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Silenzio, seminaristi, pornografia: la Chiesa si dà 10 regole per fermare gli abusi sessuali

VATICAN SEX ABUSE
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Ecco le anticipazioni del libro con i documenti esclusivi del summit che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio

Un decalogo per la Chiesa che vuole voltare pagina, ora più che mai, sul tema degli abusi sessuali commessi dal clero.

Si tratta di regole e procedure, emerse nei gruppi di lavoro che hanno partecipato all’Incontro per la protezione dei minori, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Tutti i documenti del meeting – una prima volta assoluta nella storia della Chiesa – sono pubblicati in un libro della Libreria Editrice vaticana (Lev) intitolato “Consapevolezza e purificazione“.

Il moderatore del summit, padre Federico Lombardi, ha sintetizzato in un ulteriore documento – anticipato da Vatican News (25 marzo) – i punti tracciati dai gruppi (formati da vescovi e cardinali), e Aleteia ne ha selezionato i più importanti.

1) Rompere la “cultura del silenzio”

Ci si rende conto della gravità delle conseguenze del non ascoltare e riconoscere le sofferenze e la profondità delle ferite delle vittime e di sottovalutare e addirittura cercare di occultare la gravità dei crimini di abuso sessuale dei minori. La difficoltà di superare la cultura del silenzio è maggiore in certe culture e regioni del mondo. Ma bisogna impegnarsi per sviluppare una positiva “cultura della denuncia”, che permetta di agire efficacemente nella verità e nella giustizia (…) Comprendere le connessioni fra gli abusi di potere, di coscienza e sessuali; la visione distorta dell’autorità nella Chiesa come potere e non come servizio, qualificata da papa Francesco come “clericalismo”.

2) Ascolto delle vittime

La priorità dell’ascolto delle vittime è stata ribadita da tutti i gruppi (…) Spesso le ferite profonde nelle vittime sono causate non solo dal fatto degli abusi, ma anche in gran parte dall’esperienza del rifiuto di essere ascoltate. Ciò ha spesso provocato un risentimento profondo e ha indurito gli atteggiamenti critici. Anche se è difficile, è giusto continuare a coltivare un atteggiamento di ascolto verso tutte le vittime. Per garantire l’ascolto occorre provvedere persone e luoghi precisi, conoscibili dalle vittime e dai loro familiari. Ciò non esime tuttavia i vescovi dall’esercitare anch’essi l’ascolto in prima persona, ciò che è necessario per comprendere la natura e la profondità dei problemi.

3) Una maggiore collegialità

L’Incontro ha contribuito molto ad approfondire la consapevolezza della responsabilità comune dei Vescovi per la missione della Chiesa e quindi per la risposta alla crisi causata dall’emergere dello scandalo degli abusi. Ne segue la coscienza della solidarietà fra di essi nell’aiutarsi e sostenersi per affrontarla adeguatamente (conoscenza e scambio di procedure, esperienze e aiuti concreti per chi ne ha più bisogno), a livello di Conferenze Episcopali e di Diocesi.

4) L’aiuto dei laici nelle diocesi

Tutti hanno riconosciuto la necessità che il Popolo di Dio, le comunità ecclesiali, camminino insieme per rispondere ai problemi posti dagli abusi.

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