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Francia: decanonizziamo San Giovanni Paolo II, accostava le donne a Maria

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Su Le Monde è apparso l’11 marzo un appello, accoratissimo, di due donne “cattoliche impegnate”, che chiedono alla Chiesa di rigettare totalmente la teologia del corpo, vietandone insegnamento e diffusione, e di togliere l'aureola di santità a Giovanni Paolo II.

Autrici della denuncia e firmatarie della ardita richiesta sono Christine Pedotti e Anne Soupa, autorevoli intellettuali cattoliche d’Oltralpe. Ho tenuto in serbo delle virgolette per dopo.

In effetti è piuttosto insolito, per il capo visibile della Chiesa cattolica, associare le donne vere, di carne e sangue, anima e quant’altro (così ci caratterizzano le due signore nel loro j’accuse), alla Madonna.

Altra colpa che viene contestata così poco virilmente ad un uomo defunto? Avere convinto (con l’inganno, con qualche sofisma teologico) un altro pontefice, Paolo VI, anch’egli santo – ma non creda di stare tranquillo nemmeno lui, qua la macchina della purificazione si è messa in moto- a condannare come un male la contraccezione nell’enciclica Humane Vitae. Peccato che non siano invece grate a questi uomini che hanno difeso la verità del matrimonio e posto un argine robusto allo sfruttamento e allo svilimento proprio del corpo della donna. La contraccezione è male e lo è soprattutto per noi. Comunque, andiamo avanti.

A Papa Francesco, per ora, sembra andare meglio. Chissà, forse la canonizzazione del Papa polacco gli sarà imputata come imprudenza giovanile (in merito all’età di pontificato, sia chiaro) e per sua fortuna aveva da poco inviato pubblicamente una lettera – il 20 agosto 2018 –  al popolo di Dio nella quale denunciava la cultura dell’abuso. Ed è a quella che fanno riferimento le due scrittrici, la Pedotti e la Soupa, così dicono almeno, ma quello che le ha particolarmente colpite  e che impugnano più spesso nella missiva pubblicata sul quotidiano Le Monde è il documentario uscito il 5 marzo in tedesco, francese e polacco, per conto di Arte, Religiose abusate: l’altro scandalo della Chiesa.

Prima di esagerare con il sarcasmo mi preme confessare il mio personale (e chissà di quanti!) e addolorato sgomento per la piaga degli abusi sessuali che stano sfregiando la Chiesa e tante, troppe vite umane, aggredendole nella loro dignità. Le vittime sono soprattutto minori (non sempre bambini, ma anche ragazzi) e donne ovvero soggetti maggiormente esposti alla violenza e al dominio da parte di uomini. Lo stesso Santo Padre, di ritorno da Abu Dhabi, ha fatto riferimento a quest’altra peste che ha colpito la Chiesa.

Per approfondire vi rimando all’ottimo articolo del nostro Giovanni Marcotullio, equilibrato e animato da amore di verità e carità.

Ma nemmeno il male più odioso anche fosse compiuto da un numero grandissimo di uomini di chiesa può scalfire la realtà ontologica e misteriosa  che la Chiesa è: corpo di Cristo, Sua sposa. E la dovuta, sacrosanta ira che si deve accendere di fronte a crimini così spregevoli non deve degenerare in furia iconoclasta a danno dell’icona stessa che è l’essere umano, maschio e femmina. 

Ma cosa contestano costoro alla Chiesa?

Ora ve lo illustrerò riportando ampi stralci dal loro originale. Ma, avendolo letto e un poco meditato, mi sono chiesta se questa rabbia non sia segretamente diretta al Padre stesso. Ve lo confesso subito: non mi ritrovo in una briciola del loro livore, dell’ostilità verso il maschio, della spinta a rivendicare una femminea superiorità che tracima dalle loro parole (e nemmeno nella loro autodefinizione come donne cattoliche, se della Chiesa odiano così tanti e così tanto e negano verità centrali della fede).

Eccole, dunque:

La Journée du droit des femmes de l’an 2019 aura été pour nous, femmes, catholiques ou non, une journée de deuil et d’indignation. Nous crions notre horreur après la diffusion par Arte du documentaire Religieuses abusées, l’autre  scandale de l’Eglise, de Marie-Pierre Raimbault et Eric Quintin, consacré aux abus et viols de femmes religieuses par des prêtres.

La Giornata delle diritto delle donne dell’anno 2019 sarà stata per noi, donne, cattoliche o no, una giornata di dolore e di indignazione. Gridiamo il nostro orrore dopo la diffusione da parte di Arte del documentario Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa, di Marie-Pierre Raimbault ed Eric Quintin, dedicato agli abusi e agli stupri di religiose da parte di sacerdoti. (Le Monde, 11 marzo 2019)

Lo scandalo esiste. Gli abusi compiuti da uomini consacrati su donne consacrate esistono.

