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Gli eroi esistono! 6 storie che mostrano il potere della carità e dell'amore

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Catholic Link - pubblicato il 27/02/19

di Pablo Perazzo

“Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”
Matteo 25, 35-36

Dobbiamo imparare a guardare con il cuore, a prendere fuoco: “Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?” (Luca 12, 49); “Non abbiate paura delle esigenze dell’amore di Cristo. Temete, al contrario, la pusillanimità, la leggerezza, la comodità, l’egoismo; tutto quello che vuole ridurre al silenzio la voce di Cristo che, rivolgendosi a ciascuno, ripete “Io ti dico, alzati!” (Mc 5, 41)” (Giovanni Paolo II). Questo si riflette necessariamente sugli altri: “Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto” (1 Giovanni 4, 20).

La carità diventa concreta nel servizio ai fratelli

Da questo rapporto con Dio, con il suo stesso sguardo, dobbiamo imparare a guardare tutta la realtà, noi stessi e gli altri. Questo sguardo di fede è la via sicura verso la felicità. Papa Francesco ci ricorda spesso che la carità implica il fatto di guardare negli occhi, toccare, parlare, abbracciare chi soffre. Avere un contatto fisico, avere l’odore delle pecore, sporcarsi le scarpe.

Questa carità, poi, opera miracoli. Trasforma la via di chi è amato da Dio. È l’incontro di Gesù con se stesso. Ricordiamo il passo del buon samaritano (Luca 10, 29-37). Andando incontro all’uomo gettato a terra, siamo Cristo che gli va incontro. L’uomo a terra, però, è Cristo stesso che chiede il nostro aiuto.


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La carità, via per la felicità

La carità è così potente – è la vita stessa di Dio – da operare meraviglie. Compie miracoli in chi si lascia toccare dal Signore e si dispone docilmente ad essere strumento della sua grazia. Ci tira fuori da noi stessi. Smettiamo di guardare il nostro ombelico e di essere il centro dell’attenzione per andare generosamente a servire e a sacrificarci per gli altri. Questo ha conseguenze incalcolabili, che possono curare anche malattie psichiatriche.

Io stesso sono testimone di come l’“amore per l’altro Cristo che abita nella sua malattia” guarisca la nostra stessa malattia e trasformi la vita di molti, di quanti soffrono dalla tossicodipendenza e i vizi a depressione o angoscia esistenziale. Persone che credevano di aver perso ogni speranza ed entusiasmo di vivere li recuperano grazie all’incontro con Dio. Scoprono un cammino bellissimo, pieno di gioia, verso la felicità. La carità cristiana è la via sicura e autentica per raggiungerla.

Dove hai posto il tuo cuore?

C’è una condizione fondamentale che Cristo ci chiede se vogliamo seguirlo sulla splendida via dell’amore: il distacco dai beni di questo mondo. Anche se sono cose positive e necessarie, dobbiamo avere la capacità di staccarci dalle sicurezze, e spesso dal senso della nostra vita, che riponiamo nelle cose materiali, per poterlo seguire con tutto il cuore. Lo vediamo chiaramente nel passo del giovane ricco (Marco 10, 17-30), che se ne va triste dopo che Cristo gli ha chiesto di vendere le sue cose, darle ai poveri e andare con Lui. Non possiamo seguire due signori (Matteo 6, 24-34).

La persona che vive ed è testimonianza di carità, infine, converte e trascina altri, persone che hanno solo una piccola fessura aperta nel cuore. Come dice il Vangelo, se avessimo una fede grande come una granello di senape (Matteo 13, 31-35) smuoveremmo montagne di indifferenza. Cosa stiamo aspettando? Il mondo sta morendo, cade a pezzi, e noi abbiamo il tesoro più grande, la perla preziosa… non dobbiamo avere paura, lasciamo entrare Cristo nel nostro cuore, fino a poter dire con San Paolo “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Galati 2, 20).

Qui l’articolo originale apparso su Catholic Link

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