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Dio, patria e famiglia: senza siamo tutti più soli, fragili e depressi

Monica Cirinnà,

Facebook / Monica Cirinnà

Silvana De Mari - pubblicato il 12/03/19

Le radici del nostro benessere psico-fisico sono davvero Dio, la patria e la famiglia. Non è questione di slogan.

Biochimica della perdita di identità. Sia chiaro che questa è un’estrema semplificazione, tanto per rendere un’idea delle dimensioni del danno. L’essere umano è più complesso. La religione ci permette di sentire sempre uno Sguardo su di noi. Qualcosa di simile allo sguardo di papà e mamma. Come il bimbo fabbrica endorfine quando mamma lo guarda (e non sta urlando), soprattutto quando lo guarda con affetto, così il credente fabbrica endorfine quando prega.

Le endorfine potenziano il sistema immunitario, potenziano il sistema cognitivo e annullano o almeno diminuiscono la percezione del dolore. Secondo i liberi pensatori sarebbero le endorfine, un picco di endorfine verticale, a permettere i miracoli di guarigione. In USA in molti ospedali e cliniche chiedono se si desidera un conforto religioso e sono in grado di fornirlo. Le assicurazioni statunitensi, che di quattrini se ne intendono e quindi sono bravine a fare le statistiche, hanno notato che dove si prega la durata delle degenze a parità di patologia era più breve e hanno chiesto che negli ospedali e cliniche ci sia un luogo di preghiera, così che la gente si guarisca con le endorfine proprie e non coi medicinali pagati da loro.


PRAYING

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Gli atei, i bambini non battezzati, hanno quindi un’arma in meno per affrontare la vita, la malattia e il dolore. La religione ci dà un senso di appartenenza. Sia Primo Levi intuitivamente (I sommersi e i salvati) che il neuropsichiatra Seligman mediante statistiche (Imparare l’ottimismo. Fiorire) notano che qualsiasi sia il disastro (lager, malattia, morte di persone amate) le persone credenti hanno più risorse. Quando tengo in mano il Rosario di mia madre che era stato di mia nonna, so che è stato sgranato incessantemente durante la guerra e le malattie dei figli e questo mi dà un potente senso di affiliazione al gruppo, quindi fabbrico serotonina che è gratis e perciò non ho bisogno di Prozac. Serotonina e endorfine sono alte nell’affiliazione familiare. Padre e madre e nonni e bisnonni ,e le storie di famiglia, e poi fratelli, sorelle, nipoti, zii, cugini e soprattutto figli.

Quando mamma ci sorride fabbrichiamo endorfine, quando papà è fiero di noi fabbrichiamo dopamina e quando nostra sorella è fiera di noi serotonina. Col termine patria si intende l’insieme di un popolo e della sua terra, un popolo con una lingua, (a volte 3 come la Svizzera, ma è un’eccezione) sue specifiche tradizioni, suoi odori e sapori e una terra con la sua storia. Un forte patriottismo, tipo la Svizzera, porta a un forte senso civico. La versione orrenda e aggressiva del patriottismo degenere dei totalitarismi del XX secolo ha fatto morti e feriti, e ha portato al disprezzo e alla demonizzazione del patriottismo. In realtà il patriottismo è come il colesterolo: l’eccesso uccide ma la mancanza non è compatibile con la sopravvivenza. Quando la nazionale vince, quando la nostra nazione fa qualcosa di bello (premio Nobel, Olimpiadi, record di qualcosa di carino) fabbrichiamo serotonina e dopamina. Primo Levi racconta il sollievo quando nella babele del lager sentiva parlare italiano. Senza Dio, senza patria, senza famiglia vuol dire essere scorticati dal punto di vista biochimico, con i neurotrasmettitori a terra e quindi particolarmente predisposti a sostituirli con Prozac, Valium, cannabis, alcool e altro, vuol dire essere più facilmente depressi o fobici, vuol dire essere fragili, sradicati. Qualcuno che può essere facilmente abbattuto, incatenato, sostituito. Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli.


Monica Cirinnà,

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