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Il sacerdote cattolico: ministro di Dio per i suoi fratelli

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Padre Bruno Esposito, OP - pubblicato il 08/03/19

Allora cosa fare? È necessario ripartire dal positivo e questo lo si può fare leggendo chiaramente la causa dell’attuale situazione: la crisi di fede! Usando una terminologia di baconiana memoria, possiamo dire che alla pars destruens degli ultimi decenni, deve seguire necessariamente, s’impone, la pars construens per il presente ed il futuro. Oggi è necessario “riformare” la figura del sacerdote e quindi “formarlo” avendo presente che la forma, il modello è solo il Cristo, in quanto il sacerdote è un alter Christus! Quel Cristo che ha dato la sua vita per l’umanità e chiede ad alcuni di dare ugualmente la vita per i fratelli (cf 1 Gv 3, 16) e che come leggiamo nel vangelo di Marco: “Ne costituì dodici affinché stessero con lui …” (3, 14). Stare con Lui: questo è il segreto! Questo significa investire le risorse migliori che la Chiesa possiede al presente, per aiutare i giovani nel discernimento vocazionale, nella formazione iniziale in seminario e successivamente nella formazione permanente, espressione eloquente ed insostituibile della sollecitudine paterna del vescovo e della fraternità sacerdotale. Però, in modo particolare, è importante aiutare all’inizio quanti credono di sentire la chiamata da parte di Dio al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, a verificare se è una vera chiamata o solo un mero e non fondato desiderio della persona. Sicuramente deve essere rivisto il modo di vivere ed organizzare la vita negli anni della formazione iniziale in seminario, sentito e vissuto molte volte più con lo spirito di chi vive in una caserma e deve sopravvivere al sergente di turno, che un momento per verificare, prima di tutto per il bene del formando, se veramente è Dio che lo sta chiamando. Scoprendo che la vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata è prima di tutto una questione di amore: la scoperta dell’amore di Dio per me in un progetto di amore per la mia vita attraverso la consacrazione a Lui e per il servizio dei fratelli (cf 1 Gv 4). Infatti, sono convinto che è proprio il non realizzare con amore la propria vocazione, spieghi tante crisi nella vita sacerdotale e religiosa, come del resto nella vita matrimoniale. O d’altra parte, evidenzia che non c’è stata una vera “vocazione”. In ogni situazione che viviamo, soprattutto in ogni rapporto, con Dio o con un’altra persona, in un rapporto di amicizia o di amore, si esige di viverlo ogni giorno, con una tensione ed attenzione all’altro, che soli costruiscono e consolidano il rapporto. Senza questo impegno quotidiano ogni rapporto svilisce e muore ed alla fine ci si ritrova un estraneo accanto. Non si può dare nulla di fatto una volta per tutte o di scontato in un rapporto personale! Questo estraneo potrà essere anche Dio per il sacerdote ed il consacrato, ed allora si possono immaginare le conseguenze.

Tutto questo nella consapevolezza realistica, che coloro che sentono la chiamata sono figli del proprio tempo, quindi persone che sono convinte che a loro tutto è dovuto e che non sanno il vero significato del sacrificio e della rinuncia per qualcuno o per un bene maggiore. Chesterton argutamente notava in Cosa c’è di sbagliato nel mondo : “Non ci sono persone non educate. [… ma] la maggior parte di loro sono educati male”. A questo si deve aggiungere anche l’eventualità, non così remota, di quanti sanno benissimo di non avere la vocazione e quindi le capacità, ma vogliono, per i più svariati motivi, intraprendere una strada che farà la loro infelicità e quella di coloro che incontreranno. Il non riconoscere una tale mancanza o il non farla presente, è una grave disonestà ed omissione da parte del formando ovvero del responsabile della sua formazione.  Ecco perché è necessario avere dei formatori preparati sotto tutti i punti di vista. La vita del sacerdote di Cristo non è stata e non sarà mai “semplice”, come non lo è stata la vita di Cristo in quanto come lui, è stata e sarà sempre segno di contraddizione per un mondo egoista che non può accettare la gratuità (cf Lc 2, 34). Allo stesso tempo, alla luce della fede, è importante non dimenticare una sacrosanta verità che amava ricordare il Card. Journet: la Chiesa è santa, sono peccatori gli uomini di Chiesa che la tradiscono peccando contro il Suo Divin Fondatore, Cristo Gesù ed il suo progetto di amore per me!

Concludo questa breve riflessione invitando alla lettura di un bellissimo romanzo di Bernanos, Il diario di un curato di campagna. Un semplice prete, da tutti poco stimato, compreso lui, che scoprendosi malato di cancro si ritira nella casa di un suo compagno di seminario, che da tempo ha abbandonato il sacerdozio, dove trascorre gli ultimi giorni della sua vita confortato dall’inequivocabile pensiero che la sua esistenza terrena sia stata una grazia di Dio. Tra cui anche il fatto che ha appena ricevuto l’assoluzione dal suo ex confratello, che si dispiace delle circostanze, ed al quale risponde con le ultime parole: ” … perché ti dispiaci? Tutto è grazia!”. Anche l’attuale crisi, se vissuta con la forza della fede, sarà una purificazione e quindi una grazia per cui ringraziare Dio (cf 2 Cor 7, 10). Quindi è importante non restare prigionieri del male e di fare nostre oggi le parole di san Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21 e cf Sl 96). Adattando la Regola d’oro che Cristo ci ha lasciata (cf Mt 7, 12), penso che ogni giorno la preghiera di ogni sacerdote dovrebbe essere: “Signore, aiutami ad essere sempre quel presbitero/vescovo che vorrei trovare!”.

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
sacerdozio
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