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Cosa sono i 7 salmi penitenziali?

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Josh Applegate | CCO

Gaudium Press - pubblicato il 13/03/19

Nei salmi penitenziali troviamo fiumi di saggezza, lode e perdono

del diacono Felipe Isaac Paschoal Rocha, EP

In natura esistono certi fenomeni meteorologici dai quali possiamo trarre grandi lezioni per la nostra vita spirituale. Contemplando un bel tramonto o l’arcobaleno, o magari il candore di un campo totalmente innevato, la nostra anima loda il Creatore per tutti i doni della creazione. Questi spettacoli rappresentano bene l’unione dell’anima giusta con il Creatore.

Altri fenomeni, del tutto diversi da quelli menzionati, rappresentano bene la Giustizia divina, maestosa e implacabile nei confronti del peccatore incallito. La vediamo così rappresentata nelle tempeste violente, nei tuoni assordanti e ancora negli uragani devastanti.

È proprio questa divina implacabilità del Creatore che vediamo rappresentata in alcuni salmi delle Sacre Scritture! “Se tieni conto delle colpe, Signore, chi potrà resistere?” (Salmo 129, 3); “Poiché le mie iniquità sorpassano il mio capo; sono come un grave carico, troppo pesante per me” (Salmo 37, 4); “O Signore, non correggermi nella tua ira, non castigarmi nel tuo sdegno” (Salmo 6, 2). Questi e altri salmi ci dimostrano l’inesorabilità di Dio nei confronti di chi non si pente dei propri peccati, ma sarà solo questo aspetto che si troverà nella lettura dei salmi penitenziali, queste vere perle della letteratura? Nei salmi penitenziali troviamo in realtà fiumi di saggezza, lode e perdono.




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Il Libro dei Salmi, un’opera sapienziale

I salmi che abbiamo considerato compongono, insieme a molti altri, il Libro dei Salmi. Originariamente si intitolava Libro degli Inni, e con la traduzione dei 40 passò ad avere il nome con cui lo conosciamo oggi. Insieme ai libri di Giobbe, dei Proverbi, del Qoelet, al Cantico di Cantici, al libro della Sapienza e al Siracide, il Libro dei Salmi compone nell’Antico Testamento la classe dei libri denominati Sapienziali. Sono chiamati così perché attraverso di loro possiamo trarre i presupposti necessari per conoscere Dio partendo dalle creature. In loro troviamo consigli divini per avere una vita giusta, e attraverso questa per essere in pace con il Creatore. Ci insegnano a vivere con saggezza.

Nel caso concreto del Libro dei Salmi, è composto da 150 salmi redatti nelle epoche più diverse, e da vari autori. All’inizio erano tutti attribuiti a colui che è noto come il “Cantore di Israele” (2 Samuele 23, 1): il profeta David. In seguito si è verificato che è più corretto affermare che i salmi sono stati scritti non da uno, ma da diversi autori. Vediamo allora in alcuni punti la mano del Grande Davide, che ha segnato non solo la storia del popolo ebraico, ma anche quella del mondo, essendo uno degli antenati di Nostro Signore; in altri salmi troviamo la mano di personaggi tirati via dall’anonimato della Storia – dei quali non si conosce neanche la vita –, come Emam; in altri ancora, è anonimo l’autore. Tutta la questione è comunque secondaria, tenendo in considerazione la bellezza, l’intuito e i vari modi con cui sono stati scritti i salmi.

Modi per lodare Dio

In tutti i salmi si nota un tema frequente: sono stati scritti in forma poetica con l’obiettivo di lodare e rendere grazie a Dio, mostrando all’uomo il modo in cui Egli agisce nel corso di tutta la Storia – con premi o castighi –, dal momento della creazione e perfino nella vita quotidiana dei poveri mortali. In alcuni salmi troviamo in particolare una nota di supplica per qualche catastrofe che si sta per verificare, chiedendo a Dio che non si concretizzi; in altri il tono è di azione di grazie per un beneficio ricevuto. Tra i tanti altri modi in cui sono stati scritti i salmi, possiamo sottolineare quelli che lodano particolarmente la maestà di Dio, come il salmo 113 (1-4) – “Lodate, o servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre! Dal sol levante fino al ponente sia lodato il nome del Signore. Il Signore è superiore a tutte le nazioni” – o quelli che possiedono un carattere liturgico ed erano usati nelle feste dell’antico Israele e nei pellegrinaggi a Gerusalemme – “Mi sono rallegrato quando m’hanno detto: «Andiamo alla casa del Signore». I nostri passi si sono fermati alle tue porte, o Gerusalemme” (Salmo 122, 1-2).


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Ci sono poi alcuni salmi che contengono singolarmente una richiesta di perdono. Possiedono un carattere di pentimento, contrizione e sacrificio, in cui si rappresenta nitidamente il rigore della Giustizia divina nei confronti del peccatore incallito nelle sue mancanze – e a cui possiamo paragonare davvero le terribili catastrofi che elencavamo poco fa. Sono proprio i salmi che la pietà cattolica ha definito Penitenziali.

Clamorose richieste di perdono

Sono detti Salmi Penitenziali quelli che la Vulgata enumera come i salmi 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142. Più degli altri, possiedono sentimenti di penitenza, con cui il salmista constata la gravità del suo peccato e chiede a Dio il perdono immeritato. In questi sette salmi vediamo chiaramente la Maestà divina che viene insultata dal peccato, e di pari passo verifichiamo il vero – e pungente – esempio del salmista, che si pente completamente della cattiva azione commessa e implora da Dio indulgenza per i suoi crimini. Partendo da questo atteggiamento di contrizione nasce un’altra supplica: quella che Dio plachi la sua sana ira, e considerando l’infinita bontà divina il salmista prega Dio di alleviare il castigo.

Da tempi immemorabili la Santa Chiesa ha adottato questi sette salmi per usarli come una “fonte penitenziale”, incutendo attraverso di loro nei fedeli il vero spirito di pentimento dei peccati e facendo sì che tutti si pentano delle proprie mancanze. Il risultato è che questi salmi figurano in vari momenti della vita della Chiesa – l’ufficio divino, la sacra liturgia, la recita quotidiana e silenziosa, il canto in coro. Origene affermava che il motivo che ha portato la Chiesa a scegliere sette salmi penitenziali equivaleva a sette modi con cui si acquisisce il perdono dei peccati: il Battesimo, il martirio, le elemosine, perdonando i peccati altrui, convertendo il prossimo, effondendo la carità e infine mediante la penitenza.

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