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Marella Agnelli: una vita dorata segnata da grandi dolori affidati alla Vergine Maria

Marella Agnelli,

Youtube/La Repubblica

Silvia Lucchetti - pubblicato il 21/03/19

La vedova dell'Avvocato era devota alla Vergine del santuario della Consolata di Torino. Lì fece recitare nel 2000 un Rosario per il figlio morto suicida e tre anni dopo affidò la sua supplica per la salute del marito.

Il 23 febbraio scorso si è spenta a Torino, nella villa di famiglia, Marella Agnelli, vedova di Giovanni, l'”Avvocato” per eccellenza,al secolo Marella Caracciolo di Castagneto, discendente di una illustre famiglia aristocraticanapoletana di solida tradizione cattolica.

Designer di alta moda

Nata a Firenze il 4 maggio 1927, Marella era figlia di Filippo Caracciolo, diplomatico di alto rango divenuto Segretario Generale al Consiglio d’Europa,e della americana Margaret Clarke. Sorella di Carlo Caracciolo, tra i fondatori del gruppo l’Espresso – La Repubblica, e Nicola Caracciolo, giornalista e autore televisivo, dopo aver conseguito il diploma in Svizzera aveva frequentato l’Accademia di Belle Arti di Parigi iniziando poi ad occuparsi di fotografia e design. Nel 1973 era diventata designer di alta moda, specializzandosi nella realizzazione di disegni per stoffe d’arredamento tanto da ottenere quattro anni dopo negli Stati Unitiun prestigio riconoscimento: il Product Design Award of the Resources Council Inc., equiparabile ad un Oscar del disegno industriale.

Le nozze con Giovanni Agnelli

Il 19 novembre 1953, nella chiesetta del castello di Osthoffen presso Strasburgo (dove il padre in quel momento lavoravacome diplomatico) il matrimonio con il “dominus” della Fiat Giovanni Agnelli, da cui nasceranno due figli: Edoardo e Margherita. Appassionata di giardinaggio, cura la progettazione e realizzazione dei giardini delle sue prestigiose residenze, trasformando in seguito questa passione in una vera e propria professione, scrivendo diversi libri sull’argomento. E’ stata membro dell’International Council del Moma (museo di arte moderna) di New York e del Tate International Council di Londra. Apprezzata dai più grandi artisti del Novecento come Andy Warhol, Clifford Coffin e Richard Avedon, dai quali è stata ritratta e fotografata, incantati, come la “vide” il celebre scrittore Truman Capote, dalla sua innata eleganza di “cigno” dal collo lungo analogamente alle donne dei dipinti di Modigliani. Considerata con il marito tra i più importanti collezionisti d’arte del nostro Paeseper aver acquisito opere di Canaletto, Canova, Manet, Renoir, Picasso, Matisse e Modigliani, la maggior parte delle quali è stata donata alla Fondazione Giovanni e Marella Agnelli ed esposta alla Pinacoteca del Lingotto a Torino.

La fede: un’ancora per resistere alle burrasche della vita

A fronte di questo ritratto patinato, che testimonia il suo amore per la bellezza e l’arte, specialmentequella contemporanea, e una esistenza trascorsa in una condizione di grande privilegio, pochi sanno che era anche una persona credente, e viene da pensare che la fede abbia rappresentato un’ancora alle burrasche che anche la sua vita così apparentemente dorata le ha fatto attraversare. Infatti i suoi ultimi anni sono stati dolorosamente segnati dalla morte del figlio Edoardo, suicidatosi il 15 novembre del 2000, e dalla scomparsa del marito Gianni il 24 gennaio 2003, che ne hanno causato la sostanziale eclisse dalla vita pubblica, prima dell’esordio della lunga malattia che l’ha riunita a loro.




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Il luogo del cuore: il Santuario della Consolata

Vi era un luogo di Torino che le era particolarmente caro: il Santuario della Consolata, il cuore marianodi Torino, che nei secoli ha visto pregare quasi fianco a fianco la Vergine re, regine, uomini illustri e tanta gente comune (Maria con te, 10 marzo 2019). Marella vi andava spesso a pregare come ricorda nelle sue memorie Monsignor Franco Peradotto, amico della famiglia Agnelli, dove viene citato un loro incontro in occasione di una supplica per la salute del marito, già gravemente malato.

«Donna Marella venne una domenica alla messa. Mentre distribuivo la comunione le chiesi come andassero le cose, “Molto male” mi disse» (Ibidem)
santuario della consolata,
Wikipedia/Georgius LXXXIX

Veniva a Messa nella mia chiesa, insieme al marito Giovanni

In questo Santuario dove era stata celebrata la Messa di trigesimo per il figlio Edoardo e fatto recitare nel massimo riserbo per lui un rosario, il prossimo 23 marzo verrà celebrata la stessa ricorrenza per Marella che, oltre a consegnarci il ritratto di donna di grandissima eleganza – la cui esistenza, per il cognome che portava, si è intrecciata in modo indissolubile alla storia del nostro Paese – ci lascia l’impronta della sua fede, come ha potuto testimoniare anche don Valerio Adriano, il parroco che le ha amministrato l’unzione degli infermi (Famiglia Cristiana) che così la ricorda:

«Donna Marella viaggiava molto, tra Torino, New York e Marrakech. Però le occasioni di incontro non mancavano. Con lei c’era un rapporto di grande stima e amicizia. Era una persona credente, grazie anche all’ambiente familiare in cui era cresciuta, e di buoni sentimenti. Conservo di lei un ricordo speciale. Gli incontri non erano frequentissimi, però almeno una volta all’anno andavo a farle visita a Villa Frescot, per benedire la casa. Alcune volte sono stato anche a celebrare l’eucarestia. (…) ricordo bene di alcune occasioni in cui veniva a Messa nella mia chiesa, insieme al marito Giovanni. (…) ho conosciuto anche i figli e i nipoti, alcuni dei quali ho seguito nel percorso di avvicinamento ai sacramenti, dalla Comunione alla Cresima. Con qualcuno c’è un rapporto di particolare stima: penso, ad esempio, al nipote John Elkann. Le diverse appartenenze religiose (Elkann ha origini ebraiche, ndr) non sono affatto un ostacolo. I nostri incontri sono sempre stati all’insegna del dialogo e della cordialità». (Ibidem)
Tags:
devozione marianafedemorte
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