Sulla misura del fenomeno ancora non c’è piena cognizione (e personalmente, per quel che vale, resto perplessa. Sia sulla qualità del documentario, sia sulle intenzioni. Le due cose si condizionano a vicenda. E in ultimo mi pare che la tesi già di per sé assurda delle due intellettuali fondatrici del Comité de la Jupe, sia grandemente inficiata: un documentario sarebbe la prova decisiva per screditare la Chiesa, un Santo Pontefice defunto e interi documenti del Magistero? Sarebbe questa la testa d’ariete per abbattere i bastioni della “mentalità abusante”?)

Ci saranno stati errori anche da parte dei più santi uomini di chiesa e connivenze di tante persone, seguiamo con pazienza e amore di verità il lavoro di indagine e purificazione.

Ci sarebbero stati sacerdoti che hanno usato e abusato anche ripetutamente di religiose approfittando della propria autorità, della maggiore forza, fisica e non, dello stato di sudditanza psicologica delle vittime. L’abuso è arrivato fino all’imposizione dell’aborto, in caso di concepimento quanto mai indesiderato, o all’obbligo di abbandono del figlio e anche della vita consacrata. Uno scempio davvero, fosse anche ad opera di uno solo.

E’ partita la caccia all’uomo

E su questo dolore anche urlato non possiamo che essere concordi. Ma l’invettiva prosegue in un crescendo che culmina in una serrata caccia all’uomo. 

Nous nous indignons du système dans lequel s’inscrivent ces faits. Non, ce ne sont pas de simples abus isolés  perpétrés par quelques pervers. Force est de constater qu’ils ressortissent de cette « culture de l’abus », dénoncée par le pape François dans sa lettre du 20 août 2018 adressée au « peuple de Dieu » à propos des abus sur les enfants. Oui, il s’agit d’un système et d’une culture qui nient le corps de l’autre, celui des enfants comme celui des femmes. Ce système s’enracine dans l’entre-soi masculin et se perpétue grâce à l’idolâtrie dans laquelle est tenue la fonction du prêtre. Mais il y a pire. Il y a le concept que l’Eglise catholique a forgé et qu’elle nomme la « Femme ».

Noi ci indigniamo per il sistema nel quale si iscrivono questi fatti. No, non sono dei semplici abusi isolati perpetrati da qualche perverso. Dobbiamo constatare che scaturiscono da questa “cultura dell’abuso” denunciata da Papa Francesco nella sua lettera del 20 agosto 2017 “al popolo di Dio” a proposito degli abusi sui bambini. Sì, si tratta di un sistema e di una cultura che negano il corpo dell’altro, quello dei bambini come quello delle donne. Questo sistema si radica nell’essere stesso mascolino e si perpetua grazie all’idolatria nella quale è mantenuta la funzione del prete. Ma c’è di peggio. C’è il concetto che la Chiesa cattolica ha forgiato e che essa chiama la “Donna”.

Sì, sembra penda una taglia sull’uomo, anzi sull’ “Uomo-Maschio”, in quanto tale. Allora stanno peccando dello stesso limite che contestano all’idea, a loro dire forgiata a bella posta dalla Chiesa – maschile – sulla “Donna”.

Esiste un modo di peccare tipico del maschio (e uno della femmina). Ma per tutti l’unica via è la grazia di Cristo che la Chiesa amministra

A dire la verità c’è qualcosa che propriamente si radica nell’essere umano maschile ed agisce proprio in situazioni come quelle descritte (anche un po’ sceneggiate) dal documentario. Ed è il caro, vecchio peccato originale con le conseguenze tipiche però che esso ha significato sull’essere umano maschio. Lo diceva in maniera chiara e amorevole un altro uomo, un grande pastore, il card. Carlo Caffarra nella Lettera alla donna:

(…) Posto di fronte alla donna, l’uomo che è nella giustizia perché in alleanza col Signore, prova gioia, stupore, perché finalmente è con una persona (…) e non con qualcosa. Ora questa visione della persona si è corrotta in istinto e tentativo di dominare. (…) e l’esperienza di ieri e di oggi dimostra che l’uomo, possedendo maggior forza, domina ed assoggetta la donna. La donna viene violentata, sfruttata, picchiata, asservita. E’ importante che comprendiamo bene questa peculiare trasformazione-corruzione dell’originario rapporto di comunione in rapporto di dominio. Esso consiste in una degradazione che viene compiuta nei confronti della donna dentro al cuore dell’uomo. Una degradazione che consiste nel ridurre la persona della donna ad una corpo di cui poter far uso o per la riproduzione o per il proprio piacere. E’ una vera e propria de-personalizzazione compiuta nei confronti della donna, a causa della quale de-personalizzazione viene sottratta all’unità uomo-donna la dignità del dono. (Lettera alla Donna, Giubileo del 2000)

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