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Sara Doris: avevo tutto, ma sentivo un vuoto. Una catechesi ha riacceso la mia fede!

sara doris, fondazione mediolanum onlus,

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 06/03/19

Figlia di Ennio Doris, moglie e madre di 5 figli, è presidente della Fondazione Mediolanum Onlus. Ecco come racconta la fede in Gesù Cristo riscoperta grazie ai figli, e una ricchezza messa al servizio degli altri

Sara Doris è presidente della Fondazione Mediolanum, l’ente benefico di emanazione della banca fondata da suo padre Ennio e oggi guidata dal fratello Massimo, ma prima di tutto è moglie di Oscar e mamma di 5 figli: Lunachiara, Aqua, Sara Viola, Agnese e Davide. Lo scorso anno, ospite della trasmissione “Bel tempo si spera” di TV2000 ha affermato sorridendo di averli concepiti tutti con lo stesso marito di cui, tenetevi forti, è ancora molto innamorata. Solo per questo si meriterebbe una òla: di questi tempi la fedeltà è da veri rivoluzionari!

In una recente intervista a firma di Giuseppe Gazzola pubblicata su Credere ha raccontato il suo percorso di donna, di moglie e di mamma. 

Nel matrimonio non bisogna avere fretta

Nelle relazioni di coppia non siamo più capaci di aspettare, di avere pazienza, la fretta di dire la nostra ci consuma. Il matrimonio è una scuola, perché ti insegna, a volte ti costringe, a farti da parte, ad attendere i tempi dell’altro che non coincidono quasi mai con i tuoi. 

«Vivere insieme significa saper aspettare. Essere capaci di mettere davanti il noi, rispettando i tempi dell’altro. Gesù con me ha avuto una pazienza enorme: mi ha parlato per anni, tutti i giorni, prima che gli rispondessi davvero. Allora anche io non devo avere fretta di ottenere riscontri immediati ai miei desideri» (Ibidem).

La prima gravidanza? inaspettata!

La vita non rispetta i programmi e Sara infatti si accorge di aspettare la prima figlia poco dopo aver concluso gli studi universitari. Sta insieme al suo ragazzo, che oggi è suo marito, da quattro anni e vive un momento di grande spensieratezza. Tutti e due sono molto concentrati sulla carriera, sul futuro da costruire. E invece Sara scopre di portarlo in grembo, il futuro, per grazia.

«Finita l’Università e già immersa nel lavoro proprio quando dovevo partire per una nuova esperienza a Londra, ho scoperto di essere incinta. Io e Oscar, che ora è mio marito, stavamo insieme da quattro anni. Avevamo una brillante carriera da costruire, un mondo da esplorare e non pensavamo proprio a sposarci o a diventare genitori. Ma quella figlia, che non avevamo immaginato, aveva scelto noi. L’abbiamo accolta come il percorso di una nuova vita che qualcun Altro aveva disegnato per noi» (Credere).

Leggendo l’intervista emerge potente questa vocazione alla maternità in tutte le sue forme: nella capacità di attendere l’altro, di occuparsi e preoccuparsi del più debole, di spendersi, di donare. Nel suo percorso umano e professionale i bambini sono il centro, sia quelli che l’hanno resa madre nella carne, sia tutti quelli che con la fondazione ha incontrato e ha aiutato, che l’hanno resa madre nello spirito. 




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Spirito, una parola bellissima. Don Fabio Rosini dice che comunemente tutti pensiamo che l’anima sia la parte più profonda di noi, invece è lo spirito. È lì che Dio ci parla.

Gesù con me ha avuto tanta pazienza

Sara, nata in una famiglia credente che fin da piccola le trasmette la fede, negli anni si allontana, la voce del Signore diviene per lei un’eco lontana.

«Sono sempre stata credente. Ricordo come fosse oggi quando da piccola andavo a Messa la domenica mattina insieme a mio fratello, a Tombolo, nel Padovano, con i “soldini” che nonna Agnese ci aveva dato per l’offerta e per le caramelle. Eppure Gesù con me ha dovuto avere tanta pazienza: per 40 anni sono stata un po’ sorda ai suoi appelli. Poi è iniziato il mio risveglio a una fede scelta come insostituibile pane quotidiano» (Ibidem).

Una catechesi ha risvegliato la mia fede

Nonostante i successi della sua vita però sente un vuoto, una mancanza, una nostalgia. Un giorno mentre è in chiesa per portare le bambine al catechismo ascolta una catechesi sulla famiglia e scoppia a piangere. Pensa tra sé “è questo quello che stavo cercando” e così torna a risuonare forte la voce di Dio nella sua vita.

«Nella chiesa del Carmine a Milano in occasione della prima Confessione dei bambini, le catechiste delle mie figlie hanno invitato don Andrea Swiecinski, che ha fondato nel 2000 il movimento Gloriosa Trinità per tutti coloro che desiderano approfondire, scoprire o riscoprire la propria fede. Alla fine dell’incontro, seduta in prima fila, mi sono scese lacrime di commozione. Ci aveva fatto incontrare Gesù come persona, non come discorso astratto. Era proprio il mio momento di ricerca. E ho sentito che ero io la persona chiamata a nuovi passi» (Credere).

La preghiera del cuore? L’Ave Maria!

Da quel giorno non ha mai smesso di pregare e di chiedere aiuto alla Mamma: è a Lei che affida la vita dei suoi figli ai quali trasmette la fede coinvolgendoli nella preghiera:

«Se mi sveglio la mattina prima che partano le attività, inizio a ringraziare Dio, per tutto. Prego soprattutto attraverso l’Ave Maria, la preghiera che più mi viene dal cuore, forse perché vivo con il cuore di una mamma che ha cinque meravigliosi figli. Ora che Lunachiara, Aqua e Sara Viola sono grandi, la sera prego con i due più piccoli, Agnese e Davide. Per favorire una preghiera sincera e sentita, propongo loro di dire una preghiera per qualcuno che conoscono. Da poco ho scoperto che Davide, a nove anni, ha una sua preghiera “personale” che dice da solo e non mi vuole svelare…» (Ibidem)




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Sono profondamente grata per tutto ciò che ho e per questo voglio restituirlo

L’idea di sostenere l’infanzia attraverso la Fondazione Mediolanum nasce dalla gratitudine di Sara e dal suo cuore di madre: quando ricevi regali in abbondanza senti nel cuore la voglia di donare a tua volta, altrimenti a nulla serve ciò che si è ricevuto, perché tutto quello che non si dona è perso.

«Ho ricevuto tanto, ne sono consapevole. Ho ricevuto salute, intelligenza, due genitori splendidi, una famiglia vitale. Quando guardo la mia vita, mi stupisco della bellezza degli incontri che mi sono stati regalati. E allora penso che i doni una persona non li debba tenere per sé. Quello che hai ricevuto, devi provare a restituirlo» (Credere).

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