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Solo guardando il mondo come miracolo nasce nel mio io qualcosa di miracoloso

GIRL, CAR, HAIR

averie woodard | Unsplash

Il peso specifico delle parole - pubblicato il 26/02/19

La cura di cui canta Cristicchi è l'alternativa alla vita reclusi in una bolla di egoismo: la promessa della felicità può esserci solo accogliendo la boccata d'aria fresca che viene da fuori e dagli altri.

Ultimamente sono passate sotto ai miei occhi così tante storie che sono riuscita ad annotare poco e niente sugli strumenti con cui cerco di rapire a tratti frammenti di realtà e intuizioni: dalle note del cellulare, all’agenda, alla lista della spesa, ai margini delle pagine dei libri. Se ci si ferma per un istante, se ci si concede l’onore di cogliere frammenti di realtà è davvero difficile fare ordine. Quindi, come ho fatto altre volte, mi lascerò semplicemente dettare dall’intuizione, da ciò che ha riempito i miei occhi e il mio cuore in questo tempo.


SANREMO, RAFFAELE, BAGLIONI

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La canzone di Simone Cristicchi è giunta alle mie orecchie e mi ha profondamente colpita. Credo che se il testo di questa canzone non ci ha smosso qualcosa dentro, non ci ha fatto riflettere anche solo per un momento, abbiamo un problema. Lo dico in maniera così lapidaria perché lo penso sul serio. Non è un’idea, un parere o un pensiero personale, bensì fa parte di quella gamma di dichiarazioni che ritengo essere permanenti e certe, perché fisiologiche dell’essere umano.
In alcuni casi è davvero bello poter privilegiare quella santa condizione molto spesso sottovalutata che è il silenzio.

In silenzio chiudere dolcemente gli occhi e ascoltare.
WEB3 WOMAN ALONE SOLITUDE MOUNTAINS LAKE SUNSET SILENCE Shutterstock
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In qualità di essere umano non posso non lasciarmi scuotere da questo inno. Io l’ho definito dentro di me l’Inno alla Cura.


COPPIA, ANZIANI, FELICI

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“Abbi cura di me” infatti non è solo una canzone o una poesia, ma ha il portamento di un vero e proprio Inno. Se non altro porge un invito alla nostra vita, alle nostre giornate frenetiche, al passo incalzante con il quale tutti i giorni ci infiliamo dentro le metropolitane. Ci pone delle domande e questo è sempre positivo. L’unico pericolo reale infatti è quello di non riuscire più a sentire niente, di non domandarci niente, diceva un altro cantante.

Prima accennavo al fatto che stiamo vivendo un serio problema interiore se questa canzone non ci tocca. E non sto facendo riferimento a gusti o a credenze musicali, la ragione è un’altra. Se non ci lasciamo incantare almeno un po’ da queste parole significa che siamo entrati in quel meccanismo perverso per cui la bellezza ci spaventa e non siamo più abituati a darle spazio, ad aprirle le braccia. Se così fosse, significherebbe che siamo talmente intontiti dallo straordinario, dal tragico, dal dramma, dalla monotonia delle lamentele, che ciò che ci sta intorno tutti i giorni non ci interessa più.


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Significherebbe che non crediamo più nella vita e nelle sue immense possibilità, negli spettacoli che gratuitamente ci dona tutti i giorni, proprio sotto i nostri occhi. Significherebbe che siamo così impegnati a nasconderci dietro le nostre sofferenze, le nostre giustificazioni, che non riusciamo a vedere che il tunnel in realtà è solo un ponte. Non possiamo attraversare il dolore fino in fondo perché pensiamo non importi a nessuno e perché pensiamo di non avere tempo da perdere. Non abbiamo più il coraggio di confidarci con qualcuno e pregarlo di avere cura di noi stessi e trasformiamo perfino la nostra vita spirituale in una sorta di marchingegno razionale che deve far quadrare i conti.

MĘSKI RÓŻANIEC
Shutterstock

Non pensiamo che anche la Fede in realtà sia un dono e proprio per questo vada chiesto.Abbi cura di me è una richiesta che ci invita a riscoprire la bellezza della nostra fragilità, la bellezza delle nostre ferite e la meraviglia di riscoprirsi insieme a qualcuno. Non è facile stare insieme a qualcuno, perché possiamo passare una vita intera accanto a una persona, un marito, una madre, una sorella, un amico e scoprire di essere stati in realtà solo con noi stessi. Di aver passato molto del tempo che ci viene regalato incapaci di camminare a passo lento vicino a chi ci sta accanto.

Basterebbe mettersi al fianco invece che stare al centro.Siamo sempre al centro. Ci dicono di centrare gli obiettivi, di guardarci allo specchio e credere nelle nostre potenzialità, di seguire i nostri sogni, di curarci sia fuori che dentro, ma il risultato è molto diverso da quello sperato. Ci guardiamo e ci comportiamo come se fossimo solo una massa di uomini e donne che corrono tutto il giorno trascinandosi dietro il proprio ego spropositato. Non pensiamo di poter essere altro, pensiamo di non meritarlo o forse siamo spaventati all’idea di scoprire che cosa c’è sotto l’ego che ha schiacciato la nostra essenza più vera. Tanta cura verso di noi, tanti tutorial di bellezza, tante diete per il nostro benessere.




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A me sembra però che alla fine mi ritrovo in una bolla. Io e il mio ego che ci guardiamo e ci stimiamo, oppure in altri casi ci prendiamo a parolacce, dipende dai giorni, dagli ormoni e da un sacco di altre cose. E poi mi accorgo che a volte solo guardando quel fiore che si affaccia dal davanzale, o il rosso così intenso di quella fragola, si apre un mondo di fronte a me. Un mondo esterno che supera me stessa e il mio ego, un mondo fatto di miracoli.

FLOWER
Shutterstock-AUQTEE

Osservando questi miracoli sembra più facile far nascere qualcosa di miracoloso anche in me. Sembra più facile lasciare che l’amore mi cambi dentro. Rischiamo di essere decentrati tutta una vita e di non esserci mai posti le domande giuste. Rischiamo di vedere solo il nostro ego, e, siamo sinceri, non è sempre così bello e aitante. Ci saranno pure delle volte in cui ci siamo accorti di quanto terribili possiamo essere. Se rimaniamo in quella bolla rischiamo di spaventarci e non uscirne mai più. Proteggere la felicità e non cercarla si presenta alla nostra vita come un imperativo che ci sveglia dal pensiero che “io la mia felicità la devo trovare per forza da qualche parte”.




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Se non è oggi in quest’uomo, sarà domani in un lavoro più bello o aspetterò che accada qualcosa che mi sveli finalmente dove si era nascosta per tutto il tempo che affannata la cercavo. Probabilmente invece la nostra felicità ci attende fuori da quella bolla che ci siamo costruiti. Abbattere la bolla vorrebbe dire occupare il posto che ci spetta di diritto, dal quale è possibile custodire la bellezza immensa nel luccichio dello sguardo di chi ci ama, la meraviglia dei colori di tutte le stagioni, il nostro sorriso, la sensazione di pienezza che ci dà una boccata di aria fresca, il sapore del nostro dolce preferito e il profumo di un bacio sincero.




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Ascoltare questa canzone ha un potere immenso, ci accorgeremo, arrivati fino in fondo e attraversato il ponte, che è la Vita a pregarci di avere cura di Lei.

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