Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

I Patti prematrimoniali possono essere motivo di nullità del matrimonio?

RAI / Youtube
Lorenzo Fontana negli studi di Porta a Porta - Rai 1
Condividi

Non è detto che l'attuale legislatura riuscirà a portare a termine l'iter dei “prenup”, gli accordi pre-nozze all'italiana. Del resto gli stessi erano già in agenda (con provvedimento bipartisan) nella legislatura precedente e se pure non ce la facesse il governo Conte a mandare la cosa a segno ci penserebbe qualcuno dopo. Anzitutto però cerchiamo di capire il tema – che è il pericolo sociale e spirituale comportato da una tale norma –, quindi prepariamoci alle debite considerazioni pratiche.

Non sappiamo ancora se i patti prematrimoniali del governo Conte riusciranno a vedere la luce. Ad ogni modo c’è un dato – che è politico – e che è la volontà di introdurre per via normativa un ulteriore elemento di instabilità sociale a mezzo dell’ennesima mina sull’istituto famigliare.

Non che un simile provvedimento abbia un peculiare colore politico, ovviamente: stavolta la compagine è quella gialloverde (e ci dicono che l’iniziativa sarebbe piuttosto grillina che leghista), ma tre anni fa il medesimo tentativo fu fatto dalla piddina Alessia Morani e dal forzista Luca D’Alessandro. Dunque sembra essere soprattutto un’iniziativa di quello che Del Noce chiamava “il partito radicale di massa”.

L’altro dato politico – l’ultimo cui qui accenniamo – è tuttavia il veto non-posto dal ministro della Famiglia: naturale che in una compagine di governo si debbano fare delle scelte… curioso che non si colga la portata deflagrante di un provvedimento come quello dei patti prematrimoniali.

È evidente difatti come i “prenup” (all’americana) siano solo l’altra faccia del “divorzio-lampo”, che la legislatura “del Nazareno” approvò nel 2015 (legge 55 del 6 maggio): quali siano gli effetti sulla stabilità dello stato civile italiano sarebbe immaginabile anche senza studiare le (puntuali) conferme dell’Istat (inverno demografico e crescente povertà in testa); noi vorremmo invece soffermarci su una domanda afferente al diritto concordatario – i patti prematrimoniali non costituiscono già in sé una causa di nullità per il matrimonio sacramentale cattolico?

I patti prematrimoniali

Per cercare di rispondere meno scorrettamente possibile alla domanda – e tenendo a mente che il diritto concordatario e quello canonico matrimoniale sono già di per sé lave proteiformi – richiamiamo anzitutto che cosa s’intenda per “patti prematrimoniali”. Recuperiamo perciò le dichiarazioni al Corriere dell’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente degli Avvocati matrimonialisti italiani:

Va detto che si tratta di una rivoluzione copernicana anche se poi i nostri patti pre-matrimoniali saranno più soft, più mediterranei, più umani rispetto a quelli previsti in Gran Bretagna e negli Usa nei quali si può scrivere di tutto, compresi numero e modalità dei rapporti sessuali.

Dopo aver dunque ricordato che, nel dispositivo attualmente in discussione in Parlamento sarebbero esclusi gli accordi relativi all’affidamento dei figli, sintetizzava così Dino Martirano sulle colonne di Via Solferino:

Si parte dai rapporti personali che regolano, per esempio, la città di residenza e l’eventualità di un trasloco per motivi di lavoro. Poi ci sono i rapporti patrimoniali per stabilire cosa spetta a chi in caso di separazione o divorzio e infine «i criteri per l’educazione dei figli» che potrebbero riguardare la preferenza verso un certo tipo di scuola (statale, cattolica, straniera, etc). Tutto, davanti a un notaio o un avvocato, va scritto nel «rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona, dell’ordine pubblico e del buon costume».

Dunque i patti – che sarebbero non obbligatori, in Italia, ma legalmente vincolanti una volta sottoscritti – si occuperebbero di questioni patrimoniali e relative all’educazione dei figli, con possibili accordi sull’eventuale rottura del vincolo.

