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Alex Zanardi e quella forza incredibile che tutti sospettiamo di avere (VIDEO)

ALEX ZANARDI
Alex Zanardi a Che tempo che fa, 17 marzo 2019
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Nel salotto di Fabio Fazio la storia e l’energia umana travolgente dell’atleta paralimpico che “costringe” il pubblico ad una standing ovation.

Papa Francesco scrive a Zanardi

Sulla Gazzetta dello Sport di mercoledì 23 giugno è comparso il testo del messaggio che il Santo Padre ha voluto rivolgere al campione gravemente ferito nell’incidente di venerdì scorso. E’ scritto di Suo pugno ed è rivolto all’uomo, alla sua sofferenza e alla trama di relazioni e affetti che lo sostengono. Le condizioni in cui versa gli impediscono di ricevere comunicazioni dirette ma per mezzo della presenza dei suoi cari e della preghiera incessante che lo sostiene gli giungerà per vie misteriose anche il balsamo di queste parole.

“Caro Alessandro la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta. In questo momento tanto delicato le sono vicino. Prego per lei e per la sua famiglia. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca”.

Forse è una cosa che vista così , sfogliando i giornali o scorrendo distrattamente i news feed, stupisce ancora. Invece è così bello e consolante che sia proprio la Chiesa, e spesso nella voce dei suoi papi, a riconoscere nello sport una bellezza radicale, una potenza simbolica difficilmente rintracciabile altrove, un’allusione alla gioia paradisiaca che tutti sappiamo, senza ricordarcene consciamente, di avere perso. Cristo in persona, proprio con la Chiesa, è venuto a restituircela, moltiplicata; e lo ha fatto passando da uno “spogliatoio” tremendo: dalla sofferenza, dallo strazio del corpo, dallo sfinimento dell’anima. Forse è in questa chiave, di spoliazione redentiva, che sta anche la forza dell’esempio del campione paralimpico ed è a quella a cui allude Papa Francesco.

Uniamo le nostre preghiere a quelle del Santo Padre per la prova di quest’uomo e per quelle dei tanti sconosciuti che stanno attraversando notti altrettanto buie, ma prossime ad albe inaspettatamente luminose.

 

 

Le condizioni di Alex in base al bollettino medico del 22 giugno 2020 e la vicinanza della famiglia

Sulle condizioni dell’atleta coinvolto nel grave incidente di venerdì scorso arrivano ora notizie più dettagliate che danno maggiore cognizione della severità dei traumi subiti e della tempre di Alex Zanardi. Così riporta il bollettino medico delle ore 12.

Rimangono stabili le condizioni cliniche di Alex Zanardi, ricoverato al policlinico Santa Maria alle Scotte dal 19 giugno. La terza notte di degenza in terapia intensiva è trascorsa senza variazioni. Le condizioni cliniche rimangono quindi invariate nei parametri cardio-respiratori e metabolici mentre resta grave il quadro neurologico. Il paziente è sedato, intubato e ventilato meccanicamente e la prognosi è riservata. L’équipe multidisciplinare che lo ha in cura valuterà nei prossimi giorni eventuali azioni diagnostico-terapeutiche da intraprendere.
Il prossimo bollettino medico sarà trasmesso alle ore 12 del 23 giugno.

Sul CorSera ritroviamo le istantanee dei primi momenti dopo il terribile impatto e, come già dopo il primo incidente avvenuto in Germania nel 2001, insieme allo shock riconosciamo in lui e nell’atteggiamento della moglie, la stessa tenacia e lo stesso amore, ostinato, resistente, fiducioso.

Nelle parole di Paolo Bianchini, titolare dell’azienda vinicola Ciacci-Piccolomini, che si trovava proprio dietro Zanardi: «L’ho affiancato con la macchina — racconta — e un minuto prima dell’incidente mi ha detto di essere l’uomo più felice del mondo per poter pedalare in quel paradiso. Poi ho sentito un botto, lo stridore terribile di una lunga strisciata. Alex era a terra, respirava ancora. Sua moglie è scesa di corsa e si è gettata su di lui».

(…) «Ma non lo lascio solo», ha detto Daniela. Dopo l’operazione gli è vicino con la mamma di Alex e il figlio Niccolò. Si sono conosciuti quando lui correva in formula Cart e sposati nel 1996. Un amore passato attraverso i momenti difficili di una vita da ricostruire. Fra le case in Veneto e in Maremma hanno vissuto i momenti belli delle vittorie e delle cadute. A chi le dice: «Però bel marito che ti sei scelta». Risponde con ironia e saggezza: «Hai ragione, ma a lui è andata meglio».

Aspettiamo, con i medici e la famiglia, che la situazione di Alex diventi più chiara e più favorevole e speriamo che possa uscire anche da questa prova, per tornare a dimostrare la sua forza e il suo amore alla vita da sempre interpretata come una sfida. Come cristiani sappiamo che l’attesa non è mai vuota, né lo stare fermi è semplice inazione: abbiamo la preghiera, un’arma potente e adatta ad ogni condizione di “guerra”. La useremo generosamente anche per lui.

Ultim’ora del 19 giugno 2020

Alex Zanardi è rimasto coinvolto in un incidente stradale in provincia di Siena, durante una delle tappe della staffetta di Obiettivo tricolore, viaggio che vede tra i partecipanti atleti paralimpici in handbike, bici o carrozzina olimpica. L’incidente è avvenuto lungo la statale 146 nel comune di Pienza. Da quanto appreso è coinvolto un mezzo pesante. Sul posto intervenuto l’elisoccorso per trasferire Zanardi in ospedale. (Ansa)

 

 

Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
oh cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei
no non ci sto ti getta nel mare
ti viene a salvare.

