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Il digiuno mi ha insegnato quanto può sfamarmi la preghiera

UŚMIECHNIĘTA KOBIETA
Anete Lūsiņa/Unsplash | CC0
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Si può digiunare in tanti modi, ma prendere sul serio quello a pane e acqua ci mette alla prova e ridesta la nostra umanità vera.

Io di digiuno non ne so molto, a dire la verità non ne ho fatti molti nella mia vita.

Sono molto brava a fare i digiuni alternativi: meno cellulare, meno social, niente dolci, caffè, Tv spenta, niente pettegolezzo. Cioè più che brava a farli, sono molto creativa nell’inventarli, ma anche se sono tutte forme di astinenza difficili da portare avanti per 40 giorni interi mi sono accorta che spesso le ho usate come scuse per non digiunare: sono digiuni, ma non il digiuno “pane e acqua”. Sono fioretti, rinunce quaresimali, ma quello che ci viene chiesto il mercoledì delle ceneri o il venerdì santo è un’altra cosa.

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È molto più difficile e non possiamo nasconderci dietro al “eh ma quest’anno ho già scelto di digiunare dalla tecnologia, quindi posso mangiare quello che voglio”. Sono due impegni entrambi con le loro difficoltà, ma il digiuno pane e acqua è qualcosa di particolare, che proprio per la sua peculiarità rinforza il nostro spirito come nessun altra astinenza riesce a fare.

Quando digiuni a pane e acqua ti aggiri per casa come un animale famelico pronto a sbranare di tutto e tuo marito tira fuori la mimetica pronto a sedarti.

Quando digiuni a pane e acqua eviti i supermercati come la peste e i cinque minuti di fila alla cassa davanti al muro di kinder bueno e kinder cereali durano circa 47 ore (senza contare che di sicuro ti faranno conquistare la camera con vista in paradiso).

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Quando digiuni a pane e acqua il collega tirchio che non offre mai neanche un caffè decide di portare la torta in ufficio per il suo compleanno dalla pasticceria più buona della città, ed è anche del tuo gusto preferito, tua madre che non ti prepara quel dolce che le chiedi da circa un anno ha deciso che oggi era il giorno giusto per accontentarti e i vicini fanno il bbq sotto la tua finestra anche se non è domenica.

Quando digiuni a pane a acqua tutti i palinsesti televisivi sono sintonizzati su un unico argomento: il cibo.

POST W INTENCJI BEZDOMNYCH
Shutterstock

Quando digiuni a pane e acqua anche la mela mezza andata o la ricotta sciapa o il semolino di tua figlia di sei mesi ti sembrano allettanti. Tutto è più allettante di quel pane insipido.

Quando invece rinunci ai dolci o al caffè comunque puoi sempre rifarti su qualcos’altro di consentito: pizza, pasta o un altro piatto che placa quella “voglia” che è più una fame mentale, emotiva, che non reale. Perché quella reale anche il pane e acqua la placa.

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Ma è proprio quando hai fame nella mente che devi sfamarla con altro: tipo la preghiera.

Quando digiuni a pane e acqua viene fuori il lato bello della nostra umanità: no, non siamo animali guidati da istinti incontrollabili, noi possiamo dominare le nostre pulsioni, il problema è sempre avere la giusta motivazione. Spesso una dieta è più che sufficiente come motivazione, il digiuno che ci prescriviamo da soli o quello che ci consiglia l’ultimo libro del nutrizionista per stare bene è la più convincente delle motivazioni. Invece proprio non riusciamo a capire il perché Dio è così cattivo con noi da chiederci questa cosa demodé e antiquata che è il digiuno. In fondo io faccio già tanti altri sacrifici tipo sopportare la collega tutti i giorni, non sparlare di mia suocera, pregare: insomma, altre scuse per evitare quella che sembra una pratica medievale che forse andava bene fino all’epoca di mia nonna.

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Ma il digiuno, proprio perché è così duro, proprio perché ci mette di fronte la nostra debolezza, alla nostra umana dipendenza, proprio perché forse non riusciamo a comprenderlo fino in fondo e ci costa davvero farlo, è una potentissima arma. Per arrivare alla fine di una giornata di digiuno senza sbattere la testa contro il muro serve rallentare. Serve pregare, serve distaccarci dalla nostra solita dimensione.

È bellissimo vedere come il corpo può diventare uno strumento indispensabile per elevare il nostro spirito:

con il digiuno tocchiamo con mano quanto questo corpo sia davvero tempio dello Spirito Santo, quanto rispetto gli dobbiamo e cosa può essere capace di fare se è sostenuto dalla forza della preghiera. Allora ben venga il digiuno, quello che ci mette alla prova, quello che ci fa soffrire: non quello che siamo felici di fare pensando a quanto diventeremo belle e a come ci starà bene quel pantalone che c’è solo nella taglia 42. Questo, di digiuno, non vale perché troppo facile e anche se fa spazio nel corpo, non lo fa nella mente perché la riempe di altri pensieri e non di preghiera.

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Allora, anche se come me siete un po’ delle schiappe in questa cosa del digiuno, provate, prima o poi ci riuscirete e comunque potete sempre pregare chiedendo aiuto a Lui (anche se c’è una altissima probabilità che alzando gli occhi al cielo quella nuvola potrà sembrarvi un sofficissimo zucchero filato!).

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