Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Alex Zanardi e la forza incredibile che tutti sospettiamo di avere (VIDEO)

ALEX ZANARDI
Alex Zanardi a Che tempo che fa, 17 marzo 2019
Condividi

Nel salotto di Fabio Fazio la storia e l'energia umana travolgente dell'atleta paralimpico che "costringe" il pubblico ad una standing ovation.

Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
oh cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei
no non ci sto ti getta nel mare
ti viene a salvare.

Mi frulla in testa questa canzone e la voce inconfondibile di Lucio Dalla (che amo! Per il suo stile, per il suo immaginario, per alcune canzoni e per la sua parabola umana: anche in mezzo all’errore, persino in aperto naufragio, il suo cuore si riorientava come una bussola verso Cristo). Mi frulla dopo che ho guardato su YouYube la puntata di Che tempo che fa di Fazio – giusto in differita..-, nei due video dedicati alla chiacchierata con Alex Zanardi.

Un po’ perché emiliano lo è anche Alex, nato proprio a Bologna, un po’ perché ha qualcosa che lo accende e si propaga tutto attorno e non si sa bene cosa sia.

La sua passione per le corse nasce presto, la pratica vera e propria nella prima gioventù con il kart che gli regala il padre a 14 anni. In trasmissione parla anche del suo papà Alex e su invito di Fazio estrae dal portafogli una foto che lo ritrae addormentato su un lettino da spiaggia col papà a fianco, sulla sabbia. La loro somiglianza nelle fattezze fisiche è impressionante e impagabile la dolcezza di vedere un omone fatto che ne ha passate di diversi colori e ancora si vede così, bambino che schiaccia il pisolino vicino al papà, grande e forte. Che poi questo papà, Dino, impreciso e rudimentale nel confezionare telai ai kart, è umanamente impeccabile perché a lui, al suo bimbetto, ha passato:

il come e il perché delle cose, mi ha insegnato a essere curioso, a girare la testa, a osservare tantissimo. (CheTempocheFa, 17 marzo 2019)

Comunque: in studio si alternano sapientemente domande, servizi, revival. Foto, video, applausi.

Ma che cos’è che ci spinge ad alzarci in piedi e ad applaudire? A ricacciare giù il magone o forse ad invitarlo a uscire?

E’ la vergogna e il sollievo di non essere noi ad aver dovuto lasciar un paio di gambe alle lamiere e litri di sangue rischiando di morire sull’asfalto; è questo che ci sprona a coprirlo di ovazioni, entusiasmo e una strana, commossa euforia?

A proposito, ho scoperto che la serie automobilistica per la quale correva ha un cappellano. E fu proprio lui ad amministrare ad Alex l’estrema unzione. Senza l’intervento del capo dello staff medico, Steve Olvey, sarebbe morto subito. Caricato sull’elicottero sarà portato all’ospedale di Berlino. Era il 15 settembre del 2001.

Alex sopravvive. Senza le gambe, tranciate di netto dall’impatto con la seconda auto sopraggiunta che non riesce ad evitarlo, nel circuito di Lausitzring, in Germania. Senza quelle ma, scoprirà non troppo tardi, con una forza che aumenta proporzionalmente alle sfide che si trova ad affrontare. Anzi, da allora le sfide se le va a cercare, e come sportivo paralimpico continua a migliorare le proprie prestazioni. Agli entusiasmi del presentatore Zanardi risponde ridendo e smorzando o spostando tutto sul suo essere un ragazzone spericolato che ne combina sempre una nuova.

Ecco che Fazio lancia il servizio per celebrare i 10 anni di carriera come handbiker e vincitore di diverse edizioni di Ironman – la versione più dura del triathlon – e non è finita. Hanno in ballo un progetto, lui e la sua società, per coinvolgere ragazzi disabili che non hanno i soldi e la fortuna che ha lui, ma magari possiedono un talento sopito, per portarli con lui nel 2020 a Tokyo.

Qua Zanardi fa un’osservazione che me lo rende ancora più simpatico: dice sostanzialmente che questi ragazzi potranno forse finire alle olimpiadi ma che potrebbero pure rimediare qualcosa di meglio nella vita. E però anche questa non è male, conclude. Cioè, ha una forza, una positività “arrogante” sulla vita (dalla quale “esige” tutto il bello possibile”) ma si prende in giro, si vede come limitato, sa che le sue vittorie sono notevoli, eppure non si perde nello specchio a rimirarsi.

Musica da workout duro, zoom su bicipiti e tricipiti che spingono sui pedali, numero di medaglie guadagnate. 2 ori e 1 argento a Londra, nel 2012, idem a Rio, nel 2016.

Al termine del video il pubblico si alza, fischia, applaude, festeggia. E la rete social gli fa eco, con tweet, post, commenti tutti con lo stesso tag o hashtag sinonimi: sei un grande, grazie, la tua forza, il tuo coraggio, che ammirazione. Un utente dice che bisognerebbe inginocchiarsi di fronte ad Alex. Forse troppo, o forse troppo poco perché è davanti alla dignità di ogni uomo che dovremmo di nuovo provare un timore reverenziale. Ed è forse proprio questa la statura che Alex rivela, proprio grazie alla sua storia, grazie al suo incidente, a come ne è uscito; è la statura vera, provvisoriamente invisibile, che riflette come un’ombra inattesa sul muro. E che forse tutti noi sappiamo di avere.

Forse dietro le filosofie monche dell‘Impossible is nothing, del “basta volerlo”, del no limtis, prima della grande amnesia di Dio (che sembra più una perdita di memoria da trauma. Non permanente!) cova come brace il sospetto che siamo davvero semi di sequoie secolari. Venite ad innaffiarci!

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.