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La nascita è un ricordo indelebile che ci accompagna per tutta la vita

NEWBORN, MOTHER, ARMS
nata-lunata | Shutterstock
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Non è scontato raccontare quanto sia forte il ricordo della gravidanza e del parto per ogni bambino. È lui al centro di questo evento, il suo dolore e il suo sacrificio.

Fino a qualche decennio fa, si credeva (o si fingeva di credere?) che i neonati non percepissero il dolore. In caso di necessità, li si operava quindi senza anestesia. Si ignoravano i loro pianti e le loro grida di dolore – che pure sono lo stimolo al mondo con la maggiore capacità di suscitare empatia – si procedeva a tagliarli e cucirli, e ci si sentiva pure dei benefattori per averlo fatto.

Oggi tutto questo ci sembra disumano. Eppure spesso (troppo spesso!) quando si parla di parto, all’esperienza del bambino viene data poca importanza. Che siano le cosiddette femministe che reclamano il loro diritto all’epidurale e al cesareo, o che siano le cosiddette hippy che perseguono un parto naturale a tutti i costi, il parto è visto da troppe donne come una sfida che riguarda soltanto loro stesse.

Ci sono tante teorie su se e come i bambini ricordino la loro nascita. Visto che per i primi due-tre anni di vita i bimbi non possono raccontarci con parole loro quello che sentono, ricordano e sperano, ci dobbiamo fidare delle loro espressioni e dei loro comportamenti. Ma i piccoli hanno molto meno controllo di noi anche su questi, quindi studiare sistematicamente l’ipotesi che i bambini ricordino la nascita diventa molto difficile. Bisogna basarsi su aneddoti, osservazioni, supposizioni. Ognuno può farsi la propria idea su queste teorie e, almeno per il momento, non c’è un modo esatto per esculdere con certezza né la loro veridicità né la loro fallacia. Quello che è certo è che, da adulti, non ci rimangono ricordi coscienti né del parto né dei primi tre anni di vita.

Però alcune cose le sappiamo. Sappiamo che il bambino, già in utero, è un piccolo essere umano, con la sua esperienza della vita e le sue memorie. Quindi come un essere umano va trattato.

Tireremmo mai qualcuno per i capelli fuori dal suo letto? Se fosse in pericolo la sua vita, certamente. Ma se fosse invece possibile svegliarlo dolcemente e magari dargli una mano ad alzarsi, non ci sembrerebbe normale fare piuttosto così? Obbligheremmo mai una persona con la tibia fratturata a camminare da sola? Se fosse l’unico modo per farla uscire viva da una pioggia di proiettili, certamente. Ma altrimenti faremmo tutto il possibile per procurarci una sedia a rotelle, una barella, o almeno per portarla in braccio.

Quindi perché prima di prendere posizioni a favore o contro qualsiasi procedura legata al parto (epidurale, induzione, parto in casa), non ci fermiamo un attimo a guardare il bambino? Cosa sappiamo di lui? Che cosa sa lui del mondo?

Qui sotto riportiamo tre fatti appurati che ci danno un’idea di come il bambino possa vivere e ricordare la gravidanza, il parto e le sue prime ore di vita.

1. Il bambino percepisce. E ricorda.

Già in utero il bambino reagisce alla luce, al tatto, al dolore. Sente i suoni del mondo esterno, la voce della madre, e pure le sue budella che gorgogliano. In caso di amniocentesi, quando l’ago si avvicina al bambino, il battito cardiaco aumenta e il feto tende a muoversi in modo da allontanarsi dall’intruso. Questo ci indica che il feto ha un’esperienza della sua vita (oltre a farci passare la voglia di fare l’amniocentesi così, tanto per sapere). Ma non è tutto.

Il bambino ricorda: se leggete quotidianamente la stessa favola a vostro figlio a partire dalla ventesima settimana di gestazione (più o meno), quando nascerà riconoscerà quella storia. Allo stesso modo, se per rilassarvi la sera vi guardate Friends a manetta, il bambino uscirà e si metterà a cantare “I’ll be there for you”. No adesso stiamo esagerando, però la sigla, la riconoscerà benissimo.

PREGNANT WOMAN
Shutterstock

Come facciamo a saperlo? Già dagli anni Settanta si usa la tecnica chiamata High Amplitude Sucking Procedure, un nome pomposo per dire che si misura quanto e come ciuccia il pupo. Per farla breve, se il pupo ciuccia velocemente e con grinta, vuol dire che è particolarmente interessato dallo stimolo che gli presentiamo. (Quindi la verità è che, se gli fate ascoltare la sigla di Friends, si metterà a ciucciare come Maggie Simpson.)

La stessa cosa vale per i sapori: i figli di mangiatrici di anice sono i soli a non essere disgustati se gli si mette una gocciolina di succo d’anice sulla bocca.

Quindi quello che succede nella pancia della mamma, accompagna il bambino anche fuori.

2. Il bambino impara dall’esperienza della madre.

Non sono solo le semplici sensazioni a seguire il bambino dall’utero al mondo esterno.

Le situazioni che la madre vive in gravidanza influiscono sullo sviluppo del feto. E non parliamo dell’assunzione di droghe (che – si sa – hanno un impatto deleterio sullo sviluppo del sistema nervoso del bambino). Parliamo di esperienze psicologiche.

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