobiografia.

Tre volumi – intitolati rispettivamente I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944 e i Quaderni del 1945-1950 – raccolgono una miscellanea di scritti su temi ascetici, biblici, dottrinali, di cronaca autobiografica, nonché descrizioni di scene evangeliche e di martirio dei primi cristiani. Un volume, intitolato Libro di Azaria, offre commenti ai testi (esclusi quelli del Vangelo) del messale festivo di allora. L’ultimo volume è quello delle Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani. Altri scritti sparsi, rimasti inediti per lunghi anni sono stati raccolti e pubblicati sotto il titolo Quadernetti. E’ stata anche iniziata la pubblicazione dell’epistolario con le Lettere a Mons. Carinci. Maria Valtorta il 4 ottobre 1949, alle ore 15.30 ebbe la visione della mamma nel Purgatorio (Iside Fioravanzi, nata a Cremona nel 1861, morta a Viareggio il 4 ottobre 1943).


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