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Combatti: la preghiera è un’arma!

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Non arrenderti mai anche se la battaglia sembra persa: a un certo punto la Grazia irromperà sulla scena!

Le fiabe ci danno coraggio: teniamoci una fiaba preferita. Quando ero bambina mi piaceva moltissimo Biancaneve. La regina è bellissima e oltretutto, visto che sua maestà il re cortesemente ha tolto il disturbo passando a miglior vita, è anche il capo indiscusso della bottega, che è una monarchia non costituzionale, il meglio del meglio per chi non ami essere contraddetto. Grimilde potrebbe godersi il suo potere e il suo splendore, se non fosse per il tarlo. È lei o no la più bella del reame? E poiché, come tutte le sofferenti di schemi ipercompetitivi, Grimilde non ha capacità autovalutative, il suo valore non è in grado di stabilirselo da sé, deve basarsi su una valutazione esterna, e (in assenza di bilance, settimanali femminili, la piccola posta di cosmopolitan, eventuale fidanzatino astenico, a volte culturista, ma sempre asessuato e depilato, migliore amica) si rivolge allo specchio.

Biancaneve

Come spesso succede al valutatore esterno (per le più belle del reame, sempre, la migliore amica e la peggio nemica coincidono nella stessa persona), lo specchio è una carogna e mente. Non è vero che Biancaneve è più bella. Solo un’agenzia di collocamento per collaboratrici familiari potrebbe avere un qualche interesse per quest’oca giuliva che fa i lavori di casa cantando. Ma la regina ci casca e vuole distruggere Biancaneve che scappa dai sette nani, figli di genitori tossicodipendenti e alcolizzati, visto i nomi che gli hanno scelto. Il personaggio che mi aveva folgorato era il cacciatore. La celeberrima mela è il piano B. Il piano A è il cacciatore. E ora ci fermiamo su di lui, sul cacciatore, perché è lui il personaggio più importante di questa straordinaria fiaba.

Il cacciatore paga con la vita il suo coraggio

Il cacciatore ha avuto l’ordine dalla sua Regina in un’epoca storica in cui gli ordini del re avevano valore assoluto di uccidere un’innocente, e non esegue l’ordine perché non si uccidono gli innocenti. Le regole etiche devono essere rigide, come le regole di sicurezza di una centrale nucleare o le regole di asepsi di una sala operatoria.
Il cacciatore pagherà con la vita il suo coraggio, ma, alla fine, è molto meglio morire per qualche cosa che vivere per nulla, che lasciare che la vita ti scorra addosso come l’acqua su un sasso, riempita dalla bilancia, dal botulino, dal rapporto proteine/carboidrati, dal broncio delle modelle, dal pigolio insulso del Grande Fratello, invereconda trasmissione televisiva che prende il nome da uno straordinario libro di George Orwell, che si starà rivoltando nella tomba.

È molto meglio morire per qualche cosa che vivere per nulla

Il cacciatore di Biancaneve è Sophie Scholl della Rosa Bianca, che si sarebbe vergognata di inchinarsi al nazismo, l’impavida ventiduenne che pagò con la vita il suo coraggio di opporsi a Hitler. Il cacciatore di Biancaneve è è il ragazzo che fermò il carro armato sulla piazza Tienanmen: né lui né il carrista hanno fatto una bella fine, o forse no, hanno fatto una fine bellissima, sono morti per qualcosa, entrambi col cuore puro e senza vergogna. Il cacciatore di Biancaneve è Asia Bibi, la madre cristiana che ha subito nove anni di detenzione in una cella senza finestre di una prigione pachistana. Asia Bibi ha raccontato.

“Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nella mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui»”

Di fianco a lei un altro gigante, un altro cacciatore di Biancaneve, il ministro pachistano Shahbaz Bhatti, il ministro pachistano per le Minoranze religiose ucciso il 2 marzo 2011 da un commando di fondamentalisti islamici che lo hanno “punito” perché cercava di modificare la Legge sulla blasfemia, quella stessa legge per cui Asia è stata imprigionata, legge che è costata la vita a centinaia di cristiani.

Le sue parole:

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

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