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Il cardinal Pell giudicato colpevole in Australia

KARDYNAŁ GEORGE PELL
AFP/EAST NEWS
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Condannato lo scorso dicembre rischia 50 anni di carcere. Nel 1996 avrebbe abusato sessualmente di due ragazzi del coro

Il Cardinale George Pell (77 anni), già stretto collaboratore di Papa Francesco, in quanto componente del consiglio dei cardinali C9 e Prefetto per la Segreteria dell’Economia, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su minori per un fatto avvenuto negli anni ’90 su due bambini del coro della Cattedrale di Saint Patrick di Melbourne, quando lui era arcivescovo in città. La decisione è stata presa a dicembre, ma il tribunale di Melbourne ha vietato fino a oggi i media di pubblicare l’esito della sentenza.

Il cardinale – riporta il Corriere della Sera – che è stato rilasciato su cauzione per subire un intervento al ginocchio, rischia fino a 50 anni di carcere: l’udienza di condanna inizierà mercoledì 27 febbraio. Pell, che ha accolto la sentenza chinando la testa, ha già annunciato che farà appello. La sentenza è stata resa nota proprio nel mese in cui il Vaticano ha annunciato che Bergoglio ha approvato la dimissione dallo stato clericale di un ex cardinale di alto rango, Theodore McCarrick, per abusi sessuali su minori e adulti.

Vescovo dal 1996

Pell era stato ordinato prete a Roma nel 1966, prima di tornare in Australia nel 1971. È stato nominato arcivescovo di Melbourne nel 1996, poi di Sydney nel 2001. Nel 2014 era stato scelto da Bergoglio per dare più trasparenza alle finanze del Vaticano, di cui è ancora formalmente a capo.

Il cardinale era stato costretto a tornare in Australia due anni fa per il processo. E’ molto probabile che ora dovrà dare le dimissioni dai suoi incarichi, ci si domanda se – come per McCarrick – verrà anche dimesso dallo stato clericale.

Il Vaticano: resta sospeso dal ministero

«Per garantire il corso della giustizia il Santo Padre ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del Cardinale. Ossia il divieto in via cautelativa dell’esercizio pubblico del ministero (di sacerdote) e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età». Lo ha reso noto il direttore ad interim della Sala Stampa Vaticana Alessandro Gisotti.

Si tratta, ha affermato, «di una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia. Come già affermato in altre occasioni, ribadiamo il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane». «In nome di questo rispetto – ha concluso Gisotti – attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado».

GEORGE PELL
© DON ARNOLD / GETTY
SYDNEY, AUSTRALIA - MARCH 26: Cardinal George Pell arrives for his appearance at the Royal Commission on March 26, 2014 in Sydney, Australia. Cardinal Pell is facing the Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse in Sydney to answer questions about whether he was involved in compensation discussions related to the case of John Ellis who was sexually abused by Father Aidan Duggan.Cardinal Pell will soon move to Rome to undertake a senior role at the Vatican. (Photo by Don Arnold/Getty Images)

La sentenza: molestie e aggressioni

Nel merito, il processo nei confronti di Pell – chiamato a rispondere di cinque capi di accusa – si riferiva alle presunte molestie nei confronti di due ragazzi di 12 e 13 anni, componenti del coro nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne nel 1996, quando all’epoca aveva 55 anni ed era diventato da poco arcivescovo della metropoli australiana.

La giuria ha anche dichiarato che Pell si è reso colpevole di aver aggredito in modo indecente uno dei ragazzi in un corridoio più di un mese dopo (La Stampa, 26 febbraio).

Cosa accadde secondo l’accusa

Secondo l’accusa, riporta il giornale australiano Eureka Street (26 febbraio), l’allora arcivescovo di Melbourne, che era accompagnato da altre persone, al termine della messa entrò nella sacristia e trovò i due ragazzi del coro che versavano il vino. A quel punto Pell li avrebbe richiamati e puniti. Poi avrebbe abusato di loro, costringendoli a compiere sesso orale nei suoi confronti. La porta della sacrestia era spalancata e alcune persone avrebbero anche visto la scena.

Poi i due ragazzi, ancora scossi, sarebbero ritornati al coro, che intanto stava facendo le prove dei canti natalizi. Non avrebbero raccontato a nessuno quello che gli era capitato.

Circa un mese dopo, uno dei due accusatori ha affermato che, sempre al termine di una messa, mentre i ragazzi del coro si erano intrattenuti in sacrestia, Pell si recò da lui per un attimo, lo mise contro il muro e afferrò saldamente i suoi genitali. Dopo questo secondo episodio, non ci sono mai stati più contatti tra il vescovo e i due giovani.

La difesa del cardinale

Il cardinale dal canto suo, non ha fornito contro prove rispetto alle accuse, ma una documentazione dettagliata che ribalta la versione dei due ragazzi del coro: la difesa sostiene che il cardinale non si sarebbe allontanato verso la sacrestia.

ALBERTO PIZZOLI / AFP

Il vescovo di Brisbane

In una dichiarazione ai media, l’arcivescovo di Brisbane e presidente della Conferenza Episcopale Australiana, Mark Coleridge, ha detto che: «La notizia della condanna del cardinale George Pell sulle accuse storiche di abusi sessuali su minori ha sconvolto molti in Australia e nel mondo, compresi i vescovi cattolici australiani», i quali «concordano sul fatto che tutti devono essere uguali per la legge».

Ma secondo l’emittente nazionale australiana Abc, proprio Coleridge sarebbe indagato per aver coperto presunti abusi sessuali quando era nell’arcidiocesi di Canberra e Goulburn. L’arcivescovo avrebbe avuto un incontro nel 2006 con una donna che aveva informazioni su abusi sessuali a minori. Ma secondo la donna, il prelato l’ha chiamata «una pettegola» e l’ha respinta con decisione, affermazioni che Coleridge smentisce fermamente.

In un comunicato, l’arcidiocesi di Canberra e Goulburn ha confermato di aver avviato indagini sulla denuncia, ritardate perché la donna – che ha parlato in forma anonima ai media – ha «scelto di non essere coinvolta con la procedura. L’arcivescovo Coleridge ha collaborato con le indagini e respinge con decisione le asserzioni. Quando la denunciante è stata invitata a cooperare con l’indagine indipendente, ha scelto di non coinvolgersi e ha preferito riferire le sue asserzioni ai media, il che è profondamente deludente» (Rainews, 26 febbraio).

 

 

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