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Francia: decanonizziamo San Giovanni Paolo II, accostava le donne a Maria

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©Giancarlo GIULIANI I CPP I CIRIC

Paola Belletti - pubblicato il 14/03/19

Sì, una vera e propria caccia all’uomo e quell’uomo è proprio il Santo Giovanni Paolo II

Voix décisive qui a conduit le pape Paul VI à condamner la contraception (encyclique Humanæ vitæ), Jean Paul II, devenu pape, a élaboré une théologie de la « Femme », toujours référée à la Vierge Marie, figure de silence et d’obéissance.  Voce decisiva che ha condotto il Papa Paolo VI a condannare la contraccezione (enciclica Humane vitae), Giovanni Paolo II, divenuto papa, ha elaborato una teologia della “Donna” sempre riferita alla Vergine Maria, figura di silenzio e di obbedienza.

Cioè, quest’uomo, al cui nome da papa non viene premessa la S per la sua santità, ha diverse colpe. Innanzitutto quella di aver quasi sedotto un altro pontefice a considerare un male la contraccezione. La stima che queste due intellettuali nutrono non tanto per gli uomini implicati ma per la Chiesa stessa è sotto il livello minimo accettabile. Basta che una personalità particolarmente carismatica si imponga ed ecco che lo sguardo sulle donne e la vocazione femminile si adatta all’architettura delle sue idee: astratte, maschili, opprimenti. Ma la Chiesa non era di Cristo e il Papa a servizio della fede nella quale anche i peggiori pontefici della storia hanno sempre confermato il popolo?

Peccato che non siano invece grate fino alle lacrime a questi due uomini che hanno posto un argine robusto a difesa della verità del matrimonio e della dignità della donna: la contraccezione sembra fatta proprio contro di noi.




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Ecco la terribile sequenza: idea artefatta di “Donna”, ideologia opprimente, mentalità abusante 

Ma il sillogismo prosegue: queste idee, lo diranno a breve, sono diventate ideologia ed è da questa ideologia che sono scaturiti gli abusi. La mentalità abusante ha un autore, la cultura dell’abuso un mandante: Giovanni Paolo II.

Anzi figura come abuso originario nei confronti delle donne, quasi matrice di tutto l’inferno che si sarebbe scatenato in seguito, proprio questa strana idealizzazione, questa tromperie.

Poca stima per la Chiesa e la sua millenaria e soprannaturale sapienza e troppa, sebbene di segno negativo, per i singoli esseri umani. Sì perché secondo loro è “sotto la sua (di Giovanni Paolo II NdR) influenza che la “Donna” diventa un concetto, concepito esclusivamente da uomini, celibi per giunta- per cui l’unica vocazione è di aiutare l’uomo per mezzo del matrimonio e della maternità o di servire la Chiesa nella castità religiosa” (Ibidem). Un modo di vedere la donna che non ha nulla a che fare con quelle vere, di sangue, carne, anima, spirito che, aggiungono,

occorre ricordare costituiscono la metà del genere umano. (Ib)

Che bisogno c’era di essere cattoliche, studiose, teologhe e impegnate per dire quello che dal ’68 in qua va sbraitando la “Femminista”?

Cosa chiedono queste gentili signore, in conclusione? 

Poste queste isteriche premesse, ne consegue che al pontefice polacco regnante dal 1978 al 2005 è necessario sia revocata la canonizzazione. Basta santità, alle ortiche i miracoli, si ritirino le reliquie, via tutto. E nessuno diffonda mai più in alcun luogo il veleno della “teologia del corpo” che costui ha ostinatamente predicato nelle sue catechesi. Queste le richieste: si faccia avanti un bravo negoziatore esperto.

Nous demandons la décanonisation du pape Jean Paul II, protecteur des abuseurs au nom de la « raison d’Eglise » et principal artisan de la construction idéologique de la « Femme », ainsi que l’interdiction d’enseigner, de propager ou de publier la « théologie du corps » qu’il a prêchée au cours de ses catéchèses du mercredi.  Noi chiediamo la decanonizzazione del papa Giovanni Paolo II, protettore degli abusatori in nome della “ragione di Chiesa” e il principale artefice della costruzione ideologica della “Donna”, il divieto di insegnare, diffondere o pubblicare la “teologia del corpo” che ha predicato nel corso delle sue catechesi del mercoledì.

Peccato. Peccato perché il lavoro eroico di denuncia degli abusi sulle religiose è quanto mai necessario; ma non così, non odiando il maschio in quanto tale e forse dirottando su di lui la rabbia che provano per Dio stesso che le ha create anche così, come loro non vogliono nemmeno essere pensate: capaci di maternità e di sponsalità.

Private sì dell’accesso al sacerdozio, per dirne una, per il fatto che la nostra dignità non lo permette: è troppo alta, gli uomini sono ministri, ma noi siamo e rappresentiamo tutta l’umanità sposata dal Redentore.

Ed è in Cristo, uomo, maschio, che la nostra femminilità risorge, guarisce, si rigenera e medica il mondo intero. E personalmente, essere accostata a Maria SS come modello di “Donna” è la cosa più bella e commovente che mi sia mai capitata di accarezzare col pensiero! Benedetta è Lei fra tutte le donne, noi. Che bello, nella preghiera più recitata al mondo siamo sempre vicine.




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abusidonne nella chiesafemminismosan giovanni paolo ii
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