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Le leggi pro-life scritte in maggioranza da donne: la ricerca che spiazza

PRO LIFE,ABORTION,GOOD COUNSEL,SISTERS OF LIFE
Jeffrey Bruno
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Gli Stati americani con più alta percentuale di politiche donne sono anche quelli che emettono il maggior numero di leggi Pro-Life e restrittive all’aborto. La ricerca pubblicata sul Journal of Women, Politics and Policy svela ciò che i media vogliono tenere nascosto: il mondo pro-life è prettamente femminile.

La notizia che nessun telegiornale o quotidiano darà mai. Perché, secondo la mentalità corrente, l’opposizione all’aborto arriva solamente da circoli di fanatici maschilisti, che vogliono soggiogare le donne e impedire loro la fantomatica “libertà di scelta”.

Per questo, pochi mesi fa, la stampa internazionale ha censurato le migliaia di donne argentine che sono scese per le strade a festeggiare il fallimento del tentativo di legalizzare l’interruzione di gravidanza.

Gli Stati con più donne in politica legiferano più leggi contro l’aborto.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Women, Politics and Policy, ha evidenzia un dato scioccante per l’elitè delle società moderne: un dato interessante emerso dall’analisi della crescente serie di leggi cosiddette “pro-life” (cioè che restringono l’applicazione dell’aborto) negli Stati Uniti è che i singoli stati americani con una percentuale più alta di parlamentari donne (sopratutto repubblicane) sono anche quelli che hanno promosso un numero maggiore di leggi a favore del diritto alla vita dei nascituri. Si parla di quasi 300 leggi restrittive in 33 stati.

La ricerca è di parte e definisce l’ondata pro-life come «drammatica». Eppure constata un dato molto significativo, dato che i politici maschi pro-life sono spesso accusati dai sostenitori dell’aborto legale di intervenire su una “questione femminile”, tanto che il senatore australiano Barry O’Sullivan ha sfruttato l’ideologia gender per dichiarare il suo (finto) “cambio di sesso” per poter essere legittimato socialmente ad intervenire contro l’interruzione di gravidanza. Lo studio sicuramente incoraggerà molti politici maschi a sostenere leggi pro-life, ora che sanno di avere il sostegno di un numero significativo di loro colleghe.

L’associazione femminile che sostiene le senatrici Pro-Life.

I risultati suggeriscono anche la lungimiranza di Marjorie Jones Dannenfelser, un’attivista considerata una delle “25 donne repubblicane più influenti”. Venticinque anni fa ha fondato la Susan B. Anthony List Marjorie Dannenfelser (SBA), un movimento femminile pro-life che si focalizza al sostegno politico di donne che si dichiarano a favore del diritto alla vita. Nell’attuale Congresso fanno parte della SBA 13 senatrici pro-life, mentre al Senato ve ne sono 5. In tutti gli Stati Uniti, attualmente, sono elette 188 donne pro-life in 43 stati diversi.

L’ex attivista rivela: l’aborto non era una priorità delle femministe, fino a quando…

Un’autorevole paladina pro-life è oggi Sue Ellen Browder, storica femminista della sinistra radicale che negli anni ’70 ha fondato la rivista Cosmopolitan, attraverso la quale ha guidato la rivoluzione sessuale americana. Poi ha cambiato idea e nel 2015 ha scritto il libro Come ho aiutato la rivoluzione sessuale a dirottare il movimento delle donne, rivelando che la contraccezione e l’aborto non erano originariamente parte del movimento femminista negli anni ’60, tanto meno una priorità. Infatti non facevano parte del “manuale femminista” pubblicato nel 1963 da Betty Friedan, intitolato Feminine Mystique, riferimento delle attiviste statunitensi.

Le priorità delle femministe cambiarono però a causa dei due fondatori della National Abortion Rights Action League, ovvero Larry Lader e il dott. Bernard Nathanson (che, a seguito della conversione religiosa, diventerà in seguito uno dei più importanti leader pro-life). In quegli anni seppero convincere Betty Friedan a presentare il “diritto di aborto” al secondo incontro annuale della National Organization Woman (NOW), in data 18 novembre 1967. Delle 100 femministe presenti, 57 votarono perché l’aborto diventasse una priorità del femminismo, e così fu. «Ancora oggi stiamo combattendo contro ciò che accadde quella notte», ha scritto nel suo libro la femminista Browder, che all’epoca aveva 17 anni.

Ecco perché nessun parla di questa ricerca. I risultati dimostrano che le donne sono e continueranno ad essere una parte importante e fondamentale della storia e del crescente successo (almeno negli USA) di una legislatura sempre più focalizzata sul diritto alla vita dei nascituri, preponderante sulla opinabile scelta di interrompere la loro esistenza prima del parto.

Qui l’articolo originale su UCCR

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