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“Non è carità cristiana”. Ecco perché il prete di Venezia ha rifiutato l’offerta “razzista”

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Don Cicutto: sono 50 euro, le desse a chi la pensa come lui. E monsignor Paglia elogia la manifestazione di Milano e rilancia l’accoglienza ai migranti

Una persona lascia una busta con un’offerta per i poveri, accompagnandola con l’invito a darla agli «italiani in primis» e «gli stranieri per ultimi», e il parroco lo invita a riprendersela perché si tratta di «slogan che non hanno niente a che fare con la fede».

Il fatto è stato rivelato da don Gino Cicutto, a capo della collaborazione pastorale di San Nicolò e San Marco a Mira (Venezia), sul foglio parrocchiale che ospita i suoi “appunti” settimanali (La Repubblica, 4 marzo).

Slogan già noti

«Quanto era scritto sulla busta – scrive don Cicutto – mi ha profondamente amareggiato e umiliato. C’era scritto: “Pro anziani, malati, al freddo o alla fame, italiani da sempre, in primis. Gli stranieri per ultimi”. Queste parole ripropongono slogan che siamo abituati a sentire, ma non hanno niente a che fare con la fede e la vita cristiana che considera i più poveri tra i primi, senza guardare il colore della pelle o la provenienza», sottolinea don Cicutto.

“Può consegnarla a chi la pensa come lui”

«La persona che ha scritto queste parole – sottolinea il parroco – deve interrogarsi seriamente sul suo essere cristiano, e se non è d’accordo su quello che è la vera carità, può passare per la canonica a riprendersi la sua ‘offerta’. Eventualmente può consegnarla a chi la pensa come lui – conclude – ma non deporla davanti al Signore».

“Non è carità cristiana”

Punzecchiato da La Zanzara, la trasmissione di Radio 24 (4 marzo), don Cicutto è stato intransigente: «Quel modo di fare non rispecchia la carità cristiana, quindi, la persona che ha lasciato questa offerta di 50 euro, può venire a riprendersi i soldi quando vuole».

Contro questo clima crescente di intolleranza che si rispecchia anche in piccoli gesti come le offerte in chiesa, si schiera monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita.

Il “noi”

Commentando a La Repubblica (3 marzo) l’imponente manifestazione contro il razzismo che si è tenuta a Milano, sabato scorso, alla quale hanno partecipato circa 250 mila persone, ha detto: «Sono rimasto felicemente sorpreso nel vedere che in questa manifestazione era presente la società nella sua pluralità. Non è stato un evento di elite. C’erano anziani e bambini, persone di tutte le estrazioni, molti dalla periferia. E’ stato l’emergere del  bisogno di un “noi” teso a ricostruire i legami».

“Oltre steccati e frontiere”

Secondo monsignor Paglia, «Manifestazioni come questa  – ha detto mons. Paglia –  aiutano a ripensare il futuro delle nostre città al di là degli steccati e delle frontiere. Quando si dice – prima le persone –  si afferma il cuore stesso, sia del cristianesimo, sia dell’umanesimo. Entrambi sono chiamati a ritrovare un’alleanza attorno al primato della persona, dell’uomo; insomma il primato del bene comune sul bene di parte».

PRESS CONFERENCE
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
Monsignor Vincenzo Paglia

Gli italiani che migrano

Il presidente della Pontifica Accademia per la Vita invoca «amore per chi chiede di entrare ma anche amore per chi parte. Si discute tanto dei migranti che vengono ai nostri confini e poi ci si dimentica che ogni anno tantissimi giovani lasciano l’Italia. Attenzione a chi arriva  e a chi parte sono due dimensioni che dovrebbero convivere. Invece si attacca chi arriva e c’è silenzio su chi fugge».

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