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Spiritualità

Di chi è la tua vita? Nessuno si è dato la vita da solo, perciò non ne sei il padrone!

father, son,

Photo by Josh Willink from Pexels

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 22/03/19

La vita è nostra nel senso che è affidata a noi. Ma verrà il tempo in cui bisognerà consegnare i frutti, dire per cosa abbiamo vissuto.

Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. (Mt 21,33-43)

Di chi è la nostra vita? È una bella domanda questa specie in tempi come i nostri in cui si sente spesso che bisogna legiferare in questo ambito. La vita è nostra nel senso che è affidata a noi. Ma nessuno si è dato la vita da solo e questo dovrebbe bastare a farci capire che non ne siamo i padroni in assoluto. Ne abbiamo la responsabilità, e delle volte dobbiamo prenderci la responsabilità fino in fondo, ma in ultima istanza non possiamo pensare di esserne i padroni. E non c’è nemmeno bisogno di avere la fede per capire ciò, perché quando si esercita un dominio assoluto su se stessi, molto spesso invece di fare il bene facciamo il nostro male. Dobbiamo sempre conservare l’umiltà di non essere soli, e di lasciarci aiutare ad essere davvero liberi. Ad esempio è la solitudine che molto spesso rende la vita insopportabile e di conseguenza anche la malattia, il dolore, la fragilità. Non essere soli ci aiuta a non essere così disperati da desiderare in alcuni casi la morte. Quando Gesù ci ricorda che la vita non è nostra ma in comodato d’uso, non lo fa per toglierci la libertà ma per toglierci il peso di una libertà che ci distruggerebbe se poggiasse solo sulle nostre spalle. Essere liberi è aver cura, e quindi scegliere. Ma non è scegliere e basta. Nel vangelo di oggi l’idea è ben resa dall’immagine usata da Gesù: “C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna”. Qualcuno ha fatto la vita e poi ce l’ha messa tra le mani. Lo ha fatto perché si è fidato, ma giunge il tempo in cui bisogna consegnare i frutti. Rendere conto significa dire per cosa abbiamo vissuto. Chi ha vissuto per sé stesso vede Dio come un usurpatore di libertà, ma chi ha vissuto nella logica dell’amore non ha paura di riconsegnare ciò che gli era stato affidato. Chi ha amato non ha troppa paura della morte. (Mt 21,33-43)

#dalvangelodioggi

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