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La suora di clausura racconta la vocazione: la grata mi terrorizzava, poi ho sentito il Signore

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In un libro Suor Maria Manuela Cavrini racconta il suo percorso di fede, iniziato dopo aver chiuso un fidanzamento

Si intitola “La stella di Miryam“, è stato pubblicato dell’editore Itaca ed è il racconto di un vero e proprio “cammino del cuore”.

E’ la storia di una prima “fuga” dalla vocazione e poi l’abbandono convinto ad essa, come se si fosse trattato di una rocambolesca storia d’amore contrastata, con una lei che cerca di non cedere alla sua corte e un Lui che persevera nel “corteggiamento” (Aci Stampa, 15 marzo).

Si può sintetizzare così il percorso di fede della clarissa scrittrice Suor Maria Manuela Cavrini, che, vive nel monastero di clausura di Città di Castello vicino Perugia.

Il fidanzato a Bologna

Intervistata da Tv 2000 (10 marzo), suor Maria Manuela ha ripercorso le tappe salienti di questo suo tragitto in cui è stata accompagnata da una buona “stella”.

«Ho combattuto a lungo con il Signore, anche per diversi anni – evidenzia la clarissa – sopratutto per evitare la clausura, che mi attirava ma anche angosciava. Ricordo gli anni in cui studiavo all’università a Bologna, avevo un ragazzo e la sua famiglia, che avevo conosciuto, mi voleva bene. Avevo una prospettiva di vita sicura, lontana da quella religiosa».

Quel giorno con San Paolo

«Poi una volta interrotto quel fidanzamento – prosegue – sentivo come un vuoto e un desiderio. Ne parlai con il mio parroco di allora, e mi raccontò di San Paolo: parlammo di matrimonio, verginità. Qualcosa accadde in me. Il giorno dopo ero di nuovo dal mio parroco e gli dissi: “Sono pronta, cominciamo”. Dopo un anno mi ero resa conto che non potevo fare a meno della messa e di prendere la comunione».

Prima il Signore, poi Chiara e Francesco

Suor Maria Manuela spiega anche il motivo della scelta di clausura. «Clarissa perché cercavo, ad un certo punto, un “dove” collocarmi. Dopo aver incontrato il mio parroco, ho conosciuto una clarissa. Vedevo nei suoi occhi l’amore per il Signore e la Chiesa. L’amore per Chiara e Francesco li ho conosciuti dopo, in monastero».

“Ostacoli, prove, sofferenze”

Poi aggiunge: «Quando scegli il Signore è perché hai incontrato un di più, anche se ci sono prove, ostacoli, sofferenze durante questo incontro. Se non ci fosse un di più, nessuno lascerebbe qualcosa di sicuro per il Signore. E io sono trent’anni che vivo in monastero».

«Spesso ho pensato di aver sbagliato strada, di avere dubbi o paura di questa vita. La grata mi terrorizzava. Una volta che è intervenuto il Signore, non mi sono potuta non esporre. La vita di clausura si può provare: basta restare una settimana in monastero: è una vita piena, le ore non bastano mai. Servirebbero giorni di 48 ore per fare tutto!».

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