Il matrimonio secondo la Chiesa

Ecco, qui sta – in nuce – il problema canonico da dirimere, poiché andare all’altare con delle clausole già firmate per normare gli eventi in caso di divorzio, significa de facto infirmare la solidità del consenso, ovvero escluderne l’indissolubilità. Il che sembrerebbe costituire di per sé una causa di nullità matrimoniale.

Andiamo con ordine e cerchiamo di limitarci ai soli fondamentali. Nella costituzione pastorale Gaudium et Spes il Concilio Vaticano II si esprime così circa il vincolo matrimoniale:

L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall’alleanza dei coniugi, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale. E così, è dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino. In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall’arbitrio dell’uomo . Perché è Dio stesso l’autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini (106): tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana.

Per la sua stessa natura l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale « non sono più due, ma una sola carne » (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono.

Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità (107).

Gaudium et spes 48

Proseguendo successivamente alla ricaduta normativa del dettato conciliare, gli estensori del Codice di Diritto Canonico del 1983 (che sostituisce quello “pio-benedettino” del 1917) compilarono i seguenti canoni:

Can. 1101 – § 1. Il consenso interno dell’animo si presume conforme alle parole o ai segni adoperati nel celebrare il matrimonio.

§ 2. Ma se una o entrambe le parti escludono con un positivo atto di volontà il matrimonio stesso, oppure un suo elemento essenziale o una sua proprietà essenziale, contraggono invalidamente.

Insomma, se si va all’altare (non sotto costrizione, beninteso) con la persona che si desidera sposare, ma frapponendo tra sé e il proprio consenso l’esclusione o la limitazione di cose come la prole (uno non vuole avere figli), l’indissolubilità (cioè non si esclude il divorzio), l’unità/fedeltà (uno si sposa ma già si ripromette di tradire il coniuge, magari pur non volendo divorziare)… se ricorre anche solo una di queste condizioni, il matrimonio è nullo.

I “prenup” secondo la Chiesa

E ora si capisce forse un po’ meglio perché l’aver sottoscritto un accordo sulla spartizione dei beni in caso di divorzio assomigli moltissimo all’esclusione dell’indissolubilità del vincolo. Forse Bertini Malgarini e quelli che lo avranno aiutato nei dialoghi di Romolo + Giuly (andato in onda nello scorso autunno su Sky Italia) neppure si rendevano conto di quanto il loro notaio si avvicinasse alla tragica realtà dei sacri canoni mentre – in una surreale climax di condizioni grottesche – concludeva:

…il giorno stesso verrà fatta richiesta di annullamento [sic!] alla Sacra Rota dopodiché la signorina […] nulla avrà a che pretendere.

È verissimo, infatti, che con queste premesse il processo per il riconoscimento della nullità durerebbe un giorno.

I patti prematrimoniali, però, sembrano essere stati considerati dal legislatore ecclesiastico più specificamente nel canone successivo, che recita:

Can. 1102 – § 1. Non si può contrarre validamente il matrimonio sotto condizione futura.

§ 2. Il matrimonio celebrato sotto condizione passata o presente è valido o no, a seconda che esista o no ciò su cui si fonda la condizione.

§ 3. Tuttavia non si può porre lecitamente la condizione di cui nel § 2, se non con la licenza dell’Ordinario del luogo.

Qui si aprirebbe una ridda di considerazioni su cosa sia ascrivibile alla condizione passata/presente o futura: alcuni canonisti, ad esempio, vorrebbero considerare nel primo gruppo anche condizioni quali “ti sposo a condizione che non torni a giocare d’azzardo” (o “a bere”, “a drogarti”) e via dicendo, ma la materia è estremamente liquida – soprattutto non tocca il punto centrale della questione, che consta soprattutto, hic et nunc, nella posizione di clausole di separazione.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.