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Papa Francesco ha rifiutato per la seconda volta le dimissioni del cardinale Barbarin

MONSEIGNEUR PHILIPPE BARBARIN
Jean-Matthieu GAUTIER/CIRIC
24 juillet 2017, Mgr Philippe Barbarin prend un temps de prière dans l'église Al-Tahera (Notre-Dame de l'Immaculée Conception) de Qaraqosh, où il vient de célébrer une messe.
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Il porporato di Lione è stato condannato a sei mesi di reclusione per aver insabbiato abusi sessuali su minori di suoi sacerdoti

Papa Francesco non ha accettato le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin, condannato dal tribunale di Lione a sei mesi di reclusione con la condizionale per aver omesso abusi sessuali di un prete della sua diocesi su diversi minori. «Posso confermare che il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione», ha detto il direttore “ad interim” della Sala Stampa del Vaticano Alessandro Gisotti, rispondendo alle domande dei giornalisti.

«Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’arcidiocesi, il Santo Padre – ha aggiunto Gisotti – ha lasciato il cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, vicario generale, di assumere la guida della diocesi. La Santa Sede tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso» (Avvenire, 19 marzo).

© AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO
Il cardinale Philippe Barbarin. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

Gli abusi del prete

Il tribunale correzionale di Lione lo scorso 7 marzo aveva condannato il porporato, arcivescovo della città francese dal 2002, a sei mesi, con la condizionale, per non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di numerosi scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta.

Una data concordata prima

«Dopo la decisione del tribunale, indipendentemente dalla mia sorte personale tengo a ribadire innanzitutto la compassione per le vittime e tutto il posto che loro e loro famiglie hanno nelle mie preghiere», aveva detto Barbarin subito dopo il verdetto con una secca dichiarazione alla stampa. «Ho deciso di andare dal Santo Padre per rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni. Mi riceverà nei prossimi giorni».

L’arcidiocesi di Lione aveva poi precisato che l’udienza con il Papa era stata concordata una quindicina di giorni prima del giorno della sentenza e aveva poi comunicato, nei giorni scorsi, che l’udienza papale avrebbe avuto luogo il 18 marzo (La Stampa, 18 marzo).

Il Papa aveva già respinto una precedente richiesta di dimissioni di Barbarin nel 2016.

Il ricorso degli avvocati: le 3 motivazioni

Gli avvocati di Barbarin sono già ricorsi in appello contro la sentenza del 7 marzo. Il processo è molto controverso e l’arcivescovo era già stato scagionato nel dicembre 2016 dalle stesse accuse per cui è stato poi condannato. La procura di Lione aveva infatti archiviato il caso per tre diversi motivi.

Innanzitutto il reato di mancata denuncia è già prescritto; in secondo luogo i reati di padre Preynat, che ha ammesso le sue colpe ma non è stato ancora condannato in un processo, sono prescritti; e in terzo luogo il cardinale Barbarin, quando nel 2014 parlò con una delle vittime e venne a conoscenza degli abusi commessi, la invitò a sporgere denuncia e sospese il sacerdote dalle sue funzioni pastorali.

Il ricorso della Procura

Oltre agli avvocati di Barbarin, anche la procura di Lione il 12 marzo ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza di condanna. L’obiettivo è permettere ai nuovi giudici di «rivedere il caso nella sua globalità». La procura ha infatti ribadito in una breve nota che il reato contestato a Barbarin è prescritto (Tempi.it, 18 marzo).

“Non vedo di cosa sono colpevole”

Come dichiarato più volte dall’arcivescovo «non vedo di che cosa sono colpevole: non ho mai cercato di nascondere, tanto meno di coprire, questi fatti orribili. Possono esserci stati errori, ma ho agito in modo più severo di quanto mi era stato chiesto dal Vaticano».

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