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Rapporto Meter 2018 sulla pedofilia online. Numeri da brivido

WEB3;CHILD;ABUSE;GIRL;PEDOPHILIA;KS01

Shutterstock

Aleteia - pubblicato il 21/03/19

Sono 33 le nazioni coinvolte nel 2018, ma dove si trovano i server?

I suffissi delle segnalazioni sono le “targhe” dei siti che vengono segnalati da Meter alla polpost italiana grazie all’OSMOCOP, ma non indicano la collocazione geografica dei server, e cioè dove si trovano fisicamente i computer che contengono quei portali. Un po’ come chi gira in Italia con un’auto dalla targa straniera per non pagare le multe, tanto per fare un esempio banale. E infatti: 6.388 link segnalati sono fisicamente allocati in Europa (picco di rilevazioni a luglio, 1.809), 5.826 in America (picco con 1.190 segnalazioni a gennaio); 155 in Asia (picco a 121 in marzo), 120 in Africa (picco a 76 in febbraio); 31, infine, sono allocati in Oceania (picco a 29 in marzo). Analizzando i dati del Report 2018 a confronto con quello 2017, la situazione non è cambiata: Europa, America, Asia, Africa e Oceania sono nello stesso ordine ma rispetto al 2017 sono scesi i link europei (da 8.117 a 6.388) e americani (da
6.341 a 5.826), aumentati invece nel resto del mondo: da 70 a 155 in Asia, da 37 a 120 in Africa, da 3 a 31
in Oceania.

166.222 Link denunciati dal 2003 al 2018

Se guardiamo al numero totale di segnalazioni, negli ultimi 15 anni siamo arrivati a 166.222 link; il picco è stato nel 2017 (17.299), 15.946 nel 2012, 13.766 nel 2010. Il dato più basso sono i 3.480 del 2007. A proposito del monitoraggio, dicembre è il mese di massima divulgazione e commercio delle foto (1.390.262), mentre per i video il picco si tocca a luglio con 262.264.

Tutto considerato, i numeri sono purtroppo ogni anno in costante aumento e risulta sempre più complicato monitorare un fenomeno che sfrutta la potenza del web e la connivenza di chi gestisce gli spazi in cui prolifera quest’attività criminale, malgrado le collaborazioni importanti che abbiamo costituito nel corso del 2018.

Facciamo ancora presente il fatto che le foto e i video sono scambiati e venduti come fossero figurine di un album digitale con una quantità infinita di pagine. Si catalogano questi piccoli schiavi del desiderio di uomini e donne senza scrupoli.

Il menù dei pedofili: bambini tra gli 8 e i 12 anni seguiti da quelli fra 3 e 7 anni e tra 0 e 2. Mesi preferiti? Luglio e novembre.

Se guardiamo alle “preferenze” che i pedofili hanno in tema di materiale, il trend attuale è quello di scegliere link con bambini ritratti in foto e video d’età fra gli 8 e 12 anni, il picco di segnalazioni è luglio (quota 1.538). Seguono quelli fra i 3 e i 7 anni. Il mese in cui si scelgono in quantità è luglio, con 407 link segnalati; mentre quelli fra 0 e 2 anni sono “gettonati” di più a novembre (63). Inutile dire che la fascia 8/12 è facilmente preda dei cyber-pedofili perché sono navigatori inesperti e solitari.

Foto: età 8/12 anni le più richieste, seguono 3/7 e infine 0/2

E le foto? A novembre 2018 abbiamo segnalato 710.282 immagini; dicembre il mese per il picco delle foto in fascia 3/7 (683.392), infine agosto per quelle 0/2 (219). Queste foto appartengono alla cosiddetta infantofilia, ossia l’attrazione di adulti per bambini da pochi giorni a due anni. Parliamo di violenze su bambini inermi che non possono difendersi e che, se sopravviveranno, non racconteranno la violenza subita.

Video: stessa tendenza delle foto

Anche per i video i trend sono gli stessi: luglio è il mese per 261.524 file che ricadono nella fascia 8/12 anni; agosto per quelli 3/7 anni (178.364), novembre con 97 per la fascia 0/2 anni. La differenza tra i dati di monitoraggio e quelli totali per fascia d’età è riconducibile all’impossibilità di rilevare l’età anagrafica di alcuni bambini perché non sono ben visibili.

File sharing: continua il trend del cloud

Dove custodiscono e depositano il loro infame materiale, i pedofili ed i pedopornografi? Sulle piattaforme di file sharing che permettono scambi veloci, a tempo, spesso anonimi. Il cloud è una delle principali tendenze: assicura la durata a tempo dei file, li rende disponibili su tutti i dispositivi dell’utente e inoltre ne permette la condivisione. Ovviamente poter avere così tanto spazio a disposizione permette al cyber-pedofilo di sfruttare tali tecnologie e condividerle con i suoi “colleghi”.

Deep Web: la frontiera inesplorata

La vera frontiera del file sharing è il Deep Web, il lato oscuro della Rete. Si tratta di una zona sommersa della Rete molto difficile da individuare ed esplorare, motivo per il quale le forze dell’ordine e di tutti gli Stati dovrebbero collaborare per evitare la perdita e lo spreco di informazioni vitali per il contrasto immediato del pedo criminal web e per la liberazione immediata dei bambini coinvolti in questo turpe mercato di violenza inaudita.

Il lavoro di monitoraggio sulla pedofilia online rimane sempre argomento ignorato anche dalle forze politiche che non hanno interesse a mettere in agenda ed in prima linea questa importante lotta alla criminalità pedofila. Tutto ciò che non si riesce a fare è sicuramente a discapito delle piccole vittime: si rimane spesso in silenzio ad aspettare che ulteriori minori vengano coinvolti in quest’atrocità, perché il web non dà tregua né tantomeno si arresta. Aspettiamo che quanti hanno responsabilità di vigilanza e di giustizia si attivino affinché non rimanga il silenzio su ciò che accade giornalmente sul web. E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti.

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Tags:
internetlotta alla pedofiliameterpedopornografia
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