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“Volevate essere invisibili, ma vi ho viste bene: siete il nostro Gesù quotidiano”

SOPHIE, CANCER, NURSE

Children's Health | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 07/03/19

Shelby prosegue nella sua lettera di ringraziamento a elencare le piccole premure quotidiane di cui è stata oggetto sua figlia ed è, forse, una presa di coscienza … un viaggio che prende sul serio l’ipotesi già ventilata da Calvino: quando ci si trova all’inferno ci sono due modi per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (da Le città invisibili)


NICCOLO FABI

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Vedere, non capire

Quando il buio scende fitto è lecito chiudersi a riccio e smettere di guardare al di là il proprio dolore. Ma chi osa sgranare gli occhi può intravedere segni di bene che risultano invisibili agli occhi di chi non è ferito a morte. Chi bada agli infermieri mentre c’è un proprio caro ammalato? In fondo sono solo personale di servizio. E se cominciassi a guardarli come compagnia sulla strada del dolore e se loro volessero essere compagni davvero? Su questa via azzardata non si può che arrivare a chiamare per nome il vero compagno che si fa presente dietro i volti umani.

Vi vedo. Vi vedo tutti. Voi siete il Gesù di ogni mia singola giornata. I nostri figli non avrebbero ciò di cui hanno bisogno senza di voi. Mamme come me non si sentirebbero al sicuro o capite senza di voi. State salvando la vita dei nostri bambini e noi non ce la faremmo senza di voi.
NURSE HOSPITAL
Dmitry Kalinovsky I Shutterstock

La gratitudine di questa lettera, oltre ad essere un’esplosione di bene che ha fatto commuovere il web, è una spia luminosa di altro. Non capisco fino in fondo come un genitore possa osare scrivere sulla tomba di un figlio: “Dio è più grande”; mi fermo molti passi prima.


DANIELE, MENCARELLI, POETA

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Di fronte a ogni obiezione noi vorremmo capire, figuriamoci quando c’è in ballo la morte di un figlio. Vorremmo capirne il senso, vedere spiegata la verità come un lenzuolo bianco al vento. Quando però incontriamo storie ferite come quella della famiglia di Sophie e osserviamo uno sguardo cristiano alle prese con la morsa del male, ecco che il vedere, e non il capire, diventa il centro della faccenda umana.

Finché saremo fatti di carne e ossa non capiremo mai tutto fino in fondo. La vera benedizione può essere nella vista, è il privilegio del dolore offerto e messo in mano al Cielo. Il di più di Dio è questa capacità di contenere ancora più realtà attraverso la prova. Shelby ha dimostrato che la presenza di Dio dentro la sofferenza porta in dono non una comprensione chiara, ma una vista più spalancata … che non ha finito di scoprire, di stupirsi, di accogliere. La comprensione manca (perché mia figlia? perché la morte?), ma non manca un occhio che si accorge di segni che prima non scorgeva. E’ questo il campo di battaglia, è questo che possiamo strappare all’inferno del dolore: vedere meglio chi c’è accanto, e vederlo con gli occhi della gratitudine.

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cancrofiglimalattia
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