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Bambina di 11 anni affetta da una malattia degenerativa: la mia vita è bellissima!

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Dopo averla incontrata ho pensato che questa è l’immagine della preghiera che voglio condividere con voi. Il problema vero non è tanto come pregare, ma scegliere di accogliere la mia vita come occasione di incontro con Dio, arrivare alla consapevolezza che sono già tempio della sua presenza, devo solo lasciarlo abitare.

di Sor. Francesca Entisciò

La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. È, infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno. Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza (San Giovanni Crisostomo, Om. 6 sulla preghiera; PG 64, 462-466)

Una delle domande che le persone si pongono di rado è che cosa sia il bene sommo, cioè quel bene per cui vale la pena non solo vivere, ma anche morire. Tutti siamo alla ricerca di questo bene, che altro non è che la piena gioia di esistere così come si è e lì dove si sta. Un’operazione molto difficile nel mondo di oggi. Ho incontrato una bambina di undici anni affetta da una malattia degenerativa, è in grado di muovere da sola gli occhi e le mani, per tutto il resto dipende dal respiratore, dall’alimentatore e dall’amore dei suoi genitori. Mi ha colpito molto il suo sguardo pieno di luce e soprattutto l’affermazione convinta e sincera che la sua vita, quella vita, è bellissima. Dopo questo incontro ho pensato che questa è un po’ l’immagine della preghiera che vorrei condividere e consegnarvi oggi, il bene sommo a cui tutti siamo chiamati a tendere, ciascuno con le sue caratteristiche, ciascuno dentro ai propri abiti. Il problema vero non è tanto dunque, come pregare, ma scegliere di accogliere la mia vita come occasione di incontro con Dio, arrivare alla consapevolezza che sono già tempio della sua presenza, devo solo lasciarlo abitare.

Dal cuore

Il primo passo consiste nell’entrare nel proprio cuore, non inteso come altro da me, luogo da raggiungere con chissà quali acrobazie, ma semplicemente disporsi affinché il cuore possa fare quello per cui è stato creato: battere al ritmo dell’amore. È la vita che dà ritmo, ma è l’amore che gli dà il senso, pertanto permettere a Dio di abitare il cuore, significa lasciare che il suo amore prenda possesso di ogni angolo e soprattutto di ogni battito, in modo tale che ci sia unisono tra me e Lui. Non servono parole, formule o luoghi prestabiliti, è come far entrare la luce in una stanza buia, lentamente tutto si rischiara e viene la pace. È dal cuore infatti, che vengono i pensieri e le intenzioni, e orientarle a Dio è importante per poter fare scelte coerenti e capaci di cambiare dal di dentro, rendere il mio corpo, attraverso la purificazione del cuore, il vero tempio della presenza di Dio.

Pexels

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