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Silenzio, seminaristi, pornografia: la Chiesa si dà 10 regole per fermare gli abusi sessuali

VATICAN SEX ABUSE

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 25/03/19

Ecco le anticipazioni del libro con i documenti esclusivi del summit che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio

Un decalogo per la Chiesa che vuole voltare pagina, ora più che mai, sul tema degli abusi sessuali commessi dal clero.

Si tratta di regole e procedure, emerse nei gruppi di lavoro che hanno partecipato all’Incontro per la protezione dei minori, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Tutti i documenti del meeting – una prima volta assoluta nella storia della Chiesa – sono pubblicati in un libro della Libreria Editrice vaticana (Lev) intitolato “Consapevolezza e purificazione“.

Il moderatore del summit, padre Federico Lombardi, ha sintetizzato in un ulteriore documento – anticipato da Vatican News (25 marzo) – i punti tracciati dai gruppi (formati da vescovi e cardinali), e Aleteia ne ha selezionato i più importanti.

1) Rompere la “cultura del silenzio”

Ci si rende conto della gravità delle conseguenze del non ascoltare e riconoscere le sofferenze e la profondità delle ferite delle vittime e di sottovalutare e addirittura cercare di occultare la gravità dei crimini di abuso sessuale dei minori. La difficoltà di superare la cultura del silenzio è maggiore in certe culture e regioni del mondo. Ma bisogna impegnarsi per sviluppare una positiva “cultura della denuncia”, che permetta di agire efficacemente nella verità e nella giustizia (…) Comprendere le connessioni fra gli abusi di potere, di coscienza e sessuali; la visione distorta dell’autorità nella Chiesa come potere e non come servizio, qualificata da papa Francesco come “clericalismo”.

2) Ascolto delle vittime

La priorità dell’ascolto delle vittime è stata ribadita da tutti i gruppi (…) Spesso le ferite profonde nelle vittime sono causate non solo dal fatto degli abusi, ma anche in gran parte dall’esperienza del rifiuto di essere ascoltate. Ciò ha spesso provocato un risentimento profondo e ha indurito gli atteggiamenti critici. Anche se è difficile, è giusto continuare a coltivare un atteggiamento di ascolto verso tutte le vittime. Per garantire l’ascolto occorre provvedere persone e luoghi precisi, conoscibili dalle vittime e dai loro familiari. Ciò non esime tuttavia i vescovi dall’esercitare anch’essi l’ascolto in prima persona, ciò che è necessario per comprendere la natura e la profondità dei problemi.


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3) Una maggiore collegialità

L’Incontro ha contribuito molto ad approfondire la consapevolezza della responsabilità comune dei Vescovi per la missione della Chiesa e quindi per la risposta alla crisi causata dall’emergere dello scandalo degli abusi. Ne segue la coscienza della solidarietà fra di essi nell’aiutarsi e sostenersi per affrontarla adeguatamente (conoscenza e scambio di procedure, esperienze e aiuti concreti per chi ne ha più bisogno), a livello di Conferenze Episcopali e di Diocesi.

4) L’aiuto dei laici nelle diocesi

Tutti hanno riconosciuto la necessità che il Popolo di Dio, le comunità ecclesiali, camminino insieme per rispondere ai problemi posti dagli abusi.

Si è messo l’accento sulla importanza della partecipazione e collaborazione dei laici – in particolare delle donne – con le loro competenze specifiche e sensibilità, nei diversi organismi da istituire in aiuto del vescovo (1-Commissioni per la valutazione delle segnalazioni di abusi; 2- Commissioni “indipendenti” di esame e studio dell’insieme dei casi anche del passato; 3- Commissioni di verifica dell’attuazione di procedure e misure prese; 4- Commissioni per le attività di formazione dei seminaristi, del personale ecclesiale; 5- Commissioni per attività e iniziative di prevenzione per le famiglie e comunità…). Si è parlato dell’importanza della collaborazione fra Diocesi e Congregazioni religiose, della coerenza di criteri e procedure adottate, anche nel campo dello spostamento del personale religioso da un luogo all’altro.


