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"Dio, patria e famiglia. Che vita di mer..". Lo slogan di Cirinnà non piace a nessuno

Monica Cirinnà,

Facebook / Monica Cirinnà

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 11/03/19

Paladina delle unioni gay, la senatrice si è presa le critiche di destra e sinistra. Lei si giustifica: non è contro la Chiesa, non ho il dono della fede, ma rispetto profondamente tutti i credenti

Oggi Monica Cirinnà sarà impegnata a presentare il suo libro sulle unioni civili in compagnia di Vladimir Luxuria a Tor Bella Monaca a Roma. Eppure di lei si sta continuando a parlare insistentemente non per il libro, ma per la foto postata su facebook che la ritrae orgogliosa con un cartello in mano: “Dio, patria e famiglia. Che vita di merda”.

La Cirinnà ha posato con lo slogan durante la manifestazione dell’8 marzo a Roma, in occasione della Festa della Donna, nel corso della quale è stato contestato il Disegno di legge Pillon (QUI IL TESTO) – che prende il nome del senatore che lo ha firmato per primo, il leghista Simone Pillon – e prevede un cambiamento nelle leggi sulle separazioni, sul divorzio e sull’affido condiviso dei minori, introducendo la figura del mediatore familiare, e la possibilità dell’abolizione dell’assegno di mantenimento sulla famiglia.


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Da Pillon a “Dio, patria e famiglia. Che vita de merda” c’è però un bel salto. Sopratutto se a sbandierarlo è una parlamentare non credente (un tempo lo era) e che ha fatto della battaglia a favore delle coppie omosessuali più di una ragione di vita.

Così si è giustificata

Cirinnà in queste ore si sta aggrappando ad ogni giustificazione possibile, poiché subissata di critiche da esponenti politici di destra e di sinistra per aver mostrato con orgoglio quel cartello che ironizza su concetti come quello di Dio, o della famiglia, che per molti sono tutt’altro che accostati ad una “vita di merda”.

Lei dice di aver fatto riferimento ad uno slogan «fascista». «La mia critica non va né alla Chiesa, né alla patria, né alla famiglia – afferma Cirinnà – con quella foto ho denunciato la ripresa di uno slogan fascista, criticando chi di quei tre concetti si fa scudo per creare un clima di discriminazione, oscurantismo e regressione culturale. E chi ancora oggi propugna un concetto di famiglia che non riconosce l’autonomia femminile e anzi opprime le donne. Sono convinta che chi tiene davvero a quei tre concetti sia il primo a volerli difendere da ogni strumentalizzazione medievale, e dunque abbia perfettamente compreso il messaggio, senza sentirsene offeso» (La Repubblica, 11 marzo).




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“Non ho il dono della fede…”

«Non ho il dono della fede – dice la senatrice Pd e relatrice della legge sulle unioni civili – ma rispetto profondamente tutti i credenti, senza mai averli blanditi con rosario e Vangelo per poi tradirne gli insegnamenti» (frecciata a Matteo Salvini, che in campagna elettorale si era presentato con un rosario, per poi affrontare il tema dei migranti in antitesi alle posizioni della Chiesa ndr).

«Sono una rappresentante del popolo italiano e credo che patria sia la comunità delle persone libere ed eguali, inclusiva accogliente solidale. Riconosco la bellezza della famiglia, tanto da aver lavorato per riconoscere tutte le famiglie di questo Paese», aggiunge Cirinnà (Il Giornale, 10 marzo).




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