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Vi racconto mia figlia Anna e la profezia di Madre Teresa di Calcutta

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In un racconto autobiografico Guido Marangoni testimonia il disegno divino che gli ha fatto incontrare la bellezza della diversità

Imparare a convivere con gli sguardi

Guido nascosto dietro gli occhiali da sole si “diverte” ad osservare le reazioni delle persone che li incontrano passeggiando con Anna.

“Le tipologie erano le più diverse. C’era lo «sguardo tergicristallo» di chi, non appena si accorgeva della sindrome di Down, iniziava il balletto: uno sguardo ad Anna, uno a noi, uno ad Anna, uno a noi. Al terzo o quarto giro la tentazione di dire «Sì, è Down!» era fortissima, ma di solito la risolvevamo con un sorriso. Davanti al sorriso normalmente il «tergicristallo» si bloccava per ricambiare o, molto più frequentemente, appoggiare lo sguardo sulla prima vetrina a portata di occhi, fosse stata anche quella di una ferramenta. Un’altra categoria erano gli «urli di Munch». A volte, per quanto una persona si sforzi di nasconderlo, il terrore che la attraversa, risvegliato da chissà quale vissuto o paura, è difficile da nascondere. Una categoria invece apparentemente più discreta, ma forse più giudicante, erano i «ma lo sapevano prima o lo hanno saputo solo alla nascita?». Poi c’erano i «poverina», i «che bravi». E infine i semplici sorrisi, che da sempre sono quelli che preferiamo”.

 

“«OOOOOOH» tirando fuori la lingua e sorridendo alla pioggia”

All’età di tre anni Anna è costretta ad affrontare un delicato intervento di cardio-chirurgia per una malformazione frequente nei bambini Down. Quando, dopo tante tensioni e momenti difficili passati nel reparto di Pediatria, si accingono finalmente a varcare la soglia dell’ospedale per tornare a casa, ecco che li accoglie la pioggia e i soliti sguardi indiscreti.

“In quel momento entrò dalle porte scorrevoli una coppia di mezza età. Guardarono Anna con il solito distaccato stupore, bisbigliando qualcosa. Mi avviai verso l’uscita andando loro incontro con il broncio, quasi volessi affrontarli. Poi Anna alzò la manina per salutarli: «O!» e contro ogni mia previsione, riuscì a strappare loro un sorriso e un solare «Ciao». Forse era la stanchezza, ma non avevo proprio voglia di convenevoli. Mi attardai ad aprire l’ombrello. Anna fu raggiunta al viso da qualche goccia e, alzando gli occhi al cielo, esclamò uno dei suoi migliori «Ooooooh!» tirando fuori la lingua e sorridendo alla pioggia e a tutto il nostro lamento. Ancora una volta il sorriso di Anna ci aveva indicato qualcosa di potente, ma di nascosto ai nostri occhi”.

Ciao ragazzi, oggi vi presento il mio papà…un po' distratto e pasticcione, ma mi fa tanto ridere!

Geplaatst door Buone notizie secondo Anna op Woensdag 19 augustus 2015

“Quando un giorno aspetterai un figlio, qualsiasi cosa succeda, non avere paura!”

Il libro si chiude con il ricordo della profezia che tanti anni prima Guido aveva ricevuto da Madre Teresa di Calcutta, accogliendola distrattamente.

“La storia che ho raccontato in questo libro è nata da quella che può sembrare una profezia, ma in realtà è qualcosa di molto più semplice e altrettanto potente. Avevo diciassette anni, ero un ragazzino in piena tempesta ormonale, incazzato con il mondo e con Dio per la sua balbuzie. Quel giorno ho avuto la fortuna di incontrare madre Teresa di Calcutta che, sorprendentemente, mi disse: «Quando un giorno aspetterai un figlio, qualsiasi cosa succeda, non avere paura!» Sembrava una frase carica di banalità e anacronismo. A un ragazzo di diciassette anni tutto interessa tranne che un figlio. Ma le cose importanti sono così, si mimetizzano con le banalità quotidiane. E infatti quella frase fu squisitamente profetica perché, nel mio cuore, per ben sette volte, ha fatto tutta la differenza del mondo”.

Grazie Guido per averci fatto generosamente entrare nell’intimità della tua famiglia, aiutandoci così con grande semplicità ad aprire il nostro cuore alla bellezza della “diversità” presente nel mistero del disegno divino.

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