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La venerabile Lucia Mangano: spasmi e dolori, così liberavo le anime dal Purgatorio

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don Marcello Stanzione - pubblicato il 23/03/19

La mistica siciliana soffriva molto durante i suffragi per le anime purganti. Le sue testimonianze sono spesso drammatiche

Lucia Mangano nacque a Trecastahgni (CT) l’8 aprile del 1896 quarta di nove figli. Il padre Nunzio e la mamma Giuseppina Sapienza erano poveri contadini, ma di una profonda bontà e timorati di Dio. Fin dall’infanzia ebbe da Dio grazie specialissime. Ancora fanciulla amava udir narrare dalla mamma la Passione di Gesù, che poi spessissimo meditava, desiderando e cercando di imitarlo nelle sue sofferenze.

A circa otto anni, innamorata dell’Eucarestia, si accostò da sola, alla prima Comunione, chiedendo a Gesù di essere tutta sua, di non cadere in peccato e di provare in sé le sue sofferenze. Nutriva grande compassione per i poveri e sapeva mortificarsi per soccorrerli. All’età di 15 anni si trasferì con la famiglia a San Giovanni La Punta, vicino alla chiesa della Ravanusa. A 17 anni, per necessità familiari, fu posta dal padre a servizio dei signori Marano di Catania e un anno dopo presso la famiglia Guarnaccia. Colpita dalla febbre di Malta, dovette ritornare a casa. “Furono giorni di grazie segnalate” che ella chiamò principio della sua conversione. Verso i 18 anni ebbe la certezza di consacrarsi al Signore e conobbe per una luce superiore il genere di vita che avrebbe abbracciato.


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Nel 1919 venne a conoscenza della Compagnia di SA. Orsola, comunemente detta delle Orsoline, fondata a Brescia nel 1535 da S. Angeli Merici. Lucia vide che l’Istituto di S. Angela corrispondeva perfettamente a quel genere di vita che il Signore le aveva fatto conoscere e lo scelse, assimilando la profonda spiritualità mericiana, eminentemente evangelica, di contemplativa e di apostola. Nel 1923 emise l’arduo voto di eseguire nelle sue azioni ciò che le sembrasse più perfetto e di maggior gloria di Dio. Nel 1925 ricevette ,l’incarico di Sostituta – Superiora delle Orsoline di S. Giovanni La Punta, ufficio che tenne fino alla sua morte con perfetto equilibrio e prudente fermezza. Nel febbraio del 1929 fu nominata maestra delle novizie dell’Arcidiocesi di Catania. Il 28 aprile 1932 fece voto, col permesso del suo Padre spirituale, il servo di Dio Padre Generoso Fontanarosa, Passionista, di far conoscere e amare la vergine Addolorata e Gesù Crocifisso, la cui Passione visse giorno dopo giorno nella sua carne. Morì improvvisamente nelle prime ore del 10 novembre 1946, nell’istituto delle Orsoline di S. Giovanni La Punta.

Nel 1931 la Serva di Dio Lucia Mangano (+ 1946) ebbe la prima visione riguardante alcune anime del Purgatorio. Ella scrive: “Quasi al termine di questo raccoglimento (un’estasi), un Angelo mi condusse in luogo pieno di fiamme. Ne fui spaventatissima, credendo che fosse l’inferno; ma invece era il Purgatorio, ove in mezzo alle fiamme riconobbi e parlai a N. N. morto poco tempo fa, il quale mi disse che soffriva molto e mi domandò suffragi e mi manifestò che aveva un desiderio vivissimo di vedere Dio e sospirava…ed anelava a Dio”. Dopo circa un mese quest’anima fu liberata per i suffragi di Lucia.


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Nel 1932 molte anime, specie di Sacerdoti sono liberate per le sue preghiere e sofferenze.

“Stanotte – scrive il 13 febbraio 1932 – non so l’orario preciso ma, sarà stato un po’ prima delle 4, mentre dormivo e non me l’aspettavo, fui svegliata dall’Angelo mio; allora mi venne subito un raccoglimento (estasi). Mi sembrò di vedere la Madonna che portava in Cielo l’anima del Padre N. N. Io non l’avevo conosciuto, ma egli stesso mi disse il suo nome; era vestito da passionista ed era proprio contento, contento che finalmente dopo aver tanto sofferto nel Purgatorio andava in Cielo a godere eternamente Iddio. Mi ringraziò di tutto, e ringraziò anche lei per tutto quello che ha fatto per liberarlo poi mi disse: dirai al Padre tuo che gli voglio tanto bene e in modo particolare per compensarlo di averlo fatto tanto soffrire, cominciando da questa mattina pregherò per lui, mi disse ancora di continuare a pregare per N. N. che ancora si trova nel Purgatorio. Dopo mi addormentai, e non so a che ora, fui svegliata dall’Angelo suoi (del Padre spirituale, che spesse volte dava incarichi da svolgere presso la sua penitente) il quale in un raccoglimento mi riempì l’anima di calma e dolcezza e mi diede al solito la sua benedizione; mi rimase nell’anima una pace che non so dire. (P. Generoso,Lucia Mangano, p. 247).

Questa la narrazione di un’esperienza avuta il 1° novembre 1934: “Questa mattina ho avuto la conoscenza che dovevo pregare per l’anima di un parroco morto qualche anno fa. Nello stesso tempo, sentivo nella visione beatifica che dalla parte superiore della mia anima usciva come una virtù che scendeva a consolare quella povera anima; mentre con la parte inferiore della mia anima partecipavo alle sue sofferenze. E durante tutta la giornata ha sofferto così: nella parte inferiore sentivo un desiderio vivissimo di Dio, che sembrava mi accendesse un fuoco in tutta la persona, e questo fuoco sembrava mi bruciasse tutta…Questa sera poi, nella grazia della visione beatifica, ho conosciuto che questa anima è stata liberata dal Purgatorio, e nel medesimo istante sono cessate le sofferenze della mia parte inferiore”.


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Il 2 novembre 1934 raccontò: “Questa notte mi sembrava che la parte inferiore della mia anima partecipasse alle sofferenze delle Anime del Purgatorio e che sperimentasse un gran desiderio di Dio. Quel desiderio vivissimo e quello spasimo sembrava che accendesse un fuoco ardente che mi consumava tutta e mi faceva soffrire grandemente. Alle ore tre, circa, mi si è calmato lo spasimo ed allora ho sperimentato come un colpo di saetta che mi trapassasse il cuore e mi sembrava proprio di morire; se non si fosse attenuato quel fuoco e lo spasimo prodotto da quella specie di saetta, questa mattina non mi sarei potuta alzare. Mentre la parte inferiore si trovava in queste dolorose condizioni, sembrava che dalla parte superiore, immersa in Dio, si sprigionasse una virtù, che discendeva a consolare le Anime benedette, e conobbi che quanto è più accetta a Dio un’anima in Cielo, tanto maggiore sarà la sua efficacia nel liberare le Anime Sante del Purgatorio”.

Il 15 dicembre 1935, riguardo alla sorte del defunto parroco, Lucia si rivolse così al confessore: “Bisogna pregare per il parroco perché spero che in questa novena del S. Natale, Gesù se lo porti in Cielo”. Il sacerdote le rispose che avrebbe celebrato la Messa in suffragio il martedì’ seguente, ma Lucia aggiunse: “No, l’applichi domani, perché forse martedì non ne avrà bisogno”. Nel primo giorno della novena del Natale, infatti, la Mangano vide che all’ora dell’Ave Maria il defunto parroco era stato liberato dal Purgatorio insieme con due religiosi passionisti.


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