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Cosa dice la Chiesa sul gioco d’azzardo?

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Hugo Felix - Shutterstock
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L'insegnamento cattolico lascia margini di azione, ma mette in guardia contro gli eccessi

Il gioco d’azzardo è un’occasione di peccato?

La Chiesa cattolica non considera il gioco d’azzardo intrinsecamene negativo, secondo un documento della Conferenza Episcopale della Pennsylvania diffuso quando lo Stato stava prendendo in considerazione la legalizzazione del gioco d’azzardo sulle imbarcazioni negli anni Novanta.

“Riconosciamo che il gioco d’azzardo debitamente controllato può avere aspetti positivi, come offrire un legittimo divertimento, generare fondi per cause accettabili e, in alcuni casi, promuovere le economie locali”, si legge nel documento, che prosegue:

“L’insegnamento tradizionale cattolico sostiene che il gioco d’azzardo è moralmente accettabile quando vengono soddisfatte tutte le condizioni seguenti:

  • Il denaro o i beni scommessi non sono necessari a sostenere la propria famiglia o a rispettare altri giusti doveri.
  • La persona partecipa liberamente.
  • Le entrate derivanti dal gioco d’azzardo non vengono usate per finanziare alcuna azione illegale o immorale.
  • Il gioco d’azzardo viene operato in modo onesto e ogni partecipante ha la stessa possibilità di vincere o perdere”.

Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, i giochi d’azzardo diventano moralmente inaccettabili “allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù”.

Anche la Catholic Encyclopedia indica che il gioco d’azzardo può essere un’attività neutrale finché si mantiene la giusta prospettiva. “A certe condizioni, e al di là di eccessi o scandali, non è peccato scommettere denaro in un gioco d’azzardo più di quanto lo sia assicurare i propri beni contro i rischi, o puntare sui futures nel mercato azionario”, spiega.

L’Encyclopedia espone poi il consistente insegnamento della Chiesa sul gioco d’azzardo, sottolineando che il Diritto Canonico aveva originariamente bandito la pratica. Il IV Concilio Lateranense, nel 1215, proibiva ai chierici di giocare o di assistere a giochi d’azzardo.

“Alcune autorità, come Aubespine, hanno cercato di spiegare la severità degli antichi canoni nei confronti del gioco d’azzardo supponendo che spesso nella pratica le fosse collegata l’idolatria”, spiega la Catholic Encyclopedia. “Le cose che venivano giocate erano idoli di piccole dimensioni, o immagini degli dèi, che venivano invocati dai giocatori per ottenere buona fortuna. Tuttavia, come sottolinea Benedetto XIV, era difficile che fosse vero, visto che in quel caso le pene sarebbero state ancor più severe”.

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