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La verità su Olocausto, nazismo, ebrei: Papa Francesco fa aprire gli archivi su Pio XII

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Sulla figura di Papa Pacelli sono circolate notizie contrastanti. Bergoglio è sicuro che si chiariranno molte cose. "La Chiesa non teme la storia"

«Ho deciso che l’apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII avverrà il 2 marzo 2020, a un anno esatto di distanza dall’ottantesimo anniversario dell’elezione al Soglio di Pietro di Eugenio Pacelli» (2 marzo 1940 ndr). Papa Francesco lo ha annunciato durante l’udienza ai membri dell’Archivio Segreto vaticano.

Public Domain

Il tentativo di Benedetto

Già nel 2006 Papa Benedetto XVI, aveva dato ordine di iniziare ad analizzare e catalogare le carte relative al pontificato pacelliano, in vista della beatificazione (anche se manca ancora il miracolo necessario), soprattutto per fugare una volta per tutte la leggenda nera che addita Pio XII come il pontefice che ha negato l’Olocausto e non ha mosso un dito per salvare gli ebrei dalla razzia del Ghetto (Il Messaggero, 4 marzo).

“Un momento tra i più bui e tristi”

Pio XII, ricorda Francesco, «si trovò a condurre la Barca di Pietro in un momento fra i più tristi e bui del secolo Ventesimo, agitato e in tanta parte squarciato dall’ultimo conflitto mondiale, con il conseguente periodo di riassetto delle Nazioni e la ricostruzione post-bellica».

“Poliedriche qualità”

«Questa figura – ha sottolineato Bergoglio – è stata già indagata e studiata in tanti suoi aspetti, a volte discussa e perfino criticata (si direbbe con qualche pregiudizio o esagerazione). Oggi essa è opportunamente rivalutata e anzi posta nella giusta luce per le sue poliedriche qualità: pastorali, anzitutto, ma anche teologiche, ascetiche, diplomatiche» (Vatican News, 4 febbraio).

Momenti di “esaltazione” e “tormentate decisioni”

Alla luce di questo, la decisione di papa Francesco di rendere consultabile tutta la documentazione sul pontificato di Pio XII, «sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori».

Del resto, aggiunge Francesco, «la Chiesa non ha paura della storia, anzi, la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio!» (Avvenire, 4 febbraio).

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