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Guida cattolica al bere in Quaresima

birra

Stocksnap | Pixabay

Michael P. Foley - pubblicato il 08/03/19

Per la maggior parte della storia della Chiesa, i cattolici in Quaresima hanno digiunato, ma non si sono necessariamente astenuti dall'alcool

Spesso pensiamo alla Quaresima come a un momento per rinunciare alle nostre cose preferite, e per molti di noi l’alcool rientra tra queste, ma non è sempre stato così. Se l’astinenza volontaria è certamente lodevole, per la maggior parte della storia della Chiesa i cattolici in Quaresima si preoccupavano piuttosto del digiuno obbligatorio, che non è la semplice questione di due giorni (Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo) di oggi, ma interessava tutti e 40 i giorni.

È piuttosto interessante che questo digiuno nella Chiesa potesse essere rigoroso ma non richiese mai l’astinenza dall’alcool, anche se altri cristiani, come gli ortodossi orientali, hanno giorni di digiuno rigoroso in cui “si evitano vino e olio”. Sospetto che ci siano due motivi per l’approccio latino. In primo luogo, bere alcool era spesso più sicuro che bere acqua. Un po’ di vino aggiunto all’acqua uccide i patogeni dell’acqua, e la birra a basso contenuto di alcool conteneva alcool sufficiente da eliminare i germi ma non abbastanza da intaccare le capacità lavorative.

In secondo luogo, l’alcool – soprattutto la birra – era un modo per compensare il Grande Digiuno. Una birra speciale venne inventata proprio per offrire nutrienti extra e vitamine durante la Quaresima. Shiner Bock, familiare ai texani come l’offerta più popolare della birreria Spoetzel, veniva prodotta solo in primavera. Solo negli anni Settanta ha iniziato ad essere disponibile anche al di fuori della Quaresima. I monaci Paulaner hanno inventato la loro ottima “Salvator” come unica forma di sostentamento in tutto il periodo quaresimale. Potete leggere la loro storia qui.


birra dei monaci

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C’è poi la “Fastenbier” o “Birra Quaresimale” tedesca, in circolazione dal XV secolo e che ha guadagnato un punteggio di 4.2 su 5 su beeradvocate.com, dove si afferma:

“L’originale Birra Quaresimale Schlenkerla è una birra non filtrata, in base alla Legge sulla Purezza Bavarese del 1516. Il lievito a bassa trasformazione dà alla birra quaresimale rossiccia una torbidezza naturale. Il suo aroma affumicato si nota molto nell’odore, combinato a una sottile nota luppolo. Bevendola, la birra quaresimale mostra il suo forte aroma di malto, unito a un gusto affumicato e a una leggera amarezza. Per via del lievito, la birra quaresimale Schlenkerla ha il ‘Brotzeit‘ (la parola tedesca per lo snack pomeridiano) già incluso”.

Snack pomeridiano. Lo adoro. E notate la “Cerevisia Quadragesimae” sull’etichetta, la definizione in latino per “Birra Quaresimale”.

Per essere chiari, la birra quaresimale non rende il digiuno di 40 giorni un’estensione del Martedì Grasso. Nel 2011, un cristiano senza denominazione e birraio artigianale di nome J. Wilson ha deciso di provare la dieta liquida dei monaci Paulaner. Ha fabbricato la sua birra e non si è nutrito di altro se non di questa e di acqua per tutta la Quaresima, domeniche incluse. Wilson ha perso molti chili ma ha detto di aver trovato una lucidità che aveva mai sperimentato, e oggi nutre un nuovo rispetto per i monaci e per il loro riconoscimento annuale di fragilità e dipendenza da Dio.

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