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5) Chiarire bene ai vescovi le procedure previste

È risultato che ancora molti vescovi non conoscono con la chiarezza necessaria quali sono i loro compiti e doveri di fronte ai problemi degli abusi sessuali. Infatti uno degli scopi dell’Incontro di cui il Papa ha parlato era proprio quello di contribuire a raggiungere questa chiarezza. Perciò si è molto insistito che non solo vanno redatte, pubblicate, attuate, verificate, le Linee guida delle Conferenze Episcopali (già da anni richieste dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed effettivamente realizzate dalla maggioranza delle Conferenze); ma anche che si realizzi e si pubblichi un Vademecum per tutti i vescovi, da cui risultino chiaramente i loro compiti e doveri e la obbligatorietà delle norme (…) Si è anche parlato di “Codici di condotta” per i vescovi e per i sacerdoti.

6) Formazione dei seminaristi, test e pornografia

In alcuni gruppi si è discusso in modo approfondito sui problemi e sulle utilità dei “seminari minori”, criticati in una delle relazioni. In tutti i gruppi si è ribadita l’urgenza di un miglioramento della formazione umana, affettiva e integrale dei candidati al sacerdozio, anche nella dimensione della sessualità. Si è apprezzata l’importanza della presenza di donne nel corso della formazione, di persone competenti dal punto di vista psicologico, dell’uso di test psicologici, in modo da evitare l’accettazione agli ordini sacri di persone inadatte (…). Si è insistito sull’importanza delle informazioni fra i Vescovi o Superiori competenti sui seminaristi o sacerdoti che passano da un seminario a un altro o da una Diocesi all’altra. Si è fatta notare l’importanza della formazione dei seminaristi anche per quanto riguarda il mondo digitale, dato che il rischio di dipendenza dalla pornografia è presente anche fra i seminaristi e il clero.




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7) Terapie e accuse ai presunti abusatori

Diversi gruppi si sono interrogati su come comportarsi nei confronti degli offensori. Si è parlato delle terapie psicologiche e psichiatriche opportune, come pure dell’accompagnamento spirituale e del dovere di non abbandonare queste persone. Si tratta di contemperare le esigenze della giustizia e della misericordia per quanto ciò sia difficile (…)

Si è parlato della “tolleranza zero”, del significato di questa espressione e della sua interpretazione e attuazione da parte di alcune importanti Conferenze Episcopali (affrontare tutti i casi con rigore e senza eccezioni ed escludere dal ministero pubblico le persone riconosciute colpevoli di abusi). Ma si è parlato anche delle diverse interpretazioni che tale espressione riceve, della sua indeterminatezza giuridica e della difficoltà di vederla compatibile con il principio della proporzionalità della pena; oltre al fatto che sembra esprimere un linguaggio che non suona evangelico. Si è parlato anche della problematica dell’espressione “accuse credibili” prima di una sentenza, come pure della pubblicazione di liste di sacerdoti accusati e di come ciò sia incompatibile con la “presunzione di innocenza” (…).

8) Pubblicare i nomi di indagati e condannati

La trasparenza significa anzitutto la pubblicazione e conoscenza delle regole, procedure e norme che devono essere seguite; seguirle effettivamente e poter verificare comportamenti, azioni e risultati. Significa anche disporre di dati e informazioni utili per capire i problemi (..). Se vi è stata una sentenza di condanna definitiva è giusto che sia conosciuta, come pure è bene che siano resi noti i motivi di dimissione di un vescovo dal suo compito. Sono invece problematiche le pubblicazioni di nomi di accusati non ancora condannati, a meno che non siano richieste da ragioni di bene comune o non siano rese inevitabili dalle circostanze.


GEORGE PELL

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9) Africa e Islam: le situazioni più delicate

Per quanto riguarda l’Africa si è rilevata non solo la difficoltà di superare una cultura negativa del silenzio su quanto riguarda la sessualità e gli abusi, ma si è anche apprezzata la tradizione di affrontare i problemi nell’ambito della famiglia allargata e della comunità (…) Nei gruppi dove si trovano persone che vivono in Paesi a maggioranza musulmana si è rilevata la enorme difficoltà o impossibilità di portare alla luce e trattare le questioni degli abusi sessuali secondo i criteri correnti in altre regioni del mondo (…).

10) La speranza di arginare gli abusi

In diversi gruppi si è osservato che la situazione di prova e di crisi deve essere vissuta come una opportunità di purificazione e di crescita della comunità della Chiesa. È una sfida per un rinnovamento in profondità. Bisogna mettere al centro l’attenzione positiva per i piccoli e i minori come dimensione essenziale della missione della Chiesa (Vatican News, 24 marzo).


PRAWA OFIARY PRZEMOCY

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