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Annamaria e Francesco: Maddy è vissuta “solo” 2 ore ma è stata un dono di Dio per noi!

Annamaria e Francesco Civenni,

©Francesco Civenni

Silvia Lucchetti - pubblicato il 26/03/19

Da cosa nasceva il peso che sentivate nel cuore?

Francesco. Il peso è volato via in quel momento, le braccia erano libere, quel macigno sullo stomaco non c’era più, è stata una liberazione. Mi sono sentito padre perché avevo riconosciuto mia figlia, l’avevo sentita finalmente come mia figlia. Quel peso era l’angoscia di non averla accettata, allora non sapevamo ancora se fosse maschio o femmina. L’angoscia che provavo era frutto di questo rifiuto, io non avevo accettato di avere un figlio che non fosse normale, che sarebbe dovuto andare via subito da noi. Venivamo già dalla sofferenza di aver perso il nostro primo bambino, per aborto spontaneo. Ero anche arrabbiato con Dio, perché le cose non andavano come avevo creduto. Ho pensato che ci avesse dimenticato, anche perché frequentando la parrocchia avevo quasi la superbia di dire: “Perché a noi tutto questo?”.

Annamaria. Per me quell’angoscia nasceva dal senso di colpa, per non avere il coraggio di proteggere il mio bambino e scegliere invece di eliminarlo. Il senso di colpa è arrivato dopo a casa, perché durante la visita ero convinta di abortire al 100%. Ed è arrivata anche la rabbia nei confronti di Nostro Signore. Quando ho scelto di non abortire è stata una liberazione, mi sembrava di volare: “Gesù muove le montagne”, io mi sentivo così. Ci sentivamo così. Tutto è cambiato, siamo cambiati noi. Le persone attorno sono rimaste sempre quelle, alcune ci hanno sostenuto altre hanno fatto fatica a starci vicino, perché non è facile stare vicino a una coppia che aspetta una bambina destinata a morire. Anche per i nostri genitori inizialmente non è stato facile accettare la scelta di portare avanti la gravidanza. Convivere con la sofferenza e condividere la sofferenza non è da tutti, è difficile. Quindi abbiamo ritrovato degli amici, ne abbiamo persi altri e noi sì, siamo cambiati, cresciuti come coppia, ci siamo legati ancora di più, pur facendo fatica. Io ogni giorno piangevo, piangevo pensando che prima o poi Maddalena non sarebbe stata più con noi. Sofferenza ma non disperazione, consapevoli che più di così non potevamo fare. Questo, dopo mi ha dato la pace: ho fatto tutto quello che potevo per nostra figlia. Recitavo il rosario quasi tutti i giorni, Maria mi ha sostenuto veramente così come le preghiere della nostra comunità di Marina di Ravenna in cui svolgiamo servizio in parrocchia, facciamo parte del coro che dirigo, e dove Francesco suona. Una volta che la voce si è sparsa, la nostra comunità ha pregato veramente tanto per noi.




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Come è andato il parto di Maddalena?

Annamaria. Alle 36esima settimana è nata Maddalena. Ho avuto un parto naturale, ci ha messo un po’ a nascere. Mi si sono rotte le membrane alle 14.30 del pomeriggio e lei è nata alle due e trenta di notte. A Ravenna non sapevano se farmi il cesareo o farmi partorire naturalmente. Quindi abbiamo contattato la Quercia Millenaria di notte e la dottoressa ha voluto parlare con loro per capire se si poteva aspettare per poter fare un parto naturale o se era necessario un taglio cesareo. Io ero tranquilla, ero convinta che sarebbe andato tutto bene, come era stato già predisposto dal Signore. Quando siamo arrivati in ospedale sembrava che nessuno sapesse niente e che non ci volessero lì. Hanno detto: “no, il reparto è pieno”. Ed io: “Ma come proprio noi che abbiamo una bimba con dei problemi, che abbiamo già parlato con il neonatologo, e la ginecologa che mi segue è qui, volete mandarci via?”. Era un rifiuto, un togliersi la bega, e passare la palla a qualcun altro. Dopo qualche ora invece c’è stato il cambio turno, si è liberata la stanza singola, che di solito a Ravenna tengono per le interruzioni volontarie di gravidanza, e piano piano tutto si è messo a posto. Addirittura mi avevano detto: “Se vuoi rimanere l’unica possibilità è metterti in stanza con altre mamme che hanno appena partorito”. Noi dicevamo: “Vabbè che possiamo sostenere tanto, però così ci sembra troppo”. In quel momento ho capito che sarebbe andato tutto nel verso giusto. Infatti Maddalena ce l’ha fatta, è nata naturalmente, era piccolina pesava 1 kilo e 700 grammi ed era 39 cm di lunghezza, ha aperto gli occhi e mi ha guardata e poi sono rimasti chiusi, è stato il nostro primo incontro. I nostri genitori che erano lì che aspettavano sono potuti entrare in sala parto, l’hanno conosciuta, l’hanno tenuta in braccio, così come i nostri fratelli. Abbiamo fatto qualche foto, c’è stata tanta commozione anche tra le ostetriche.

Francesco. Con noi c’era anche una sacerdote, solo che ad un certo punto si è fatto molto tardi ed è dovuto andar via. Prima però mi ha detto: “Guarda, stai sereno Francesco, la puoi battezzare tu, non temere. Chiedi un po’ d’acqua e l’acqua la benedici facendo un segno di croce, se non te la dovessero dare basta anche un po’ di saliva, non ti preoccupare”. Allora quando è nata, abbiamo fatto le foto e prima che entrassero i nonni e gli zii per conoscerla, io ho chiesto subito un bicchier d’acqua per battezzarla, perché avevamo paura che Maddalena morisse subito. Loro hanno detto: “Sì, sì, certo, ci mancherebbe. Va bene anche dal rubinetto?”. Ed io: “Certo, va bene”. Allora io ho fatto come mi aveva suggerito il sacerdote, ho benedetto l’acqua che mi era stata data in un bicchiere di plastica e ho detto: Maddalena io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. C’è stato un silenzio particolare, non se lo aspettavano neanche le ostetriche, stavano tutte piangendo e allora si alternavano: qualcuna usciva e qualcuna entrava. Maddalena è vissuta “solo” due ore, è nata e morta il 28 gennaio 2012.

Come avete vissuto il funerale di Maddalena?

Annamaria. Per il funerale ha pensato a tutto Francesco. Quel giorno è stata veramente dura, lì ho raggiunto l’apice del dolore, mi rendevo conto che mia figlia non c’era più e che una volta seppellita il legami fisico si sarebbe interrotto. Per me tornare a casa dopo il ricovero senza di lei, fare tutte le cose senza la pancia, è stata la sofferenza più terribile. Dopo il funerale avere un posto fisico dove andarla a trovare, pulire la tomba, portarle i fiori, mi ha aiutato tantissimo nell’elaborazione del lutto. Era come occuparmi ancora di lei.




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aborto terapeuticogravidanzatestimonianze di vita e di fede

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