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Elisa, figlia di Elena Ceste, ha compiuto 18 anni. “Mamma, vorrei raccontarti il mio dolore”

SAD LONELY GIRL
By Evgeny Hmur | Shutterstock
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La ragazza da poco maggiorenne affida al mare di Instagram il suo messaggio in bottiglia. L’uccisione di sua madre le ha provocato un dolore che potrebbe confidare solo a lei!

Un corto circuito di amore dolente, quello della giovanissima Elisa Buoninconti, figlia di Elena e di Michele. Moglie e marito, vittima e omicida.

Non serve nemmeno parlare di femminicidio (termine per il quale conservo una profonda diffidenza per l’uso ideologico che se ne fa). Servirebbe forse soffermarsi di più su un dolore che  non ha nell’intensità atroce la sua sola forza; Elisa non sa a chi consegnarlo, non sa con chi parlarne, non ha occhi abbastanza fondi nel quale tuffarlo. Perché è solo alla sua mamma, Elena Ceste, che Elisa, da poco maggiorenne che vorrebbe poterne parlare. Ma è l’assenza di lei la fonte del dolore; è lo strappo compiuto da un uomo che è e resta suo papà che gliel’ha sottratta.

«Vorrei vederti un solo istante per donarti quel bacio che non ti ho dato. Vorrei per un solo istante ritrovare il tuo calore nella magia di un abbraccio, avvolgendomi nel profumo della tua pelle. Vorrei parlarti un solo istante per raccontarti il mio dolore. Vorrei ascoltarti un solo istante per consolare il mio cuore e assaporare attimi di infinito amore! Vorrei… vorrei… vorrei… ma tu mamma non puoi! Il tuo alito impalpabile mi sussurra: “Non piangere, io sono il vento che ti accarezza, il sole che ti scalda, la pioggia che ti bagna… Io sono dentro di te…!!” Mi manchi mamma».  (Famigliacristiana – Instagram)

La donna era sparita il 24 gennaio del 2014 dalla sua casa in Costigliole d’Asti; la nostra trepidazione era nulla in confronto a quella dei 4 figli che la aspettavano. Sembrava la cercasse anche il marito, invece dopo 9 mesi, tragica gestazione, il suo cadavere è stato rinvenuto coperto di fango a un chilometro da casa. E Michele Buoninconti da poco credibile marito angosciato è stato trovato colpevole della sua morte e dell’occultamento del cadavere.

Il 25 gennaio del 2015 il marito finisce agli arresti; non ha mai riconosciuto la propria colpevolezza ma le prove a suo carico sono tali da avergli meritato in Cassazione una condanna  a 30 anni di carcere.

E i figli? Senza mamma e senza papà in meno di un anno. E se della madre hanno perso la compagnia, il calore e la guida, dal volto del padre, che la vita l’ha conservata, hanno visto strappare i tratti rassicuranti della fiducia. Che incubi sogneranno questi ragazzini?

Sono chiamati loro malgrado ad un’opera eroica di perdono, per poter trovare con una fatica che non tocca a tutti, una dimensione di libertà vera per la propria futura esistenza.

Dal momento dell’arresto del padre sono affidati ai nonni materni che, con una forza inaudita, hanno dovuto impedire al loro cuore di andare in frantumi per darlo in pegno ai nipoti ed evitare che la disperazione e l’abbandono li fagocitasse. Sono tornati ad essere genitori e si danno da fare in ogni modo, racconta la più grande, Elisa.

Questa coppia di anziani è il terrapieno di speranza che si oppone ad un’alluvione di disperazione. Con la presa in carico quotidiana di quattro bambini, di fatto vogliono riempire il buco nero di angoscia che li lambisce e attrae, a suon di normalità, di impegni settimanali, di compiti a casa, di compleanni festeggiati.

E leggendo la notizia della cugina di Elena, Roberta Perosino, nell’agosto del 2018 finita anche lei uccisa dal marito che ha inscenato una rapina per giustificare la sua morte violenta, ho pensato con più gratitudine e ammirazione alla forza di questi nonni. Sono loro i resistenti, i coraggiosi, i veri guerrieri. Mentre il male continua a fare chiasso, loro restano i forti.

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