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Si può recuperare la fede in una Chiesa che tace e nasconde?

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Catholic Link - pubblicato il 21/03/19

È sempre più comune sentire e leggere in televisione, sui giornali e nei dialoghi tra amici – credenti e non – dei tanti casi di abuso, copertura e corruzione e di cardinali e vescovi che mettono in discussione la sana dottrina della Chiesa anziché unire le forze e lottare contro il male, che sembra impadronirsi non solo della Chiesa in generale, ma anche del nostro stesso cuore.

“Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”, diceva Papa Paolo VI, ammettendo senza ambiguità che il Diavolo era penetrato nella Chiesa. La cosa peggiore di tutte è che nessuno ha detto da allora che ne sia uscito!

Ecco un passo di quell’omelia: “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce”.

Quanto è difficile recuperare la fiducia!

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Una volta ho sentito dire che costruire la fiducia tra due persone richiede anni e costa molto sforzo, ma distruggerla è facile come commettere un semplice errore. Se a questo sommiamo una scarsa capacità di perdono e misericordia, la cosa diventa più difficile. Vediamo sacerdoti, vescovi o cardinali – anche vicini al Papa – che hanno commesso o coperto numerosi casi di abuso. Come non diffidare, come non perdere la fiducia in un’istituzione che dice di preoccuparsi per la salvezza delle anime? Siamo fatti di carne e ossa, è normale che ci sentiamo delusi, maltrattati, defraudati. E che dire delle famiglie che sono state vittime di quegli abusi? È in queste situazioni che la nostra fede viene messa alla prova, e non mi sembra difficile capire perché tante persone finiscano per allontanarsi dalla Chiesa. Cosa posso dire? La prima cosa che mi viene in mente è Perdono!

Perdonateci per tanti peccati, per tanta malvagità! Abbiamo tradito la fiducia riposta. Nessuno lo ha voluto, ma il peccato è questo, reale, concreto, che non distingue ranghi di autorità, che si manifesta nella mia invidia e nel mio orgoglio personale, fino all’assurdo e ingiusto comportamento di un cardinale che può cadere tanto in basso e rovinare o distruggere la vita di tanti bambini che – Dio non voglia – magari non riusciranno mai più a riavvicinarsi alla Chiesa.

Come tutti, esigo giustizia. Come Cristo, sono chiamato a perdonare – senza smettere di applicare la giustizia –, ma Cristo è morto sulla Croce anche per quel peccatore, per quanto difficile ci risulti riconoscerlo. Prego quel Cristo morto in croce per quegli abusatori e anche per tutti noi, che pecchiamo ogni giorno. Dio stesso ci aiuti a recuperare la fiducia che si distrugge tanto facilmente di fronte a tutto ciò che vediamo. Ma non perdiamo la speranza, bisogna ricostruire la fiducia.

Non seguo le persone, ma il Signore Gesù

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Dirlo è facile. La frase è così chiara che sembrerebbe toglierci il peso della malvagità che vediamo ovunque. Come se dire che seguo Cristo e non le persone risolvesse i conflitti di coscienza che ci portiamo dentro.

In primo luogo, bisogna riconoscere che se stiamo nella Chiesa, se ci siamo convertiti o abbiamo imparato ad essere cristiani, qualcuno ce lo ha insegnato. Persone, sacerdoti o vescovi ci hanno presentato Gesù. È Gesù che ci guarda negli occhi e ci chiede di far parte del suo gregge, ma risulta difficile non esitare quando ci rendiamo conto che quel sacerdote, che quel vescovo che per noi rappresentava qualcosa di speciale è stato capace di commettere un peccato tanto grave, tanto scabroso, con bambini indifesi.

In base alla mia esperienza, vi confesso che non è facile, ma se compiamo un passo di fede e facciamo uno sforzo per guardare Gesù sulla croce e imparare da Lui a guardare i peccati altrui come Egli li guarda dal suo costato trafitto, allora sarà forse un po’ meno dura. Ma è impossibile se non lo facciamo accompagnati da Gesù. Continuare ad essere fedeli alla Chiesa, al di là di quello di cui siamo testimoni ormai da anni, richiede un cuore donato al Signore.

Perché dovrei credere a un sacerdote che predica ma non applica?

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Come ci costa accettare i nostri peccati, è ancor più difficile riconoscere che quei sacerdoti che dovrebbero guidarci come Popolo di Dio, anziché condurci in belle praterie e farci abbeverare in dolci torrenti, hanno condotto sulla via dell’oscurità anime innocenti che riusciranno molto difficilmente a riconciliarci con Dio, se non hanno un accompagnamento speciale a livello psicologico, psichiatico e spirituale.

È in queste occasioni che risuonano le parole del Signore quando ci dice che trae sempre qualcosa di positivo dalle cose negative. Vorrei avere uno sguardo come quello del Signore (lo vorremmo tutti), capace di perdonare i suoi assassini quando era inchiodato sulla croce. Ma non siamo perfetti, siamo semplici e peccatori. Per questo chiedo a Cristo di riempirci della sua forza, e della grazia per non perdere la speranza. Se dipendesse dalle mie capacità, quanto sarebbe facile unirmi alle voci di quelli che criticano semplicemente e approfittano di questi momenti – e ragioni non ne mancano – per smettere di credere e di amare la Chiesa.

Cosa possiamo fare?

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Torno a San Paolo. Credo che soprattutto in questo momento si debba interiorizzare questo passo: “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo. Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio” (2 Timoteo 1, 6-8).

Qui l’originale.

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