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Che cosa ha innescato l’esplosione di rabbia contro la mamma di 11 figli?

LARGE FAMILY
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C’è una famiglia italiana, normale, e sì cattolica. Marito e moglie, genitori di 11 figli e per giunta felici e non particolarmente angosciati. L’Italia ha nella denatalità la sua piaga più infetta. Eppure la famiglia, raccontata in un’intervista sul Corriere, è stata investita da una marea di commenti rabbiosi.

Ma tranquilli, conclude “Focus”:

“Gli scenari a tinte fosche dipinti da Ehrlich cinquant’anni fa non sembrano più così attuali, e pochi studiosi concorderebbero oggi con i toni usati, ma certo il pianeta può dirsi tutt’altro che fuori pericolo. E benché ci sia ormai consenso sul fatto che il controllo della popolazione non può essere imposto dall’alto e che l’educazione e l’indipendenza economica delle donne sono i fattori che maggiormente contribuiscono al declino della natalità, anche il tema della quantità degli abitanti del pianeta continua ad essere di stringente attualità”

(in “La bomba demografica è ancora innescata?”, di Chiara Palmerini, “Focus”, 14 gennaio 2018).

Gli input che ci arrivano quotidianamente attecchiscono più o meno consciamente. Nel brodo di rabbie e rancori nei quali – volenti o nolenti – siamo immersi dalla mattina alla sera si semina di tutto, comprese le tentazioni più oscure dell’animo umano.

E allora non stupisce che di fronte ad una famiglia che scommetta sul futuro di una società, di fronte ad una famiglia che “sforna” lo sproposito di 11 figli, le reazioni medie vomitino una violenza pericolosa e preoccupante.

“Che fine hanno fatto le famiglie numerose?”, si chiede “Il Sole 24Ore”.

Prendiamo dieci donne nate nel 1933 e che quest’anno hanno festeggiato gli 85 anni di età. Ebbene, in media nel corso della loro vita hanno partorito complessivamente 23 volte. E le loro dieci nipotine del 1977? Per queste è accaduto ‘solo’ 14 volte.  I dati pubblicati da Istat ci dicono di più: quello che è venuto a mancare nella struttura sociale del paese, in modo costante e continuo dalle ragazze della leva del 1933 a quelle del 1977, sono le famiglie numerose.

Se non la norma, per le donne nate prima della guerra era abbastanza comune fare tre o più figli. Tanto per restare all’esempio precedente, sui 23 bambini partoriti dalle donne nate nel 1933 ben 7 avevano almeno due tra fratelli e sorelle. Considerando l’intera popolazione, il rapporto tra i figli nati in famiglie numerose e quello di coloro che sono figli unici o con un solo fratello o sorella era di uno a due. Per i loro pronipoti nati dalle ragazze del 1977, invece, tale rapporto è sceso al 12%, praticamente ridotto di un terzo in meno di 50 anni.

Il tasso di fecondità per ciascun anno di nascita, cioè per una coorte, riferito alle donne che hanno avuto un solo figlio è anch’esso calato nello stesso periodo, ma meno sensibilmente: era 861 per mille per le nate nel 1933, è diventato 780 per quelle del 1977.

Il grafico ci mostra come questo valore sia iniziato a scendere per le donne nate nel 1955, mentre la flessione del tasso di fecondità per coloro che hanno avuto due figli è iniziata per quelle nate nell’immediato dopoguerra.

In sintesi: ciò che sembra mancare dai dati Istat non è tanto la voglia (o la possibilità) di fare figli, quanto quella di farne molti. Le famiglie con figli unici e quelle con due figli sono diminuite nel lungo periodo ad un ritmo modesto (considerando almeno fino alle attuali quarantenni), con valori inferiori ma non troppo lontani rispetto alla situazione pre-bellica. Le famiglie numerose, quelle con tre, quattro, cinque o più figli sono oramai una rarità”.

E poi venite a dirci che il Reddito di Maternità ci farebbe fare quattro salti indietro nel tempo …

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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