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Annamaria e Francesco: Maddy è vissuta “solo” 2 ore ma è stata un dono di Dio per noi!

Annamaria e Francesco Civenni,
©Francesco Civenni
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La storia emozionante di una coppia di sposi che ha rinunciato all’aborto per accogliere la vita della loro bambina, affetta da una patologia incompatibile con la vita.

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Oggi vi racconto la storia di Annamaria e Francesco una coppia di sposi di Ravenna che ho avuto il piacere di incontrare in un paio di occasioni senza avere mai avuto modo però di chiacchierare e conoscerci. Ma i social network, Facebook in questo caso, che non sono solo quei malefici strumenti mangia tempo pieni di sciocchezze, ci hanno permesso di restare collegati, e così il 28 gennaio scorso ho letto sulla bacheca di Francesco questo post:

7 anni di te… di te che sei arrivata come un’onda, come l’onda di uno tsunami che arriva improvvisa, inaspettata e ti travolge con tutta la sua forza. Tu, così piccola e indifesa, hai spazzato via tutte le nostre certezze e i nostri progetti. Così piccola hai avuto una forza incredibile nello scuoterci che quasi, anzi senza quasi, ci hai piegato le gambe a metà… ci hai lasciato in ginocchio. E in ginocchio, mentre l’onda si ritirava, abbiamo cercato le nostre rovine…
La speranza si sa, è l’ultima a morire e così abbiamo intravisto da lontano qualcosa, era un albero al quale potevamo aggrapparci: era una quercia!
L’abbiamo presa, ci siamo aggrappati, e con tutta la nostra forza l’abbiamo tenuta stretta. Abbiamo raccolto le rovine lasciate dall’onda e abbiamo iniziato la nostra ricostruzione ripartendo da te, accogliendoti tra noi.
Piccola Maddy, sei stata con noi pochissimo, ma hai lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori e nel nostro matrimonio.
Questa preghiera di Madre Teresa spero possa essere di aiuto a tutti coloro che si trovano in difficoltà, che si trovano davanti a qualcosa di inaspettato:
“Non permettere mai
che qualcuno
venga a te
e vada via senza essere
migliore e più contento.
Sìi l’espressione
della bontà di Dio
Bontà sul tuo volto
e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri
a tutti coloro che soffrono
nella carne e nello spirito
offri sempre un sorriso gioioso
Dai a loro
non solo le tue cure
ma anche il tuo cuore”.

Ho contattato Checco per mandare virtualmente un abbraccio a lui e sua moglie e la sua risposta mi ha stupito:

Grazie Silvia, sembra strano ma per noi Maddalena è stata una benedizione, un dono. Da quel giorno sono cambiate tante cose… e spesso andiamo in giro per parlare e dare testimonianza della nostra esperienza per dire che esiste un’alternativa all’aborto… A presto!!!

Mi è capitato di ascoltare parole simili pronunciate da mamme, che ho anche avuto l’onore di intervistare su queste pagine, mai da un padre e questo mi ha emozionato ancora di più. Maddalena aveva una patologia incompatibile con la vita, è nata e morta lo stesso giorno, è vissuta “soltanto” due ore con i suoi genitori eppure ha donato loro una gioia grande, e nel dolore una pace dolce, divina, quella di chi sa di aver amato, accolto, accompagnato un figlio alla sua nascita in Cielo. Quella che segue è un’intervista doppia, ad Annamaria e Francesco, ma in fin dei conti è singola, perché loro due sono uno, nella carne e nello spirito. Li ringrazio per aver generosamente condiviso la loro storia e mi auguro che questa testimonianza possa infondere coraggio e fiducia ad altre coppie che vivono una situazione simile.

Dopo una prima gravidanza che purtroppo si interrompe spontaneamente all’ottava settimana, scoprite con gioia di aspettare un altro bambino…

Annamaria. Ero alla 14esima settimana di gravidanza e durante un controllo di routine la ginecologa ci dice che purtroppo c’erano dei problemi. Al feto non si era formata la calotta cranica e quindi questa condizione lo rendeva incompatibile con la vita al di fuori del mio grembo. E in quel momento, dopo aver ricevuto la diagnosi, abbiamo scelto immediatamente di interrompere la gravidanza firmando subito il modulo per l’aborto anche perché la ginecologa non ci aveva mostrato altre prospettive e quella sembrava l’unica scelta possibile. Quindi siamo usciti dallo studio e abbiamo riferito ai nostri genitori che avevamo deciso di abortire e basta. Tornati a casa nostra ci siamo detti: “Cosa facciamo? Chiamiamo qualcuno per avere un consiglio, un confronto?”. Così abbiamo provato a chiamare la mia guida spirituale dell’epoca che era una suora di clausura che non ha risposto, per cui poi ci siamo rivolti alla guida spirituale di Francesco, un sacerdote della diocesi di Ravenna, ma in quel momento non siamo riusciti nemmeno a parlare con lui. Siamo arrivati addirittura a telefonare al vescovo ma anche lui era via quel giorno. Quindi ci siamo chiusi ognuno nel suo silenzio, io sono stata tutta la sera in camera da letto a piangere e Francesco invece in un’altra stanza. Ma dopo sono andata su internet a cercare la parola “acrania”, e uno dei primi link che è apparso è stato quello della Quercia Millenaria (un’associazione che dal 2005 si occupa di sostenere le coppie in gravidanza nei casi di diagnosi infausta ndr). Immediatamente ho scritto una mail alla presidentessa Sabrina Pietrangeli, perché nel mio cuore sentivo che quella di interrompere non era la nostra scelta, non ci dava serenità.

E dopo?

Annamaria. Il giorno successivo ricevo la risposta di Sabrina che mi invita a stare serena, a prendermi del tempo per riflettere, data la possibilità di abortire anche tardivamente per la gravità della patologia del feto, e mi suggerisce di prendere contatti con Laura, una mamma che 5 anni prima aveva vissuto la stessa situazione che stavamo attraversando noi. In una lunga telefonata con lei mi si è aperto il cuore, ho pianto tutto il tempo, finalmente sentivo parlare di vita. Ricordo che mi disse: “Noi scegliendo di accompagnare Marianna abbiamo dato una dignità a questa bimba, l’abbiamo accolta come figlia”. Finita la telefonata vado da Francesco, e senza spiegargli quello che era successo, gli dico: “Se tu sei con me io la porto avanti la gravidanza”. E lui non ci pensa un attimo e mi risponde: “Io sono con te, sono con voi”. In quel momento sparì il peso sul cuore che sentivo da quando avevo firmato il modulo per abortire.

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