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Ho 24 anni, sono un monaco millennial e questa è la storia della mia vocazione

Catholic Link - pubblicato il 22/02/19

Come cambiare il mondo da un monastero?

La mentalità attuale dice che importanza ed efficienza dipendono dai risultati, da ciò che è visibile, da quello che si esprime in frutti abbondanti. Da un punto di vista programmatico e della produttività, l’opzione di una vita di maggior raccoglimento, con più tempo per la preghiera e scarso contatto con il mondo è uno spreco, e chi segue questa via è condannato al fallimento.

Questi criteri a volte offuscano gli ideali di evangelizzazione e di cambiamento del mondo che ha la Chiesa. In questo modo si potrebbe dare più risalto alle spiritualità più attive perché a livello visibile sembra che svolgano un servizio maggiore, mentre quelle contemplative potrebbero vedersi a rischio di estinzione per il fatto di non essere troppo pertinenti a questi tempi in cui abbiamo bisogno di fare sempre tante cose.

Si dimentica allora che l’Opera è di Dio e che ciascuno di noi è uno strumento e un servitore. Richiamo l’incontro di Gesù con Marta e Maria, la prima centrata sull’azione ma senza guardare il Signore, la seconda più in contemplazione al fianco del Signore (Lc 10, 38-42). Pregando o svolgendo attività, se siamo uniti a Dio possiamo sempre dare frutto (parabola della vite e dei tralci, cfr. Gv 15, 5).

Dal punto di vista di questo monaco, il suo apporto al cambiamento del mondo consisterà in “due cose essenzialmente: la preghiera, che ha degli effetti che non possiamo neanche immaginare, e prima ancora il cambiamento di noi stessi. Non si cambia il mondo, ma cose piccole o grandi, che sono quelle che formano il mondo”.

Oserei anche dire che la vita contemplativa può essere molto più pertinente proprio oggi, perché di fronte a tante difficoltà e dolore nel mondo, oltre alle espressioni della mancanza d’amore, è una benedizione che Dio inviti questi fratelli a servire con la preghiera intercedendo per queste situazioni, il che fa sì che teniamo viva la speranza che Dio ci assiste e ci accompagna, perché ascolta sempre le suppliche dei suoi figli.

Un’esperienza personale

Ascoltando questo frate mi è venuta in mente la Giornata Mondiale della Gioventù di Panama. Ho avuto la benedizione di partecipare a questo incontro di fede con tanti giovani del mondo, e tra le cose che mi hanno colpito di più c’è stata la percezione della varietà di carismi che arricchiscono la Chiesa e il fatto di verificare che appartenere alla generazione dei millennials non è un impedimento a vivere la fede e a rispondere alla chiamata di Dio – in molti modi: nella vita sacerdotale, religiosa, matrimoniale, missionaria…

Qualunque sia il cammino, l’essenziale è la disponibilità a servire il Signore. Si evidenziavano anche l’opera di Dio e il compimento della sua promessa di estendere la sua presenza attraverso questa grande famiglia ecclesiale, convocando ciascuno in cammini diversi ma che possono far vivere l’unità nella fede e nell’amore. Pensavo anche al motto della Giornata, “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Queste parole di Maria sono proprio la risposta a quella prima chiamata, a quell’incontro d’amore con Dio che la invitava a una missione nobile e grandiosa: essere la Madre del Signore.

Maria ci ispira mostrandoci che chi risponde a Dio non sbaglia mai, e anche se questo cammino non è esente da difficoltà e dolori è l’unico modo per poter essere pieni e felici. È anche quello che posso condividere oggi avendo sentito a un certo punto la chiamata di Dio a una vita di maggiore consacrazione e avendo sperimentato la grande gioia di avergli detto di sì.

Rendiamo grazie a Dio perché continua a suscitare vocazioni a questo servizio tanto speciale nella Chiesa, e preghiamo per la perseveranza e la fedeltà di chi ci si dedica. Se la testimonianza di Ignacio vi è piaciuta, qui potete trovare quella di un suo compagno.

Qui l’originale.

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Tags:
millennialsmonacovocazione
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