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Le fake news sul Congresso delle Famiglie

FAMILY
4 pm production - Shutterstock
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Hanno inquinato il dibattito, alcune notizie, rivelatesi non corrette, circa alcuni dei partecipanti all'iniziativa pro famiglia che si terrà a fine mese a Verona

L’ecosistema dell’informazione è delicato si sa, riuscire a stare dietro e a verificare l’enorme mole di input che arrivano dal mondo rendono da un lato più difficile, dall’altro più prezioso, il lavoro dei giornalisti, in un contesto però sempre più povero di risorse.

E’ il caso – il più recente – di quanto successo attorno al Congresso delle Famiglie a Verona, alla sua tredicesima edizione e per la prima volta in Italia, che ha spostato l’attenzione generale dallo scopo dell’incontro (le politiche attive per la genitorialità, la famiglia, i diritti dell’infanzia, il ruolo della donna) alla polemica strumentale di natura politica.

In particolare su due ospiti africane che sono state accusate nei giorni scorsi, che accosterebbero la deputata Lucy Akello alla terribile legge che – in Uganda – decreteva la pena di morte per gli omosessuali (ora ergastolo) o presunte accuse mosse dall’attivista Theresa Okafor di aver correlato lobby LGBT ai terroristi di Boko Haram. Come riporta Notizie ProVita:

In merito alle gravi calunnie dirette alla parlamentare ugandese Lucy Akello accusata, attraverso un’interrogazione parlamentare grottesca dell’onorevole Giuditta Pini, di voler reintrodurre la pena di morte per le persone gay, «divulghiamo», aggiungono gli organizzatori, «la nota che lei stessa ci ha trasmesso: “Io sottoscritta Lucy Akello, membro del Parlamento dell’Uganda dal 14 dicembre 2015, dichiaro di non aver mai firmato, né sostenuto alcun disegno di legge che prevedesse la pena di morte o l’ergastolo per gli omosessuali. Quando, infatti, un simile disegno di legge fu discusso al parlamento, non ero ancora deputata. Al contrario, mi oppongo fermamente alla pena capitale e svolgo attivamente campagne contro ogni forma di pena di morte per chiunque”».

«E ancora un’altra smentita va fatta», continuano Brandi e Coghe, «quella relativa alla partecipazione al World Congress of Families di Verona di Scott Lively, oggetto anche lui della stessa interrogazione parlamentare: non lo conosciamo e non è mai stato tra gli speaker del nostro Congresso di Verona».

Quanto alla nigeriana Theresa Okafor, accusata nella stessa interrogazione di sostenere che attivisti Lgbt cospirano con il gruppo terroristico Boko Haram, gli organizzatori dichiarano: «Non ci risulta che la Okafor abbia mai usato parole del genere. Nel suo intervento alla plenaria di Wcf VI – Madrid 2012 la Okafor non parla di alcuna cospirazione tra Boko Haram e gli attivisti Lgbt, ma si limita a domandarsi se non ci sia un legame tra il terrorismo anti cristiano in Nigeria e la cristianofobia occidentale.

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