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Abusi e bambini, l’arcivescovo di Parigi condanna fermamente le dichiarazioni di un prete televisivo francese

L’abbé de La Morandais sur le plateau de LCI le 18.03.2019

© Capture d'écran vidéo LCI

Padre de La Morandais nello studio di LCI il 18/03/2019.

Aleteia - Giovanni Marcotullio - pubblicato il 21/03/19

Intervistato lunedì mattina nello studio di Audrey Crespo-Mara (LCI), padre De La Morandais (sacerdote televisivo anche noto come “il prete delle star”) ha creato turbamento pronunciando dichiarazioni fuori luogo su abusi e pedofilia. Dichiarazioni subito condannate dal suo vescovo, mons. Michel Aupetit. In Francia il caso ha infiammato il dibattito per giorni, ma non è riuscito a valicare le Alpi (anche perché i protagonisti sono assolutamente sconosciuti da noi). Pure in Italia, tuttavia, non mancano i “preti televisivi”, come neppure i “preti delle star”: «Nelle molte parole – sta scritto – non mancherà il peccato». Un proverbio che vale sempre e per tutti.

Invitato nello studio della trasmissione LCI del 18 marzo, padre Alain de La Morandais s’è espresso riguardo ai recenti casi di abusi su minori nella Chiesa. «Qual è secondo lei la soluzione?», gli è stato chiesto in trasmissione. La risposta del prete è stata:

Uno ha sempre l’impressione che uno stupro sia violenza. In linea di principio, io non ci credo. Stando ai ritorni che ho avuto, alle confidenze che mi hanno fatto, un bambino cerca spontaneamente la tenerezza di un uomo o di una donna. […] E spesso sono dei piccoli affettivamente frustrati che vanno a cercare tenerezza.

Riconoscendo che la responsabilità resta comunque dell’adulto, poco dopo ha rincarato la dose:

Avrete osservato tutti che un bambino viene e vi dà baci sulla bocca…

Una sequenza (le sue parole si trovano a 34’28” del video diffuso sul sito di LCI) che la trasmissione “Quotidien” [una specie di Striscia la notizia francese, senza veline] ha ripreso e rilanciato la sera stessa.

Le parole del prete hanno suscitato vive proteste non soltanto lì in studio, ma anche sui social network. Numerose personalità, in Francia, hanno condannato quelle dichiarazioni, fra cui mons. Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, che ha preso la parola sul proprio account Twitter:

Condanno fermamente le dichiarazioni di padre de La Morandais.

Un tweet ripreso da differenti personalità del mondo ecclesiastico, come padre Grosjean, il quale al vescovo ha risposto: «Grazie, Monsignore. Veramente».

Martedì sera, in un messaggio inviato all’AFP dalla sua editrice, padre de La Morandais è tornato sulle proprie dichiarazioni e ha presentato le sue scuse:

Ci tengo a dire chiaro e forte che la mia espressione – confusa e incompleta, lo riconosco e lo deploro – e la maniera in cui è stata percepita non riflettono in nulla il mio pensiero. Naturalmente gli aggressori sono gli adulti, mentre i bambini sono vittime innocenti. Avendo a più riprese allertato e denunciato io stesso diversi comportamenti pedofili in seno a istituzioni religiose, così come anche la cecità o i colpevoli silenzi con cui la gerarchia talvolta li copriva, non posso né voglio lasciar credere che il mio punto di vista sarebbe quello di chi accusa i bambini di qualunque responsabilità. Ci tengo anche a scusarmi presso coloro che le mie parole hanno potuto ferire.

Parole doverose, più simili a una correzione di tiro che a una ritrattazione. Ad ogni modo il dibattito era tale da renderle necessarie e improcrastinabili. Il punto è che il suddetto ecclesiastico è tutt’altro che nuovo a dichiarazioni controverse, quando non apertamente in contrasto con la dottrina cattolica (si ricordi la sua “doppia verità” in occasione del dibattito sul “mariage pour tous”): ciò significa che, relativamente a lui, la Chiesa ha senza dubbio un problema, ma anche i media. Va bene lo “showbiz”, per il quale in parte vale l’adagio “business is business”, ma il giornalismo dovrebbe interpellare personalità eminentemente rappresentative di porzioni di cittadinanza, non “personaggi stravaganti che garantiscono lo share”.

Dai profili ufficiali di LCI si ripromettevano già la mattina del 18 marzo di «non chiamare più, ma veramente mai più», il sacerdote. Si vedrà presto se (salvo l’intervento ostativo del superiore del prete) le televisioni sapranno rinunciare a un personaggio che da solo può fruttare svariati punti di share.

[traduzione dal francese e integrazione a cura di Giovanni Marcotullio]

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