Mi frulla in testa questa canzone e la voce inconfondibile di Lucio Dalla (che amo! Per il suo stile, per il suo immaginario, per alcune canzoni e per la sua parabola umana: anche in mezzo all’errore, persino in aperto naufragio, il suo cuore si riorientava come una bussola verso Cristo). Mi frulla dopo che ho guardato su YouYube la puntata del 17 giugno di Che tempo che fa di Fazio – giusto in differita…-, nei due video dedicati alla chiacchierata con Alex Zanardi.

Un po’ perché emiliano lo è anche Alex, nato proprio a Bologna, un po’ perché ha qualcosa che lo accende e si propaga tutto attorno e non si sa bene cosa sia.

La sua passione per le corse nasce presto, la pratica vera e propria nella prima gioventù con il kart che gli regala il padre a 14 anni. In trasmissione parla anche del suo papà Alex e su invito di Fazio estrae dal portafogli una foto che lo ritrae addormentato su un lettino da spiaggia col papà a fianco, sulla sabbia. La loro somiglianza nelle fattezze fisiche è impressionante e impagabile la dolcezza di vedere un omone fatto che ne ha passate di diversi colori e ancora si vede così, bambino che schiaccia il pisolino vicino al papà, grande e forte. Che poi questo papà, Dino, impreciso e rudimentale nel confezionare telai ai kart, è umanamente impeccabile perché a lui, al suo bimbetto, ha passato:

il come e il perché delle cose, mi ha insegnato a essere curioso, a girare la testa, a osservare tantissimo. (CheTempocheFa, 17 marzo 2019)

Comunque: in studio si alternano sapientemente domande, servizi, revival, foto, video, applausi.

Ma che cos’è che ci spinge ad alzarci in piedi e ad applaudire? A ricacciare giù il magone o forse ad invitarlo a uscire?

E’ la vergogna e il sollievo di non essere noi ad aver dovuto lasciar un paio di gambe alle lamiere e litri di sangue rischiando di morire sull’asfalto; è questo che ci sprona a coprirlo di ovazioni, entusiasmo e una strana, commossa euforia?

A proposito, ho scoperto che la serie automobilistica per la quale correva ha un cappellano. E fu proprio lui ad amministrare ad Alex l’estrema unzione. Senza l’intervento del capo dello staff medico, Steve Olvey, sarebbe morto subito. Caricato sull’elicottero viene portato all’ospedale di Berlino. Era il 15 settembre del 2001.

Alex sopravvive. Senza le gambe, tranciate di netto dall’impatto con la seconda auto sopraggiunta che non riesce ad evitarlo, nel circuito di Lausitzring, in Germania. Senza quelle ma, scoprirà non troppo tardi, con una forza che aumenta proporzionalmente alle sfide che si trova ad affrontare. Anzi, da allora le sfide se le va a cercare, e come sportivo paralimpico continua a migliorare le proprie prestazioni. Agli entusiasmi del presentatore Zanardi risponde ridendo e smorzando o spostando tutto sul suo essere un ragazzone spericolato che ne combina sempre una nuova.

Ecco che Fazio lancia il servizio per celebrare i 10 anni di carriera come handbiker e vincitore di diverse edizioni di Ironman – la versione più dura del triathlon – e non è finita. Hanno in ballo un progetto, lui e la sua società, per coinvolgere ragazzi disabili che non hanno i soldi e la fortuna che ha lui, ma magari possiedono un talento sopito, per portarli con lui nel 2020 a Tokyo.

Qua Zanardi fa un’osservazione che me lo rende ancora più simpatico: dice sostanzialmente che questi ragazzi potranno forse finire alle olimpiadi ma che potrebbero pure rimediare qualcosa di meglio nella vita. E però anche questa non è male, conclude. Cioè, ha una forza, una positività “arrogante” sulla vita (dalla quale “esige” tutto il bello possibile”) ma si prende in giro, si vede come limitato, sa che le sue vittorie sono notevoli, eppure non si perde nello specchio a rimirarsi.

Musica da workout duro, zoom su bicipiti e tricipiti che spingono sui pedali, numero di medaglie guadagnate. Due ori e un argento a Londra, nel 2012, idem a Rio, nel 2016.

Al termine del video il pubblico si alza, fischia, applaude, festeggia. E la rete social gli fa eco, con tweet, post, commenti tutti con lo stesso tag o hashtag sinonimi: sei un grande, grazie, la tua forza, il tuo coraggio, che ammirazione. Un utente dice che bisognerebbe inginocchiarsi di fronte ad Alex. Forse troppo, o forse troppo poco perché è davanti alla dignità di ogni uomo che dovremmo di nuovo provare un timore reverenziale. Ed è forse proprio questa la statura che Alex rivela, proprio grazie alla sua storia, grazie al suo incidente, a come ne è uscito; è la statura vera, provvisoriamente invisibile, che riflette come un’ombra inattesa sul muro, e che forse tutti noi sappiamo di avere.

Forse dietro le filosofie monche dell‘Impossible is nothing, del “basta volerlo”, del no limtis, prima della grande amnesia di Dio (che sembra più una perdita di memoria da trauma. Non permanente!) cova come brace il sospetto che siamo davvero semi di sequoie secolari. Venite ad innaffiarci!

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