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Sono venuta al mondo per stare dove sono, coi piedi per terra e gli occhi a Dio

MOTHER, SMILE, NEWBORN

David Jancik | Shutterstock

Martha, Mary and Me - pubblicato il 28/02/19

Una malattia cronica, poi l'apertura alla vita e poi la nascita di una figlia: così una mamma racconta la paura per il suo futuro segnato, vinta con la gioia di fidarsi pienamente di Dio nel presente.

La malattia, per me, non è mai stata un impiccio.

Diciamo che l’ho sempre pressoché ignorata e continuo beatamente a farlo. Perché evidentemente puoi, direte voi. Beh più o meno, se non contiamo le due iniezioni quotidiane sulla pancia che mi faccio, se non contiamo la stanchezza cronica, se non contiamo i possibili futuri sviluppi che la malattia potrà avere. Io non li conto e non ho intenzione di farlo! E se un giorno accadesse che questo mostriciattolo diventi più brutto e spaventoso? Beh, ci farò i conti, lo guarderò negli occhi e probabilmente lo prenderò a pugni. Ma ora non ho proprio tempo di lagnarmi né di piangermi addosso o spaventarmi. Ora ci sono loro, le mie due grandi gioie, mio marito e la mia bambina, il mio futuro.


PAOLA NALDI

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Quando tutto è iniziato ero una ragazzina incosciente, non avevo, e forse pienamente non ancora, ben compreso che cosa mi aspettava.

Iniziai una terapia con delle pasticche bianche e nere, insapori, dal nome terribilmente evocativo. Ne prendevo tre al giorno. Così per 10 anni. 10 anni di quella robaccia. Poi mi sono sposata e il mio medico mi disse che se volevo aprirmi alla vita non potevo proseguire con quella terapia. Quindi la sospesi e iniziai l’altra. Possibili effetti collaterali? I più gravi, ma innanzitutto tutto febbre. E la febbre, altissima, arrivò subito, puntuale. Ma come arrivò se ne andò, insieme alla paura di non sapere cosa avrei fatto se non fossi riuscita a sopportare quel farmaco. Molti non ce la fanno, molti hanno effetti collaterali che non se ne vanno. Io no. Ci sposiamo e dopo meno di due mesi scopro di essere incinta.

Io che ero terrorizzata dalla possibilità di avere aborti spontanei, possibili a causa della mia patologia, eccomi, subito faccia a faccia con quella paura.




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Ogni mese visita dalla ginecologa ed ecografia. Un po’, dicevo agli altri, perché mi piaceva quell’appuntamento con la piccola creaturina che cresceva dentro di me, un po’, e questa era la vera ragione, perché volevo vedere con i miei occhi che lei era ancora lì, viva e ben attaccata a me. E in tutta risposta lei, perché era una lei meravigliosa, cosa fece? Mi regalò una gravidanza unica. Niente nausee, valori ematici rientrati nella norma, nessuna complicazione, nessun imprevisto. Nove mesi di attesa in piena salute.
Poi arrivò lei, con tutta la sua forza, con le sue manine, le orecchie morbide, i peli scuri ovunque, il broncio e la pelle liscia. Non pensi mai che un figlio possa essere così dirompente nella tua vita. Ma lo è.

PREGNANT,MOM
Shutterstock

E quando la seconda notte di vita lei pianse disperata e inconsolabile per ore, io ero distrutta perché avevo il terrore che le medicine che avevo preso le avevano fatto male. Io, la sua mamma, le stavo facendo male, con il mio latte velenoso. Invece no, ci rassicurano che non era così. Potevo allattare e continuai, felice più che mai. Ma lì provai per la prima volta quella sensazione: mai le avrei fatto del male, e se avessi dovuto scegliere tra la mia vita e la sua, avrei sempre scelto la sua. Perché lei è il mio futuro, il mio sguardo nell’eternità.




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La malattia non se ne andrà mai, quando me l’hanno presentata la prima volta mi hanno detto: è cronica, ti starà appiccicata finché campi, e rallegrati perché sei campata finora! Io non capivo bene cosa mi stesse dicendo quel medico dal nome impronunciabile. La notte prima c’era stato il terremoto che ha devastato L’Aquila e la mattina io ero lì, a sentirmi dire che avevo una malattia cronica. Ma io feci come facevo sempre ogni volta che nella mia vita accadeva qualcosa di brutto: forza e coraggio, sorridi, un passo alla volta, perché tanto se disperi che ci guadagni? In dieci anni decine sono state tuttavia le cadute nel baratro della paura, incursioni nell’apocalisse di internet su forum in cui altri malati come me raccontavano i loro problemi.

Leggere che la malattia può peggiorare e trasformarsi in leucemia, chiedere conferma di ciò al proprio medico e sentirsi rispondere che sì, potrebbe, ma che non si sa niente né si può fare niente se non tenere sotto controllo, fa paura, a volte, altre volte non ci pensi e pensi al qui ed ora. Ed ecco la salvezza, la chiave di volta, il Santo Graal!




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Tu sei fatta solo per il presente, il futuro in realtà è una tentazione, qualcosa che non ti appartiene e che non ti aiuta.

Il qui ed ora ti tiene attaccata alla realtà, il pensare a cosa farai oggi per pranzo e poi per cena, ai panni da lavare, alla spesa da fare, ti salva. Sì perché i pensieri di paura altro non sono che le mani del diavolo che ti tolgono l’aria per farti credere che non c’è via d’uscita. Ma tu non vuoi una via d’uscita, non è quello per cui sei stata fatta, tu sei venuta al mondo per stare lì, precisamente lì dove sei ora. Con i piedi ben saldi a terra e lo sguardo sempre rivolto in alto, verso il Padre e la Madre. Loro però sanno che si può avere paura, perché siamo umani e così ci ha voluti il Padre celeste. Allora lì diciamo insieme, con le parole dolci di Santa Teresa: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, solo Dio basta”.

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