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Lettera a mio figlio che non è mai nato

ENVELOPE
Shutterstock
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“Figlio mio, se avessi saputo che fa tanto male!”, dice il testo toccante di un padre che ha permesso l'aborto del figlio

Il giornalista Paulo Antônio Briguet ha pubblicato una lettera indirizzata a suo figlio, che se non fosse stato abortito oggi avrebbe 27 anni.

Con un testo carico di pentimento, Briguet mostra che l’aborto non ferisce solo la donna, e che prima o poi il senso di colpa arriva per tutti.

Ecco il testo integrale del suo post:

“LETTERA A MIO FIGLIO CHE NON È MAI NATO

Figlio mio,

se ti avessi lasciato nascere oggi avresti 27 anni. Il giorno nasce, il fiore nasce, la stella del mattino nasce, nascono l’assurdo, il silenzio, la speranza, la perplessità – ma tu non sei nato, e per mia colpa, mia grandissima colpa.

Tua madre, che oggi vive lontano, all’inizio esitava. Un medico che conoscevamo ha cercato di dissuaderci da quell’idea – e ora vedo chiaramente che era un angelo di Dio –, ma noi siamo rimasti irremovibili. Ho provato perfino rabbia nei confronti di quell’amico, perché diceva di no al crimine che stavo per commettere. Come vorrei tornare indietro e dire: “Grazie, dottore! Grazie! Sarà il padrino di questo bambino”.

Ma la macchina del tempo non esiste, non appartiene alla struttura della realtà. L’unica disponibile, e altamente pericolosa, è la nostra anima. All’epoca, però, non credevo all’esistenza dell’anima. Ero pazzo, pazzo di egoismo e di vanità.

Tu stavi solo aspettando il giorno della nascita, figlio mio; e invece sono arrivate le tenebre. Ti ho negato il mattino, il pomeriggio, la notte, l’alba, l’acqua, il caldo, il freddo, il libro, la sinfonia, la poesia, l’amicizia, l’odore della pioggia quando cade a terra, la ninna nanna, il vino e il pane. Ti ho negato il sorriso e il pianto. Ti ho negato occhi, mani e cuore. Ti ho negato il diritto di gridare al buio ‘Mamma!’ Ti ho negato il diritto di nascere. Non ti ho negato solo quello che non ti potevo negare: la passione e la resurrezione. Le hai già avute.

Se avessi saputo… Se avessi saputo che fa male… Figlio mio, se avessi saputo che fa tanto male! Sono stato il tuo Erode.

Scrivo queste parole a un quarto di secolo di distanza, ma sembra che il mio peccato (il mio crimine) sia stato commesso solo ieri. Il tuo addio è onnipresente, la tua presenza è un eterno addio nella mia vita. Sì, la ferita è stata curata dalle mani del medico misericordioso, ma la cicatrice è così grande che occupa tutta la mia anima. Io sono la cicatrice del mio peccato. Attenzione: tutto quello che faccio è un atto di riparazione.

Un giorno spero di conoscerti, figlio mio. Secondo San Tommaso d’Aquino, rinasceremo tutti con l’età di Cristo. Oggi esisti in qualche punto dell’universo e hai 33 anni. Hai un nome, un volto e una voce che non conosco.

Penso a cosa saresti potuto diventare: un medico, un ingegnere, un musicista, un matematico, un filosofo, un professore, un padre, un operaio, un falegname? Come avresti amato tuo fratello più piccolo, nato tanti anni dopo! Ora non importa, figlio mio. La tua professione sarà per sempre quella di nascere.

Figlio mio, il giorno in cui ci incontreremo, dopo aver lasciato il dolore di questa vita, ti prenderò le mani e ti abbraccerò forte. E la mia prima parola sai già quale sarà:

“Perdono”.

Figlio mio, a volte penso che tu esista per perdonarmi. Solo così potrò contemplare il volto di Dio. Per questo, ogni giorno per me è la Giornata del Nascituro. Ogni giorno è il Giorno”.

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