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Dipendenza da smartphone? La gratitudine permette di ridurla, parola di psicologa

PHONE
Shutterstock-Marcos Mesa Sam Wordley
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Il nesso fra gratitudine e dipendenza da telefono non è evidente a prima vista, bisogna riconoscerlo. Eppure coltivare ogni giorno la gratitudine si rivela mezzo efficace per lottare contro quei piccoli “shottini di piacere” che app, notifiche e messaggi provocano in noi. Ce lo spiega Jliette Lachenal, psicologa.

Pensata e voluta dall’industria del Web, la dipendenza da smartphone è – secondo Juliette Lachenal – il male del secolo. Psicologa e psicoterapeuta, fondatrice di PepPsy, un programma di video-coaching, Lachenal constata l’impatto dello smartphone sul suo modo di stare al mondo. E mette in guardia contro

una dipendenza che impedisce di essere efficaci sul lavoro, che impedisce di essere presenti a ciò che si fa, che impedisce di approfondire le relazioni umane, che impedisce una vita interiore.

Secondo lei, questa dipendenza diventa patologica quando ha conseguenze sulla vita professionale, famigliare, professionale: impazienza, irritabilità, tristezza, esclusione… Ecco perché invita a sconnettersi dallo smartphone con l’ausilio di una pratica sana, naturale e positiva: la gratitudine.

Una chiave per lottare contro la smartphone-dipendenza

Come si diventa dipendenti da smartphone? Esiste una risposta di ordine biochimico: la dopamina, chiamata anche “ormone del piacere”, provata dall’arrivo di messaggi, di notifiche o altro, eccita il cervello e genera uno stato gradevole benché di breve durata. Donde, talvolta, il controllo sistematico e complessivo dell’apparecchio. Il problema è che quest’overdose di piacere aumenta nel lungo periodo lo stress e dunque il malessere.

Secondo Juliette Lachenal, per diminuire questo stato di stress bisogna anzitutto aumentare il benessere, per poter quindi agire sulla fonte di dipendenza che dello stress è responsabile.

Ed è lì che entra in gioco la gratitudine. Perché prima di cercare di limitare l’uso del telefono è necessario riempirsi di cose belle. E imparare a riconoscere e a gustare il bello della vita: imparare a ringraziare – questo contribuisce ad aumentare il benessere.

Da una parte la gratitudine aumenta la capacità di trovare la gioia nel presente, cosa che contribuisce a ridurre la voglia di impugnare lo smartphone; d’altra parte, poiché essa provoca la secrezione di serotonina (l’“ormone del benessere e della felicità”), il bisogno di certi “shottini di piacere” diminuisce. Chimicamente parlando, quando il nostro cervello secerne più serotonina, ha meno bisogno di dopamina – dunque meno bisogno di smartphone.

La “battaglia” fra i neurotrasmettitori non si ferma lì. È più facile “vincere” coltivando la gratitudine perché gli effetti generati dalla serotonina sono più durevoli di quelli che vengono dalla dopamina. I benefici della gratitudine perdurano, laddove i piaceri conseguiti immediatamente apportano la loro dose di stress. Ecco perché la gratitudine è un’arma efficace.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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