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Solo Gesù ti libera dalla paura di perdere!

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 07/03/19

Nella fede, come nella vita, bisogna imparare a perdere. Un contadino deve imparare a perdere il proprio grano seminandolo nel campo, perché solo così porta frutto.

«Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? (Lc 9,22-25)

“Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”. Quanto buia inizialmente sembra questa affermazione di Gesù. Passiamo un’intera vita a cercare noi stessi e non si capisce perché mai dovremmo rinunciare a noi stessi, perché mai dovremmo rinnegarci. Eppure a pensarci bene Gesù ha perfettamente ragione. Solo chi sa mettersi “contro se stesso” è davvero libero. Perché solo una persona libera sa dire a se stesso sì e no. Chi pensa che la libertà sia assecondarsi non si accorge che la sua è una schiavitù pericolosissima perché priva di elementi esterni che ne facciano comprendere la sua vera natura. Chi vive così ha perso se stesso proprio nel tentativo di tenersi stretto: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà”. Nella fede, come nella vita, bisogna imparare a perdere. Un contadino deve imparare a perdere il proprio grano seminandolo nel campo, perché solo così porta frutto. Proteggerlo troppo nei sacchi lo condannerebbe a finire o a marcire. La nostra vita è imparare a rischiarla per ciò che conta. Non si può vivere sempre sulla difensiva, né si può pensare che il possesso porti felicità. Incontrare Cristo significa incontrare qualcuno che ti dà la libertà di osare, di rischiare, di prendere iniziativa. Gesù ci libera dalla dittatura della paura e ci ridà la gioia del gusto delle cose. Il mondo invece ci dà le cose, e ce le dà in grande quantità ma ci toglie completamente il loro gusto, il loro significato. “Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso?”. La bulimia delle cose ci distrae da ciò che conta davvero, che è il gusto delle cose stesse. La fede non ci promette le cose, ma il loro significato più profondo. E chi ha qualcosa di significativo nella vita non gli importa più di cercarne altre. Si diventa felici così di ciò che si ha e non si soffre più di quella grande mancanza di gioia che viene dal fatto di credere che ciò che ci renderà felici è sempre domani o altrove da qui. (Lc 9,22-25)

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