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Il grido di Giada: abusata a Termoli dal prete “dolce” e “premuroso”

ABUSE
Shutterstock-271 EAK MOTO
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La denuncia di una vittima di abusi sessuali tra il 2013 e il 2017 incrocia il summit anti pedofilia in Vaticano. Mai più casi come il suo

Mai più atteggiamenti passivi nei confronti delle vittime. Mai più coperture dei vescovi. Mai più casi come quello di Giada Vitale, 24 enne di Termoli, in provincia di Campobasso, abusata da un sacerdote, Don Marino Genova, ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone, con cui ha avuto rapporti sessuali dai 13 ai 17 anni.

Dal summit in Vaticano emerge questa linea di indirizzo assai emblematica nei confronti di casi come quello della ragazza molisana.

I-MEDIA

“Sei la mia stellina…”

Giada nel 2013 ha denunciato gli abusi subiti e ha provato anche a scrivere al Vaticano, senza ricevere alcuna risposta, sostiene lei. «Don Marino nei miei confronti è stato sempre molto dolce. Mi abbracciava spesso, diceva di “volermi bene” ricorda Giada “e un giorno mi prese la mano e mi ha portò in sagrestia, con i suoi modi molto dolci. ‘Sei la mia stellina, ti voglio bene’ mi disse. Dopo quella frase mi spinse verso il muro e strusciò le sue parti intime sul suo corpo. Mi toccava, mi baciava. Poi andò in bagno».

Quel giorno iniziò il suo calvario: «Ogni volta mi rivestiva lui, perché io ero immobile. Mi congedava con la benedizione, facendomi il segno della croce sulla fronte. Non doveva più fare il prete perché era un porco, ma è stato protetto».

Il processo

La sua storia è stata raccontata su Servizio Pubblico (20 febbraio) il sito di Michele Santoro.  Don Marino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione per abusi sessuali, con l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento provvisionale di 15.000 euro. Il processo è stato diviso in due tronconi: il primo riguardante i fatti successivi al momento in cui Giada ha compiuto 14 anni, che è finito con un’archiviazione; il secondo, per i fatti precedenti al compimento dei 14 anni , che si è concluso con la condanna del sacerdote.

Il trauma

«Dopo la mia denuncia alla procura – sottolinea Giada – è iniziato un altro calvario perché il pubblico ministero ha stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente anziché violenza su minore. Io avevo 13 anni e lui 58. Non ho mai più avuto un ragazzo, una relazione, anche se adesso mi hanno fatto passare per la prostituta del prete, mentre lui è diventato la vittima».

Il sacerdote non ha voluto commentare. In un messaggio ha scritto: «È tutta colpa mia, dovevo proteggerla. Io ero il suo sacerdote, lei una ragazza».

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